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Comitato Ospizio al Comune: “Del bosco parliamone adesso, o finisce come a Baragalla”
Scrive in un comunicato il Comitato Bosco Ospizio in replica al Comune: “Oggi, nono giorno di presidio permanente – notti incluse – leggiamo le dichiarazioni del vicesindaco de Franco: non un contributo alla vertenza, ma una difesa molto lunga del progetto, costruita quasi al fine di non far giungere nessuno alla fine del testo. A far leggere solo i titoli dei giornali che lo riportano come supposta mediazione e tentativo di dialogo rispetto a quella che viene definita una “occasione sbagliata per una battaglia di principio”, sminuendo così una situazione storica di partecipazione per la città che di questa partecipazione si fa vanto.
L’intervento di de Franco è una ricostruzione giustificativa di un iter in cui la pubblica amministrazione demanda al soggetto privato, Conad, l’edificazione di supposti servizi alla comunità a margine dell’ennesimo ipermercato, e riesce poi a ignorare i tentativi partecipativi legittimi di quella stessa comunità: la nostra mozione popolare, sostenuta da 2.347 firme alla fine del 2024, è stata svuotata da una firma dell’Amministrazione apposta sul progetto, pochi giorni prima del voto in Consiglio Comunale indetto per poter ridiscutere quel progetto assieme. Prima il silenzio, poi l’atto compiuto, infine l’invito a un dialogo che ormai non può più cambiare niente.
La modalità pare ripetersi: chi tra i lettori arriverà pazientemente alla fine del comunicato del vicesindaco, potrà trovare la seguente frase: “se da domani ci sarà la disponibilità a un confronto che vada oltre la protesta, siamo pronti e interessati a sederci al tavolo e a trovare insieme le modalità per estendere la riflessione da Ospizio alla città nel suo complesso”.
Già alla distruzione del Bosco di Baragalla, sempre ad opera di una GDO, si prometteva che gli stessi errori, altrove in città, non si sarebbero più ripetuti. Che si sarebbe aperto un utile dialogo con gli attivisti, costruttori di sensibilità ma in realtà depotenziati, disinnescati, nella modificazione della realtà. Per l’Amministrazione questa città del futuro da farsi assieme, per cui dovremmo abbandonare il presidio e far entrare le ruspe, è sempre spostata avanti di un progetto, sempre rimandata dopo un ulteriore bosco distrutto. Ma il prossimo non sarà il Bosco Ospizio.
La città di domani in un mondo che brucia è solo ed esclusivamente la città del presente, e solo così ci si prospetta il “futuro migliore” con cui chiude il suo testo de Franco. Il confronto, noi, lo abbiamo chiesto per due anni e mezzo. Studi, dati, assemblee pubbliche, migliaia di firme, ricorsi: mai una vera apertura, finché non ci siamo trovati a mettere i corpi davanti alle ruspe. E il tavolo lo abbiamo già aperto, ed è qui: è il presidio permanente, ogni mattina alle 6.30, ogni notte in tenda, ogni giorno immaginato insieme per costruire un vivere comunitario che metta in primo piano la cura e il benessere delle persone.
Se il vicesindaco vuole sedersi con noi e trovare modalità di mediazione, noi siamo ben disposti al dialogo: ma sull’oggi, su questo progetto, su Bosco Ospizio. Nel frattempo, come condizione necessaria, i lavori di abbattimento non possono riprendere e le ruspe mandate da Conad non devono tornare; ed è questo il ruolo fra le parti che il vicesindaco dovrebbe assumere, e il modo “per evitare che questa diventi una battaglia persa”. Il Bosco Ospizio non si vende, si difende”.