Davvero straordinaria, la lunga vita di Paolo Assalini (1759-1846): medico militare, patologo, oculista, ostetrico, inventore, saggista, docente; apprezzato dai duchi d’Este, dall’imperatore Napoleone, dai re borbonici, tutti nemici tra loro!
Aveva avuto la fortuna di nascere a Reggio in un ambiente favorevole: famiglia in ottimi rapporti con la corte estense (il padre Lazzaro era archiatra ducale), atmosfera aperta a tutte le novità culturali del secolo XVIII°, Lazzaro Spallanzani e Giovan Battista Venturi amici stretti di famiglia, aveva tutte le possibilità per poter mettere in mostra fin da giovanissimo le proprie capacità.
Come ancora si usava in un’epoca in cui la chirurgia, che si occupava di corpi, era considerata sottoposta all’arte teorica e speculativa della medicina, si diplomò prima in chirurgia, poi ottenne anche la laurea in Medicina a Modena. Cominciò subito a viaggiare per tutta Europa, frequentando le più eccelse università, scrivendo saggi, frequentando Accademie scientifiche ed acquistando una visione cosmopolita. Rientrato nel Ducato, venne nominato tenente medico della Guardia del corpo estense, nonché chirurgo e ostetrico presso l’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia.
Subito dimostrò il suo carattere: in base alla già citata sottomissione della chirurgia alla medicina, tradizione voleva che i chirurghi potessero operare solo sotto approvazione di un medico. Ma Assalini protestò: visto che era laureato in Medicina, perché mai doveva richiedere l’approvazione di un collega quando operava come chirurgo? Il risultato fu che per la prima volta il Consiglio ospitaliero del Santa Maria Nuova abolì la regola secolare della soggezione della chirurgia alla medicina. Era l’inizio di una nuova visione che gradualmente restituì alla chirurgia validità e prestigio.

Il 21 giugno 1796 era stato convocato dal generale Vaubois, appena entrato a Reggio con le truppe napoleoniche, per ricevere l’incarico di curare i militari francesi. In Francia era già conosciuto nell’ambiente sanitario, aveva studiato, pubblicato, tenuto conferenze; era perfettamente bilingue. Un suo collega, Michelangelo Morini, venne travolto da un’ondata di rabbia e gelosia: era anche lui chirurgo, perché gli era stato preferito Assalini? Lo cercò in vari luoghi della città, facendosi sentire da numerosi testimoni mentre dichiarava che gli avrebbe tagliato la testa, che non sopportava la sua arroganza, che lo disprezzava… Nel primo pomeriggio, purtroppo, si incontrarono casualmente, proprio accanto all’Ospedale, in via Mari. Assalini non si aspettava l’improvvisa aggressione a sciabolate da parte di Morini, reagì con la spada. Morini cadde morto. Seguì la precipitosa uscita dalla città, l’aggregarsi alle truppe napoleoniche, lo stravolgimento di una carriera.
Bastò l’istruttoria a scagionarlo, poiché si trattava di legittima difesa. Non si andò neanche a processo, anzi venne invitato a riprendere il suo ruolo nell’ospedale cittadino. Ma era ormai lontano, seguendo altre mete.
Da allora, operò con l’Armata napoleonica in tutte le campagne, dall’Egitto alla Russia.
In Egitto e Siria si trovò a dover affrontare marce sfibranti nel deserto, a dirigere gli ospedali di Giaffa durante la pestilenza, a fronteggiare epidemie senza assolutamente strumentazioni adatte, senza medicinali. Dimostrò la sua apertura mentale apprezzando le possibilità offerte dalla medicina locale e la solidarietà prestata dai locali nei confronti dei malati.
In Egitto rafforza i suoi rapporti con Dominique Larrey, il più famoso chirurgo militare napoleonico, il riorganizzatore del Corpo di Sanità dell’Armée, quello che, primo nella Storia, aveva imposto ai chirurghi la presenza diretta sul campo di battaglia, non più a distanza di chilometri, per interventi immediati nel mezzo dell’infuriare del combattimento, non a scontro concluso.
Nel pieno della battaglia occorrono interventi pronti, per estrarre pallottole o amputare rapidamente arti straziati, prima che la cancrena possa provocare una morte atroce.
Assalini inventa per queste necessità specifici strumenti, come i “pressarterie”, per bloccare rapidamente il flusso arterioso durante l’intervento, una completa ed apprezzatissima valigetta portatile di strumenti chirurgici, lettighe scorrevoli su ruote per un veloce inserimento del ferito in ambulanza, e così via. Continuerà per tutta la vita a creare strumenti chirurgici, ostetrici, oculistici, ospedalieri, che susciteranno ammirazione in tutta Europa. Addirittura, un tipo di forcipe da lui ideato verrà prodotto in Inghilterra ancora negli anni Trenta dello scorso secolo.
Ai primi del sec. XIX lo troviamo a Milano, dove aggiunge ai suoi incarichi di chirurgo militare anche quelli di ostetrico ospedaliero per partorienti povere, di docente all’ospedale militare, che riorganizza dal punto di vista igienico, di medico personale del vicerè Eugenio di Beauharnais e della moglie.
Nel 1808 partecipa alla campagna di Spagna. A Saragozza ha ruolo dirigenziale nella igienizzazione della città dopo la rovinosa conquista.
Appena rientrato dalla Spagna, deve dirigersi in Ungheria per raggiungere Eugenio. Qui affronterà un’incredibile avventura, quando, preso prigioniero, ottiene la libertà in cambio della guarigione di due cieche a cui ridona la vista grazie alla sua tecnica di “pupille artificiali”. Aveva infatti da tempo ideato uno strumento che permetteva, oltre all’estrazione della cataratta, anche di perforare cornea ed iride creando un varco che permettesse il passaggio della luce. In quel caso però, essendo stato privato dei suoi strumenti, ottiene con successo lo stesso risultato usando … il calamo di una penna per scrivere in cui ha inserito un ago da cucire, sterilizzato alla fiamma di una candela!


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Hot vapour device.
Engraving
Medical researches on caloric or dry baths
Paolo Assalini
Published: 1820
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Foto 1) Una stampa con dedica degli studenti “All’amatissimo insegnante, gli allievi, Milano, 18 giugno 1811”. Nel tondo, la scritta “Il reggiano P. Assalini, primo chirurgo del re d’Italia e imperatore della Gallia”. Foto 2) Apparecchio portatile per fumigazioni totali e parziali del Cavaliere Assalini, invent. a Napoli 1817, Riviera di Chiaia n. 264. Foto 3) Lo strumento inventato da Assalini per l’estrazione della cataratta e per creare “pupille artificiali”.
Al rientro a Milano riceve la massima onorificenza da chirurgo militare: Napoleone lo ha nominato Cavaliere dell’Ordine della Corona di Ferro e chirurgo imperiale.
Ma inizia la campagna di Russia e Paolo Assalini segue il IV Corpo d’Armata di Eugenio di Beauharnais. Gli italiani si comportarono in modo tale da attirarsi l’ammirazione, ufficialmente e documentalmente certificata, dei francesi, normalmente poco disponibili ad apprezzare il coraggio di altri popoli. Arrivato alla soglia dei sessant’anni, col crollo dell’Impero, decide di stabilirsi nel Regno borbonico, dove la sua indiscussa professionalità gli permette facilmente il soggiorno: la legge ferdinandea del 17 dicembre 1817 riconosceva la naturalizzazione a tutti quelli che avessero titoli culturali o scientifici tali da essere di utilità allo Stato.
E lui ne aveva, eccome!
Certa leggenda romantica lo dice morto in miseria: no. Da libero professionista di ottima fama, continuò la sua attività, perfezionando un’altra delle sue invenzioni: una “stufa a vapore”, una specie di grande contenitore in cui il paziente si sedeva, con la testa fuori, godendo di un bagno a vapore arricchito di medicamenti come erbe o minerali. Pensa bene di approfittare della Solfatara di Pozzuoli per introdurre direttamente i vapori sulfurei nel suo apparecchio.

E finalmente pensa di prendersi un po’ di vacanza, visitando le bellezze paesaggistiche e le ricchezze archeologiche della Sicilia. Ma anche lì viene inseguito da accademici, pazienti, università che richiedono la sua presenza. Pensava di stare qualche mese, rimarrà qualche anno. Viene perfino sospettato di chissà quali rapporti antiborbonici o comunque pericolosi, per certe sue visite in località considerate sediziose; sospetti rientrati, tant’è che gli viene richiesto di occuparsi di un’epidemia di oftalmoblenorrea, scatenatasi nel reggimento Real Farnese di Catania. Ma probabilmente il suo intervento è troppo tardivo, forse ci sono troppe gelosie intorno a questo straniero: la sopravvenuta cecità di alcuni militari gli viene addebitata. Disgustato, abbandona la Sicilia e rientra a Napoli fino alla fine, nel 1846.
Prima foto in alto: Dominique Larrey in azione sul campo di battaglia in un quadro di Jean Louis Muller. Da notare in basso a destra una valigetta di strumenti chirurgici assai simile a quella inventata da Assalini.
Valeria Isacchini è nata a Reggio Emilia, città nella quale risiede. E’ co-direttore di www.ilcornodafrica.it.
PUBBLICAZIONI (Monografie)
“Il 10° parallelo: vita di Raimondo Franchetti da Salgari alla guerra d’Africa”, Aliberti, 2005.
“L’onda gridava forte: il Nova Scotia e altri casi di fuoco amico su civili italiani”, Mursia, 2008.
“Fughe: dall’India all’Africa, le rocambolesche evasioni di prigionieri italiani”, Mursia, 2012.
“Italiani strani”, coautore Vincenzo Meleca, Greco&Greco, 2014.
“Col ferro e col fuoco: la straordinaria vita di Paolo Assalini, chirurgo napoleonico”, Tracce per la Meta, 2021 – premio Microeditoria 2023.
Ha pubblicato vari articoli, presentazioni per mostre, reportages di viaggi e studi su riviste e siti web specializzati; tra i principali: Rivista Marittima, Bollettino d’ Archivio dell’Ufficio Storico Marina Militare, Resto del Carlino, Marinai d’Italia.
Ha curato l’organizzazione della giornata di studi “Il barone viaggiante: Raimondo Franchetti e le esplorazioni nel Corno d’Africa”, Reggio Emilia, 16 aprile 2005.
Ha partecipato come relatrice all’incontro seminariale su “Giovanni Ellero” presso l’Università di Udine il 29 ottobre 2010.
Ha partecipato come relatrice alla Giornata di Comunicazione “L’onda gridava forte: 28 novembre 1942, una tragedia in mare” il 31 ottobre 2012 presso l’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia.
