Chiude ad oriente la piazza omonima con la sua facciata settecentesca, a nicchie, paraste e binati di colonne, costruita su disegno di Gio. Battista Cattani, fra il 1748-1753. Le undici statue, che rappresentano i santi patroni della città e i dottori della chiesa, sono dello scultore veronese Angelo Finali detto Andrea (1709-72). I sei leoni accasciati su un basamento, che come loro è in rosso di Verona, vennero scolpiti nel 1504 da Gaspare Bigi, scultore reggiano. La torre ottagonale, fu innalzata negli anni 1536-1570 dagli arch. Leonardo, Alberto e Roberto Pacchioni, su disegno di Cristoforo Ricci, detto anche Rossino dei Lasagni, riveduto da Giulio Romano; vi lavorò i marmi anche il Sogari, ma rimase incompleta come è al presente, priva dell’ultimo piano e della cupola.
La Basilica sorse su una preesistente consacrata nel 997 da Papa Gregorio V, entro l’area del castello vescovile e venne restaurata più volte; nel 1514, minacciando rovina, fu abbattuta e la Comunità affidò la sua ricostruzione ai maestri Luca Corti da Viano e Matteo Fiorentino; la parte scultorea a Matteo Lormanni.
Dedicata al Santo Patrono della città e della diocesi, ottenne prima una parte poi tutte le reliquie del Santo, che si trovavano in altra chiesa a lui dedicata, posta fuori dalle mura della città, dove erano i monaci Benedettini
Il suo interno a tre navate, con colonne di mattoni a stucco, ha sul presbiterio un’ampia cupola, decorata nel 1885 dai reggiani, Giulio Ferrari, Cirillo Manicardi, Guido Montanari e dal carpigiano Albano Lugli; di essi sono anche le decorazioni dei piloni sottostanti e dell’arco della volta, imitanti lo stile delle cinquecentesche lesene del coro, che sono di Gio. Battista Tinti da Parma.
Nel coro, sono poi di Camillo Procaccini, l’ancona simulata che porta !a data 1587, con Gesù steso nel sepolcro, Maria e alcuni Santi; Suoi, i due Profeti Isaia e Mosè, il Giudizio Universale nel catino, l’Eterno Padre, la Creazione di Eva, Cristo in gloria, le scene dell’Apocalisse nella volta, i SS Prospero e Venerio negli scomparti, la Prudenza, Carità, Umlltà e Temperanza, fra le finestre. Di Bernardino Campi sono invece la Caduta di Jezabele e la Resurrezione del figlio della vedova di Naim, terminati però dal suddetto Procaccini nel 1591.
Gli scanni corali su due ordini, il cassone e leggìo, la cattedra episcopale, i panconi, i postergali e sgabelli ai lati del presbiterio, lavorati a tarsia e a intaglio, sono opera cinquecentesca di Cristoforo e Giuseppe De’ Veneti, detti anche dei Mantello di Cremona i quali vi inserirono numerosi elementi di un coro precedente costruito ad opera di Cristoforo e Lorenzo da Lendinara. Le tarsie del pulpito sono invece di Paolo e Prospero Sampolo, dello stesso secolo.
L’altare maggiore, in marmo di Carrara, è degli scultori concittadini Guglielmo Fornaciari ed Emilio Grossi, costruito su disegno di Prospero Sassi nel 1885; sotto di esso, in un’urna di marmo arabescato, fatta costruire nel 1796 dal Canonico Besenzi, vi sono i resti del corpo di S. Prospero.
Le cantorie sono ritenute di Marcantonio Moretta di Brescia, la cassa dell’organo di Ottaviano Sampoli, costruita nel 1583, le decorazioni pittoriche di Francesco Fontanesi.
Le cappelle hanno altari, ancone con colonnati in scagliola dei fratelli Francesco e Giovanni Tondelli, costruiti nel 1862. Portano tutte quadri di pregio.







[Navata destra]
1° di destra ha S. Gregorio Magno di Carilo Bensa da Porto Maurizio (1715-85);
2°, S. Andrea Avellino coi SS. Girolamo. Luigi Gonzaga e S. Anna, è opera ritenuta del novellarese Francesco Camuncoli (1745.1825).
3° , S. Giovanni Battista che battezza Gesù, e di Michelangelo Anselmi detto da Siena (1491-1544).
4°, S. Omobono e la sottostante predella, sono attribuiti al vercellese Giovanni Antoni Bazzi, detto il Sodoma, anche all’Anselmi e a Francesco Mana Rondani (1490-1557).
5°, la Natività di N. S. è una copia fatta dal Boulanger del celebre quadro «La notte» di Antonio Allegri detto il Correggio, asportato dal duca Francesco I; la cornice è quella originale che lo conteneva, disegnata dal Correggio.
6° , la Sacra Famiglia co S. Antonio, è del Tiarini.
7°, la statua della Madonna col Bambino e del Sogari, del quale è anche l’attiguo monumento in marmo a Ludovico Parisetti juniore (m. 1570).
8°, S. Caterina con S. Bernardo e il Battista è del Besenzi.
9°, La Madonna delle Grazie, e opera del sec. XV: le statuette marmoree sopra il vano che immette nel coro, rappresentano S. Caterina, S. Maria Maddalena e S. Gioconda e sono attribuite a Nicolò Sampolo.
[Navata sinistra]
1° cappella a sinistra ha i SS. Simone e Taddeo apostoli, di ignoto XVII sec.
2° SS. Crispino, Crispiniano, Paolo I eremita e la Madonna col Bambino, del modenese Francesco Stringa (1635-1709); i quadretti decorativi sono attribuiti a Pietro Desani da Bologna (1595-1637).
3° , S. Pietro che riceve le chiavi da Gesù, del Talami; ne porta la firma e la data MDXC.
4°, la statua della Madonna della Neve e ritenuta ispirazione o copia di Antonio Begarelli.
5°, S. Apollonia e del fiammingo Dionisio Calvaert (1545-1619).
6°, S. Paolo . con la sottostante predella, sono del reggiano Bernardno Zacchetti (1523).
7° , La statua del Redentore con la croce è del Sogari, l’affresco del battesimo di Gesù, di Cirillo Manicardi (1856-1925), il fonte battesimale dell’Adani; il monumento a Rufino Gabloneta, accanto alla porta d’ingresso, è dello Spani.
8°, S. Teresa del Bambino Gesù, del bolognese Lorenzo Parnecchi.
9°, La Fede, del romano Ottavio Lavagna e il drappeggio di Vincenzo Carnevali.
Il Redentore con gli Apostoli e la Maddalena in casa di Marta, al di sopra della porta maggiore, e attribuito ad Andrea Pozzi da Trento.
Nelle Sagrestie sono tele di altri buoni autori; nel Santuario un affresco del bolognese Marco Antonio Franceschini (1648-1729), preziosi reliquiari, suppellettili d’argento, antichi appartati sacri; nell’Archivio pergamene che risalgono al sec IX, carteggi e cinquecenteschi corali miniati.
[Guida di Reggio Emilia storico-turistica, Banco S. Gemiliano e S. Prospero, Bizzocchi Editore, 1978]
