Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
Reggio alla prova della dimensione digitale: come il Pnrr cambia la città
di Iulio Lo Piccolo
Il 31 agosto è un po’ il giorno del giudizio: rappresenta la scadenza, con un minimo di flessibilità residua concessa dal Governo, entro cui il Comune di Reggio Emilia deve completare gli interventi finanziati dal PNRR. Parliamo di 112,8 milioni di euro complessivi, di cui circa 90 milioni di fondi europei e 24 di cofinanziamento comunale, per 62 interventi di edilizia pubblica, 10 progetti sociali e una manciata dedicati alla digitalizzazione della macchina comunale. Ad aprile il Comune dichiarava che l’80% degli interventi erano completati o in via di conclusione. Ma cosa significa in concreto, per chi vive in città questo pacchetto di fondi? E cosa raccontano, tra le pieghe dei documenti pubblici, gli stralci?
La partita del digitale
I fondi digitali del PNRR valgono circa 2,8 milioni di euro, distribuiti su 16 progetti complessivi. Alcuni dei capitoli di spesa che abbiamo verificato sono già diventati parte, senza clamori, della vita quotidiana di chi ha a che fare con gli uffici comunali.
Reggio Emilia ha aderito alla Piattaforma pagoPA e, grazie ai fondi PNRR, ha ampliato l’elenco dei pagamenti gestibili online: dalla TARI (la tassa sui rifiuti) all’imposta di soggiorno, dalla carta d’identità elettronica ai diritti di segreteria per i certificati anagrafici, fino ai canoni per l’occupazione di spazi pubblici. Un’implementazione che rappresenta una delle voci più corpose di questo pacchetto, con 129mila euro di contributo, e probabilmente quella con l’impatto più diretto e misurabile su chi ha già pagato un avviso o una tassa comunale online negli ultimi mesi.
C’è poi la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND), l’infrastruttura che permette alle pubbliche amministrazioni di scambiarsi dati in modo sicuro tramite API (“meccanismi” che fanno parlare gli applicativi tra di loro), senza costringere i cittadini a fornire più volte gli stessi documenti agli uffici. Il Comune l’ha attivata e ha già pubblicato due servizi di interoperabilità: il primo per la condivisione dei numeri civici, l’altro per la trasmissione dei dati sul transito veicolare. Di quest’ultimo una parte è accessibile pubblicamente, mentre una porzione è riservata alle Forze dell’Ordine. Altre utilità risultano ancora di futuro rilascio.
Proprio da questo mese, luglio 2026, il Comune si serve della PDND per acquisire automaticamente gli ISEE, eliminando la domanda annuale tramite CAAF per lo sconto del 25% sulla TARI riservato a 8.000 famiglie reggiane: quattro volte la platea di due anni fa, ampliata soprattutto grazie all’integrazione tra bonus statale e comunale approvata nella stessa delibera del Consiglio comunale.
Facendo un passo indietro, da giugno 2025 è inoltre attivo SEND, il sistema nazionale di notifiche digitali che sostituisce le raccomandate cartacee: al momento gestisce le comunicazioni relative alle sanzioni della Polizia locale, con l’obiettivo dichiarato di estenderlo in seguito a tributi e altre pratiche.
Il capitolo “Digitale facile”
Tra le proposte digitali del PNRR, una si è certamente conclusa nei tempi previsti, con un risultato di poterne misurare i benefici senza bisogno di interpretazioni: si tratta di “Digitale facile”, la rete di sportelli di semplificazione informatica attiva in città (dal Laboratorio Aperto dei Chiostri di San Pietro ad altri partner come Auser, Arci e diversi centri sociali di quartiere). La finalità è aiutare chi fatica con lo SPID, la PEC o i servizi online della pubblica amministrazione. Il progetto si è concluso ad aprile come da programma, dopo aver accompagnato 5.635 cittadini reggiani dal novembre 2024. Il Comune ha deciso di prorogare lo sportello dei Chiostri di San Pietro fino al 30 giugno, ossia oltre la scadenza del finanziamento PNRR. Sebbene la proroga si sia appena esaurita, il servizio ha lasciato il segno: l’amministrazione sta partecipando ad un nuovo bando della Regione Emilia-Romagna per riattivare i punti di facilitazione, con l’obiettivo dichiarato dall’assessore alla Transizione Digitale, Roberto Neulichedl, di trasformarli in “un’opportunità stabile”.
I diversi binari della transizione
Non tutti gli obiettivi digitali viaggiano alla stessa velocità, anche per via delle diverse modalità con cui l’Europa eroga i fondi. Se analizziamo lo stato di avanzamento delle implementazioni all’avvio del ciclo di bilancio, emerge chiaramente come i servizi più vicini ai cittadini siano stati i primi a partire. L’Abilitazione al Cloud, con un costo di 847mila euro, è decollata subito con l’affidamento pluriennale alla società Lepida. Più tempo ha richiesto invece il restyling dei siti web comunali (“L’esperienza del cittadino”, 516mila euro), mentre i progetti puramente tecnologici e interni, come la Cybersecurity (478mila euro) o la digitalizzazione degli sportelli per le imprese (SUAP e SUE), figuravano inizialmente come “da attivare”. Una scelta legata anche ai meccanismi del PNRR digitale, che prevede il rimborso delle spese da parte dello Stato solo a fondo perduto e a obiettivi interamente raggiunti, spingendo gli uffici a contabilizzare i movimenti solo a ridosso delle scadenze finali.
Ma il PNRR non è solo digitale. Gli stralci
Il pacchetto di fondi non riguarda solo i servizi online. Guardando agli interventi più grandi e più visibili, ovvero quelli di rigenerazione urbana, si scopre che alcuni tra i capitoli più attesi dai reggiani sono usciti dal PNRR, pur restando in piedi grazie a coperture diverse. Il caso più rilevante è il nuovo sottopasso ciclopedonale tra via Roma e viale Regina Margherita, a Porta Santa Croce: un investimento complessivo di 12,3 milioni di euro, destinato a ricucire il centro storico con il quartiere Santa Croce. Ma anche il sottopasso ciclopedonale che collegherà i parchi Campo di Marte 1 e 2, scavalcando la linea ferroviaria Reggio-Sassuolo (1,79 milioni), il nuovo cavalcaferrovia tra il Campus San Lazzaro e il futuro Parco dello Sport (4,3 milioni), la riqualificazione delle ex scuole del Villaggio Catellani (259mila euro) e i lavori al capannone 17 del Parco Innovazione Reggiane sono stati tutti formalmente rimossi dal computo PNRR.
Non è un caso reggiano isolato e merita attenzione. Con una decisione del Consiglio dell’Unione Europea dell’8 dicembre 2023, il PNRR italiano è stato rivisto, e la dotazione destinata alla rigenerazione urbana – la stessa voce a cui appartengono questi piani – ridimensionata dagli originari 3,3 miliardi di euro a 2 miliardi, di cui solo 1,5 miliardi rimasti effettivamente a carico dei fondi europei. Con meno risorse disponibili, il Ministero dell’Interno ha dovuto scegliere – con un decreto del 3 marzo 2025 – quali progetti in tutta Italia potevano restare nel perimetro del PNRR e quali no. Il criterio, formalizzato nel decreto stesso, è stato di tenere nel Piano solo gli interventi per cui era “confermata la data di conclusione dei lavori, comprensiva della trasmissione del certificato di collaudo, entro il 30 giugno 2026”. In tutti gli altri casi si farà ricorso a fondi nazionali, con una scadenza prorogata al 31 dicembre 2027, un anno e mezzo in più rispetto al resto del PNRR.
Le cinque opere reggiane elencate sono finite in questa seconda categoria: non perché giudicate meno importanti, ma perché non c’era, evidentemente, la garanzia di consegnarle in tempo per la scadenza europea. È un fenomeno di scala nazionale, non un’anomalia locale: nel 2025 sono stati accantonati oltre 87,7 milioni di euro derivanti da rinunce al contributo PNRR da parte di enti locali in tutta Italia.
Resta un dettaglio che vale la pena sottolineare: quando il Comune comunica che “oltre l’80% degli interventi PNRR” è completato o in via di conclusione, quella percentuale esclude esplicitamente questi cinque capitoli di spesa. È un dato corretto, ma calcolato su un insieme più ristretto di interventi. Quelli stralciati dal Piano continuano a esistere, a costare, e ad avere una scadenza, ma sono accompagnati da aspettative diverse.
I prossimi passi
La mappa dei fondi europei a Reggio Emilia, insomma, non si esaurisce con i server della macchina comunale o con i rinvii strategici dei grandi sottopassi. Se la transizione digitale ha corso sui binari dell’invisibile, la parte più corposa del pacchetto PNRR deve ancora mostrare i suoi effetti concreti sugli spazi fisici e sulle relazioni umane all’interno dei quartieri. Nelle prossime settimane torneremo ad analizzare da vicino gli sviluppi, spostando l’attenzione dai numeri dei bilanci alla vita quotidiana delle persone: vedremo come cambieranno i servizi per i più giovani, tra scuole e spazi di aggregazione, e quali risposte arriveranno per i meno giovani, in una città che ridisegna la propria mappa del welfare.