Era il luglio del ’76, da ‘pirata’ le radio diventano libere anche a Reggio
In questi giorni ricorre la legalizzazione delle cosiddette radio libere in Italia. Era luglio del 1976 e il cambio fu innanzitutto semantico. Prima radio pirata, poi radio libere quindi radio private. Cambiava poco per noi “cinni” che cercavamo frequenze e soprattutto musica che non fosse quella propinata dalla radio di stato. Non ho ricordi e date così certe, ma Reggio si dimostrò pronta da subito. L’amico e collega Mirko Colombo fu tra i fondatori di Radio Novellara. Poi ognuno giocò la sua partita. Reggio rispose con Radio Reggio, Radio Venere, Radio Erre, Laradio, Radio Monte Croci Tre. Radio Tupac. Parto proprio da Radio Tupac perché dentro ci stanno tante storie. Diciamo che eravamo attorno al 79. Un gruppetto di “cinni” che ascoltava radio in maniera seriale, si presenta agli studi (?) di Viale Ramazzini. Dopo un interrogatorio in stile Germania Est ci fanno entrare. Ci sediamo e ascoltiamo. Leggevano sempre…
Reggiane, dal Campovolo la porta d’ingresso al Parco Innovazione
Dal Campovolo, via dell’Areonautica, la porta d’ingresso al Parco Innovazione delle ex Officine Reggiane di Reggio Emilia, ecco come si presenta il viale delle Officine Meccaniche Reggiane.
La Caserma Zucchi e quel parcheggio temporaneo che oggi è invece permanente
La caserma di viale Allegri, intitolata a Carlo Zucchi, generale della Grande armata di Napoleone Bonaparte e condottiero dei primi moti del Risorgimento, divenne poi la sede del 3° reggimento di artiglieria dell’esercito italiano che si oppose all’attacco nazista nella notte fra l’8 e il 9 settembre 1943.Altri scontri in quelle giornate vi furono fra le truppe italiane e tedesche e si accesero alla Prefettura di corso Garibaldi e all’aeroporto (5 morti e 11 feriti in totale). Durante la Rsi vi furono alloggiate truppe fasciste e vi venne fucilato, il 13 gennaio 1945, Angelo Zanti, la cui lapide commemorativa venne poi collocata sul muro della caserma che guarda la Cavallerizza. Mentre un altro cippo, anch’esso posto all’esterno, ricorda la resistenza dell’esercito italiano ai nazisti.Dopo la guerra divenne per qualche tempo un campo profughi. Negli anni seguenti, poi, Settanta e Ottanta, la si ricorda come rimessa degli autobus o come luogo…
E se il centro storico fosse spacciato? Partecipa al nostro sondaggio
Prima parte. Qualche giorno fa, su queste pagine, Giacomo Scillia ha analizzato lucidamente alcune cause che concorrono allo svuotamento del centro storico di Reggio Emilia: sicurezza carente, desertificazione commerciale, perdita di residenti e servizi, mobilità complicata, mancanza di identità commerciale e di una regia politica stabile. Nello scenario attuale, ammesso che si trovino soluzioni per questi annosi problemi, la via Emilia avrebbe davvero qualche possibilità di riprendersi? E soprattutto chi dovrebbe tornare a comprare in centro? Non è una domanda retorica. È una domanda demografica ed economica.Chi ha vissuto il centro reggiano negli anni Settanta-Novanta ricorda un pubblico preciso: famiglie che facevano la spesa settimanale nelle botteghe, ragazzi che passavano il sabato pomeriggio tra i negozi di dischi e le vetrine dei punti vendita di abbigliamento, un viavai che si autoalimentava. Quel pubblico esisteva perché esisteva un’economia che lo sosteneva: stipendi stabili, orari di lavoro compatibili con gli orari dei…



