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I 972 occhi elettronici di Reggio: arriva la svolta tracciante dell’IA
di Iulio Lo Piccolo
L’11 agosto scorso il Comune di Reggio Emilia ha annunciato l’accensione di 20 nuove telecamere di videosorveglianza, di cui nove destinate a presidiare l’area del Villaggio Stranieri e del relativo centro sociale. L’amministrazione ha motivato l’intervento come una risposta mirata a contrastare microcriminalità e bivacchi. Tuttavia, il dibattito pubblico intorno alla reale entità del problema sicurezza in città evidenzia letture – quella dei residenti e delle istituzioni – profondamente divergenti.
Neppure i dati stastistici forniscono una visione univoca. L’indice della criminalità elaborato dal Sole 24 Ore su rilevazioni del Viminale relativi al 2024 collocava la provincia di Reggio Emilia al 25° posto in Italia, con un aumento delle denunce sull’anno precedente del 10,45%: la quarta impennata più marcata a livello nazionale, trainata soprattutto da furti e danneggiamenti. Il resoconto più recente, diffuso a giugno 2026 dai Carabinieri in occasione dell’anniversario dell’Arma, racconta un’inversione di tendenza: nei primi cinque mesi del 2026 i reati denunciati in provincia sono calati del 12,9% rispetto allo stesso periodo del 2025 (-21,6% nella sola città), con omicidi volontari azzerati.
Il dato aggregato, però, nasconde andamenti opposti a seconda del tipo di reato e dei quartieri della città, con ricadute dirette su chi quelle zone le vive ogni giorno. Rispondendo a un’interrogazione consiliare presentata a luglio dal consigliere Gian Francesco Menani (Lega), l’amministrazione ha confermato che se da un lato calano le truffe e i furti con destrezza, dall’altro cresce la microcriminalità nei quartieri. La scelta di installare i nuovi occhi elettronici punta a rispondere precisamente ai bisogni di presidio e deterrenza visiva.
Come funzionano gli occhi elettronici e chi decide dove installarli
Il sistema di videosorveglianza cittadino è collegato alle sale operative di Polizia locale e Forze dell’ordine attraverso Lepida, la rete regionale in fibra ottica dell’Emilia-Romagna. Le nuove telecamere sono multidirezionali o a ottica varifocale, da 5 megapixel; alcune integrano anche la lettura delle targhe degli autoveicoli (tramite sistema OCR, ovvero il riconoscimento testuale). Le richieste di nuove installazioni possono arrivare da Polizia locale, Prefettura, Forze di polizia e dai referenti dei gruppi di Controllo di vicinato. La sintesi e il coordinamento avvengono di concerto tra le forze dell’ordine nel Tavolo tecnico della Prefettura e della Questura di Reggio Emilia. Il responsabile tecnico del sistema è il comandante della Polizia locale di Reggio Emilia, Italo Rosati, che coordina l’applicazione dei criteri di individuazione delle aree a rischio sulla base delle segnalazioni e delle mappe di calore dei reati sul territorio comunale.
Quanti dispositivi e a quale prezzo
Il numero dei presidi elettronici nel nostro comune cresce con costanza: da 573 telecamere attive due anni fa si è passati a 788 a fine luglio 2026. A questo conteggio vanno sommati 84 lettori targa OCR e 76 dispositivi dislocati tra sedi comunali e spazi museali, per un totale di 948 unità. Con le 20 telecamere e i 4 nuovi lettori OCR annunciati l’11 agosto, la flotta complessiva sale a circa 972 dispositivi di sorveglianza collegati alla rete cittadina.
Il Comune ha stanziato, secondo il comunicato dell’11 agosto, 600.000 euro complessivi per i prossimi tre anni: 200.000 euro l’anno, di cui 100.000 destinati all’acquisto di nuovi dispositivi e connessione in fibra. Il resto coprirà I costi della manutenzione per le oltre 900 telecamere attive e per i 25 server con cui comunicano.
Rapportato ai circa 172.500 abitanti del Comune, l’investimento equivale a circa 1,16 euro all’anno a persona. Si tratta, tuttavia, del solo capitolo di spesa corrente più recente: negli anni passati diversi interventi sono stati finanziati con fondi dedicati del Ministero dell’Interno (come i 215.000 euro per l’area nord) e della Regione Emilia-Romagna (tra cui i 73.000 euro per le aree ex Polveriera e via Patti), oltre a cofinanziamenti comunali specifici. Il costo complessivo storico del sistema, sommando tutte le fonti, è strutturalmente superiore.
I risultati e le prospettive future
Il Comune ha reso pubblici alcuni numeri sull’efficacia del sistema legato al controllo della viabilità e della sicurezza stradale. Grazie all’applicazione “Targa 129”, che incrocia in tempo reale i transiti rilevati dalle telecamere OCR con i tablet in dotazione alle pattuglie sul territorio, tra l’avvio del sistema, nell’ottobre 2025, e la metà di febbraio 2026 sono stati individuati e sequestrati 143 veicoli privi di copertura assicurativa, non revisionati o inseriti nelle liste di ricerca per furto, dimostrando l’efficacia dello strumento sul piano operativo immediato.
Le prossime frontiere della videosorveglianza locale si scontrano con un quadro normativo rigido. Il Comune ha adottato un Manifesto per l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nella pubblica amministrazione, e ha in corso un progetto con il Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria di Unimore per applicare l’IA alle telecamere del sistema di videosorveglianza cittadino, con l’obiettivo di individuare in tempo reale possibili situazioni di pericolo; le stesse telecamere sono in fase di aggiornamento con modelli dotati di IA per il conteggio di persone e veicoli. Il passo successivo, ovvero il riconoscimento facciale in tempo reale, resta invece vietato negli spazi pubblici. A stabilirlo l’AI Act europeo, in vigore dal 2 agosto 2026.
Le eccezioni tassative per le forze dell’ordine a fini di antiterrorismo o reati gravi richiedono una stringente autorizzazione giudiziaria. Il governo italiano ha approvato all’inizio di questo mese un decreto attuativo per disciplinare tali deroghe, che sconta però le osservazioni critiche del Garante della Privacy e il severo richiamo della Commissione Europea del 30 luglio scorso contro i sistemi di controllo pubblico generalizzato. È entro questo perimetro di legalità e tutela dei dati che si scriverà il futuro tecnologico della sicurezza reggiana.
Uno sguardo oltre il presente
Al di là di ciò che la norma oggi consente, la tecnologia disponibile sul mercato disegna già scenari più ampi. Il riconoscimento facciale in tempo reale è solo un tassello: esistono sistemi di analisi predittiva che incrociano flussi di dati storici per anticipare dove e quando è più probabile che si verifichi un reato, orientando le pattuglie prima ancora che accada qualcosa. Ci sono telecamere (e algoritmi) capaci di riconoscimento comportamentale, che segnalano automaticamente movimenti anomali, come una rissa che prende vita, un oggetto abbandonato che può diventare pericoloso, una persona a terra in circostanze da attenzionare, senza bisogno che qualcuno guardi lo schermo per tutto il tempo.
Il salto più significativo, però, non riguarda solo cosa le telecamere “vedano”, o i software interpretino, ma quanto della vita quotidiana delle persone finirebbe per passare sotto un unico sistema di controllo. Se ogni telecamera diventa un nodo intelligente, il confine tra sicurezza e sorveglianza pervasiva si assottiglia: non più solo “chi ha commesso un reato”, ma abitudini, spostamenti ricorrenti, frequentazioni, orari di uscita e di rientro: ecco nascere un profilo comportamentale costruito senza che nessuno lo chieda esplicitamente e che potenzialmente potrebbe anche essere oggetto delle mire di malintenzionati pirati informatici. Lo stesso principio, applicato ai sistemi di lettura targhe già in funzione, potrebbe estendersi all’accesso a infrastrutture cittadine – parcheggi, zone a traffico limitato, persino eventi pubblici – trasformando il controllo della sicurezza in un sistema di gestione degli accessi alla città stessa.
L’equilibrio tra sicurezza e sfera privata degli individui ha un confine sottile ancora tutto da disegnare. A complicare lo scenario c’è una domanda che riguarda non l’uso, ma l’origine della tecnologia. Buona parte della videosorveglianza pubblica italiana, inclusi gli edifici istituzionali come Palazzo Chigi, ministeri e tribunali, è stata per anni fornita da produttori cinesi come Hikvision e Dahua. Aziende finite nella lista nera del governo statunitense dal 2019 per i legami con la sorveglianza di massa nello Xinjiang, e private della certificazione ONVIF che ne garantiva l’interoperabilità sicura. Nel 2021 il Parlamento europeo ha votato per la rimozione delle telecamere Hikvision dai propri edifici; il Regno Unito ne ha vietato l’uso nei siti sensibili della Difesa. In Italia, però, le gare pubbliche, inclusa quella Consip da 65 milioni di euro per rinnovare la videosorveglianza degli uffici statali, non prevedono ad oggi alcun divieto esplicito verso i fornitori cinesi.
Tra telecamere di quartiere ad alta risoluzione e trame geopolitiche globali, la vera sfida per città come Reggio Emilia non sarà solo decidere dove accendere il prossimo “occhio elettronico”, ma stabilire chi, e a quale prezzo, custodirà le chiavi della nostra quotidianità.