Ultimo di sette fratelli, nacque a Reggio Emilia nel 1850 da una famiglia di modesti artigiani del quartiere popolare di Borgo Emilio. Con grandi sacrifici della famiglia si laureò in legge presso l’università di Modena nel 1871, per poi insegnare economia politica prima a Ferrara, poi all’Istituto tecnico di Reggio, fino al 1921.
Pur avendo coltivato fin dalla gioventù diversi interessi letterari, pittorici e giornalistici (scrisse sullo Studente, sul Gazzettino dell’operaio di Modena e sulla Settimana di Reggio), si distinse negli studi di economia, fino a comporre diverse importanti opere: “Gasparo Scaruffi e la questione monetaria nel sec. XVI” (1882), “Giuseppe Ferrari Bonini e le riforme civili della beneficenza nel sec. XVIII” (1886), “Gli Ebrei e gli Estensi” (1913), “Le mura di Reggio Emilia” (1917). Scrittore molto prolifico, si calcola che i titoli dei suoi lavori, prevalentemente storici, superino il ragguardevole numero di 186.
Convinto che l’economia non potesse essere concepita come scienza in sé, avulsa cioè dal contesto storico e politico in cui essa si veniva a determinare, iniziò a studiare e a scrivere, nel 1925, la “Storia di Reggio”, la sua opera forse più conosciuta. Allo scopo utilizzò il ricco materiale raccolto in tanti anni di studio precedente.
Si tratta della prima storia moderna della città che spazia dalla preistoria alla caduta del governo estense (1859) e che è rimasta opera di riferimento fondamentale per il lavoro di intere generazioni di studenti e storici locali.

La fortunata versione dedicata alle giovani generazioni testimonia l’attenzione che l’anziano professore volle ancora una volta dedicare alla formazione dei giovani, specie quelli della sua città.
Ritiratosi dall’insegnamento, nel 1925 fu eletto presidente, dopo la morte di Naborre Campanini, della sezione reggiana della “Deputazione di storia patria per le province modenesi”, per essere poi costretto, dopo nove anni, alle dimissioni per le sue idee lontane e contrarie al fascismo, dal segretario del Pnf Marcello Bofondi, giunto a Reggio per sedare i conflitti interni al partito.
Tra le tante cariche pubbliche ricoperte vi fu anche quella di Consigliere del Monte di Pietà, che, più e meglio di altre, lo fece conoscere anche per la sua umanità e lo spirito di solidarietà a favore dei più poveri.
All’età di ottantasette anni dedicò l’ultima sua fatica alla “Storia delle quattro Castella”, comune collinare matildico, dove volle essere sepolto il 24 aprile 1938.
La Biblioteca comunale di Reggio Emilia “Antonio Panizzi” ha ultimata la definitiva catalogazione del materiale storico da lui conservato nel ricco e prezioso fondo a lui intitolato.
Nella prima foto: Piazza Cavour e Portici della Trinità. Si vedono auto ed anche una Vespa forse una Piaggio, che presentata ufficialmente in Italia nel 1946 rappresentò un’icona del dopoguerra, simbolo di libertà e design italiano. 📷 Biblioteca Panizzi, Fondo Ivano Burani.

Fabrizio Montanari, nato a Reggio Emilia, è giornalista pubblicista e scrittore. Collabora con diversi giornali e riviste storiche. E’ autore di numerosi libri sulla storia del movimento socialista e libertario italiano.
