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La stangata d’autunno costerà alle famiglie quasi tremila euro
di Giacomo Scillia
La stangata d’autunno costerà alle famiglie quasi tremila euro. Secondo le stime di Federconsumatori, tra scuola, visite mediche, bollette, Tari, alimentazione, benzina e riscaldamento si arriverà a 2.959,42 euro: oltre il 7 per cento in più rispetto all’anno precedente.
Questi non sono semplici numeri. Sono soldi che devono uscire dalle tasche di pensionati, lavoratori e famiglie mentre stipendi e pensioni continuano a perdere potere d’acquisto. Sono rinunce quotidiane: una visita rimandata, una spesa alimentare ridotta, il riscaldamento acceso qualche ora in meno, un’attività sportiva tolta ai figli.
E allora la domanda è inevitabile: dove sono il Governo, la Regione e i Comuni?
Il Governo continua a celebrare risultati economici che molti cittadini non vedono nella propria vita. Le tasse restano pesanti, le accise gravano sui carburanti, le pensioni arrancano e il ceto medio viene trattato come se fosse composto da privilegiati. Basta superare di poco una soglia Isee per perdere agevolazioni e sostegni, anche quando il reddito reale non consente più di vivere serenamente.
La Regione dovrebbe intervenire con maggiore forza sulla sanità, sui trasporti e sui servizi sociali. Quando una famiglia deve pagare privatamente una visita perché nel pubblico i tempi sono troppo lunghi, quella non è una libera scelta: è una tassa nascosta. E a pagarla sono soprattutto coloro che hanno già contribuito per tutta la vita al finanziamento del Servizio sanitario.
Anche i Comuni devono fare la loro parte. Non si può continuare ad aumentare tariffe, Tari, parcheggi e servizi locali senza considerare le condizioni reali delle famiglie. Le amministrazioni conoscono il territorio e dovrebbero essere il primo argine contro la povertà e l’impoverimento del ceto medio, non un altro ufficio dal quale arrivano bollette e richieste di pagamento.
Le famiglie non hanno bisogno di bonus occasionali, annunci o conferenze stampa. Servono interventi strutturali: una riduzione concreta della pressione fiscale sui redditi medio-bassi, tariffe locali più eque, sostegni graduati senza soglie assurde, una sanità pubblica realmente accessibile e controlli seri sui prezzi.
Il problema non riguarda più soltanto chi vive in povertà. Oggi anche chi lavora, possiede una casa o riceve una pensione dopo quarant’anni di contributi rischia di non riuscire a sostenere tutte le spese.
La politica deve smettere di osservare i cittadini attraverso le statistiche. Dietro quei 2.959 euro ci sono persone vere, famiglie che fanno i conti ogni sera e pensionati che devono scegliere quali necessità sacrificare.
Governo, Regione e Comuni battano finalmente un colpo. Perché i cittadini continuano a pagare, ma in cambio ricevono sempre meno.
Giacomo Scillia, per 20 anni segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.