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Strage di alberi, ecco perché sono cadute anche piante monumentali
di Ugo Pellini (professore e botanico)
Il nubifragio, con vento straordinario fino a 85 km all’ora che si è abbattuto sulla nostra provincia, ha provocato una vera e propria strage di alberi.
Alberi monumentali come un cedro all’interno dei Giardini pubblici sono stati letteralmente sradicati, ma anche querce secolari hanno subito la stessa sorte. In via Acque Chiare alcune si sono invece spezzate. Sono state colpite indifferentemente piante sane, malate e con problemi.
Questo evento ha una spiegazione scientifica che va sotto il nome di “Effetto vela”. L’albero si comporta come una barca a vela, dove la chioma rappresenta la vela, il fusto l’albero maestro e la zolla (il disco delle radici) è lo scafo.
Quando il vento colpisce la chioma di un albero, esercita su di esso una pressione che tende a farlo piegare o, in casi estremi, a farlo cadere. Questa pressione è proporzionale alla superficie della chioma esposta al vento e alla sua forma. Gli alberi di grosse dimensioni, caratterizzati da chiome ampie e ramificazioni complesse, sono particolarmente soggetti all’effetto vela. Un’eccessiva pressione del vento può causare rotture dei rami; se il tronco principale è robusto e non “si rompe” si arriva allo sradicamento della pianta o cedimenti strutturali, che mettono a rischio anche l’ambiente circostante.
Il comportamento degli alberi quindi varia da specie a specie a seconda delle caratteristiche morfologiche (età, radici, chioma etc.). In ogni caso comunque, per prevenire danni e preservare questi alberi, fondamentale è la loro manutenzione corretta e periodica. E’ stato sì un evento eccezionale che però si sta ripetendo sempre più spesso e di ciò uno dei responsabili è il cambiamento climatico.