C’è qualcosa di straordinariamente prevedibile nella politica reggiana: prima un problema viene denunciato, raccontato, fotografato e vissuto per mesi – qualche volta per anni – dai cittadini. Poi l’amministrazione presenta il proprio progetto, magari infarcendolo di parole nuove, finanziamenti, hub, riqualificazioni e promesse. Infine, quando ormai il dibattito è partito e le decisioni sono sul tavolo, ecco comparire l’opposizione. Puntuale. Ma puntuale nel ritardo.
L’altrio giorno asbbiamo letto sulla Gazzetta di Reggio la richiesta di «interventi immediati sul centro perché sia sicuro e accessibile». Forza Italia e Reggio Civica contestano l’amministrazione sul progetto dell’hub urbano e chiedono revisione degli accessi alla Ztl, parcheggi, maggiore illuminazione pubblica, un presidio stabile delle vie e dei quartieri, una programmazione seria di eventi e iniziative.
Tutto giusto. Talmente giusto che viene spontanea una domanda: ma dov’eravate prima?
Perché i problemi del centro storico di Reggio Emilia non sono comparsi ieri mattina. Non è servita una particolare capacità divinatoria per accorgersi che il cuore della città stava progressivamente perdendo attrattività, commercio, frequentazione e, soprattutto in determinate ore, quella percezione di sicurezza indispensabile per convincere le persone a viverlo.
Da tempo commercianti e cittadini parlano di negozi che chiudono, serrande abbassate, difficoltà di accesso, parcheggi insufficienti o poco funzionali, degrado in alcune zone, scarsa illuminazione, episodi di microcriminalità e spazi che la sera si svuotano.
Non sono problemi nati con l’ultimo comunicato stampa della Giunta.
E allora un’opposizione degna di questo nome dovrebbe avere una funzione precisa: arrivare prima. Prima delle decisioni.
Prima dei progetti confezionati. Prima che i problemi diventino emergenze.

Prima che siano i cittadini a gridare per mesi ciò che la politica scopre improvvisamente sulle pagine dei giornali. Fare opposizione non significa semplicemente commentare quello che propone la maggioranza. Non significa aspettare che la Giunta metta sul tavolo un progetto per poi spiegare cosa non va. Quello è il livello minimo sindacale della politica. Un’opposizione forte dovrebbe girare per le strade, parlare continuamente con commercianti, residenti, artigiani, giovani e anziani. Dovrebbe conoscere ogni angolo problematico della città e trasformare quelle segnalazioni in proposte, interrogazioni, battaglie pubbliche e alternative concrete.
Dovrebbe, soprattutto, dettare qualche volta l’agenda.
Invece a Reggio Emilia troppo spesso accade il contrario: l’agenda la detta sempre la maggioranza e l’opposizione risponde.
La Giunta propone, l’opposizione commenta. La Giunta annuncia, l’opposizione critica. Esplode un problema, l’opposizione presenta un’interrogazione. Arriva un progetto, l’opposizione chiede di modificarlo. Che bravi! Ma la politica non dovrebbe essere una gara a chi produce il comunicato stampa più rapidamente dopo che qualcosa è già successo. Prendiamo proprio il centro storico. Da anni si discute della sua crisi. È una questione economica, commerciale, urbanistica e sociale. Non basta rifare una pavimentazione, mettere qualche panchina, aggiungere un po’ di verde e distribuire contributi per convincere automaticamente migliaia di persone a tornare in centro.
Ma non basta neppure svegliarsi adesso e chiedere più parcheggi, più sicurezza e più accessibilità.
Queste battaglie andavano costruite prima, con continuità e soprattutto con una proposta complessiva alternativa a quella dell’amministrazione. Perché la vera domanda è questa: qual è l’idea di centro storico dell’opposizione reggiana? Non cosa pensa del progetto della Giunta. Qual è il suo progetto?
Come immagina Reggio Emilia tra cinque o dieci anni? Come vuole riportare famiglie e giovani in centro? Come pensa di sostenere realmente il commercio? Quale politica propone per parcheggi e mobilità? Come concilia accessibilità e qualità urbana? Quale modello di sicurezza vuole adottare? Come intende intervenire sulle zone che presentano maggiori criticità? Su questo dovrebbe misurarsi una forza politica che aspira un giorno ad amministrare la città. Perché contestare è facile. Governare significa scegliere. E per essere credibili come alternativa bisogna dimostrare di saper scegliere prima di sedersi sulla poltrona del sindaco, non dopo.
C’è poi un altro problema: la politica reggiana sembra spesso vivere dentro il Palazzo, mentre la città reale corre molto più velocemente.
Il commerciante che incassa meno non aspetta il prossimo Consiglio comunale.

Il residente che la sera non si sente tranquillo non aspetta l’interrogazione consiliare. La famiglia che decide di trascorrere il sabato pomeriggio in un centro commerciale invece che nel centro storico non aspetta il comunicato del partito. Semplicemente cambia abitudini.
Ed è proprio questo il punto più grave: mentre maggioranza e opposizione discutono, la città cambia.
E quando la politica arriva finalmente a occuparsi del problema, spesso deve rincorrere trasformazioni già avvenute.
Per questo non basta dire che l’amministrazione sta sbagliando. Bisogna essere capaci di dimostrarlo in anticipo e proporre una strada diversa.
Naturalmente è positivo che oggi alcune forze di opposizione chiedano maggiore sicurezza, accessibilità, parcheggi e attenzione concreta alle attività economiche. Meglio una proposta tardiva che nessuna proposta.
Ma non trasformiamo la normalità in un’impresa eroica. Un consigliere comunale di opposizione deve controllare l’amministrazione. È esattamente il suo compito. La questione è come e quando lo fa.
Se arriva sempre dopo, rischia di diventare semplicemente il commentatore ufficiale delle decisioni altrui.
Reggio Emilia avrebbe invece bisogno di un’opposizione presente, preparata, insistente e persino fastidiosa quando serve. Un’opposizione capace di mettere sul tavolo dossier, numeri, progetti e soluzioni prima che la maggioranza presenti i propri. Un’opposizione che costringa chi governa a inseguire. Non che insegua chi governa.
Perché il centro storico non ha bisogno dell’ennesima battaglia di comunicati. Ha bisogno di una visione.
E i reggiani, dopo tanti anni di problemi conosciuti e promesse ripetute, avrebbero diritto a due cose: una maggioranza capace di governare meglio e un’opposizione capace finalmente di arrivare prima.
Per ora, invece, assistiamo ancora una volta al solito copione. Il problema esiste da tempo. I cittadini lo denunciano. I commercianti lo vivono. I giornali ne parlano. L’amministrazione presenta il suo progetto. E finalmente arriva l’opposizione. Che bravi. Peccato che la politica, quando arriva sempre dopo, non sia più opposizione: è cronaca.

Giacomo Scillia, per 20 anni segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.
