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Il centro storico non muore per il caro affitti, ma perché manca una strategia
di Giacomo Scillia
Per anni si è ripetuto che il problema del centro storico di Reggio Emilia fosse il costo degli affitti commerciali. È una spiegazione comoda, ma riduttiva. Se bastasse abbassare i canoni, oggi avremmo già visto una ripresa. Invece le serrande continuano ad abbassarsi, le vetrine restano vuote e il cuore della città perde vitalità. Nel dibattito pubblico locale si parla di centinaia di spazi commerciali sfitti all’interno dell’esagono, segno che la crisi è strutturale e non riconducibile a un solo fattore. Le vere cause sono molteplici.
La prima è la sicurezza. Un commerciante investe dove i clienti si sentono tranquilli. Se la percezione è quella di degrado, spaccio, bivacchi, ubriachezza molesta e microcriminalità, le famiglie cambiano percorso e scelgono altri luoghi dove trascorrere il tempo libero. Lo stesso Comune riconosce l’esistenza di aree critiche e ha introdotto ordinanze contro bivacchi e consumo di alcol in alcune zone del centro.
Il secondo problema è la desertificazione commerciale. Quando chiudono alcuni negozi, ne chiudono altri. Una vetrina vuota richiama un’altra vetrina vuota. Manca quell’effetto rete che rende vivo un centro storico.
Terzo elemento è la perdita di residenti e di servizi pubblici. Ogni ufficio trasferito fuori dall’esagono significa centinaia di persone in meno che ogni giorno camminano, comprano un giornale, prendono un caffè, fanno un acquisto. Un centro vive prima di tutto grazie ai suoi abitanti.
C’è poi il tema della mobilità. Non basta dire che esistono parcheggi. Occorre renderli semplici, vicini, convenienti e ben comunicati. Se raggiungere il centro diventa complicato rispetto a un centro commerciale, molti scelgono inevitabilmente la strada più facile.
Un’altra criticità è la mancanza di una vera identità commerciale. Oggi il centro propone spesso la stessa offerta che si trova ovunque. Servirebbero botteghe artigiane, librerie, attività culturali, locali di qualità, negozi specializzati capaci di rendere unica una passeggiata nel centro storico.
Anche gli eventi, da soli, non bastano. Riempire una piazza per una sera non significa rilanciare il commercio. Il commerciante vive di clienti dodici mesi l’anno, non di una manifestazione occasionale.
Infine manca una regia politica stabile. Il centro storico dovrebbe essere seguito quotidianamente, ascoltando commercianti, residenti e associazioni, con obiettivi misurabili e verificabili nel tempo.
Cosa dovrebbe fare la giunta: rafforzare in modo permanente il presidio di Polizia Locale e Forze dell’Ordine nelle aree più critiche; applicare una politica di tolleranza zero contro spaccio, bivacchi e degrado; riportare funzioni pubbliche e servizi nel centro storico; favorire l’insediamento di nuove attività con incentivi mirati e sgravi fiscali comunali; semplificare accessibilità e parcheggi; utilizzare le vetrine sfitte per iniziative temporanee, artigianato, start-up e cultura; costruire un calendario annuale di iniziative diffuse, non limitato ai grandi eventi; investire nel decoro urbano, nella pulizia e nella manutenzione quotidiana; valorizzare davvero le aree storiche come via Emilia San Pietro, via Roma, Porta Castello e i Chiostri, integrandole in un progetto economico e culturale.
Il centro storico non si salva con uno slogan né cercando un solo colpevole. Gli affitti possono incidere, ma rappresentano soltanto una parte del problema.
Se non si affrontano contemporaneamente sicurezza, residenzialità, accessibilità, servizi, commercio e qualità urbana, continueremo ad assistere alla lenta perdita del cuore di Reggio Emilia.
Giacomo Scillia, per 20 anni segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.