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Bosco Ospizio, De Franco: riqualificazione giusta, battaglia di principio sbagliata
Il vicesindaco del Comune di Reggio Emilia, Lanfranco De Franco, è intervenuto sulla questione del Pru di Ospizio. Da giorni, un gruppo di manifestanti a difesa del bosco urbano, vivono nell’area verde con l’intento di fermare le ruspe pronte alla spianata per iniziare i lavori. Il vicesindaco ha affidato la sua riflessione sugli ambientalista e la riqualificazione del quartiere alle sue pagine social.
Questa la posizione del Comune. “La vicenda della realizzazione del programma di riqualificazione urbana di Ospizio riporta al centro del dibattito in questi giorni di caldo torrido il conflitto tra ambiente e città. Non possiamo che concordare con molte dichiarazioni di principio espresse da chi oggi, con grande passione, sta manifestando per impedire l’avvio dei lavori: conosciamo diversi di loro e hanno la nostra stima per i valori che perseguono. Troviamo però che questa sia l’occasione sbagliata per una battaglia di principio e cerchiamo di spiegare il perché. Grazie a chi avrà la pazienza di leggere fino in fondo.
L’area e il quartiere
Nell’area in oggetto storicamente sorgeva l’Ospizio, con un fronte dedicato a servizi per il quartiere come la circoscrizione, la biblioteca, il polo sociale, attività commerciali. Quando ormai 20 anni fa iniziò la riqualificazione dell’area, con le demolizioni dei vecchi fabbricati, l’impegno con il quartiere fu quello di veder tornare in breve queste funzioni, in un contesto di edilizia residenziale pubblica e comunque di molti condomini abitati da persone che chiedevano giustamente servizi di prossimità. Il primo progetto fu curato da una società pubblica di scopo, che progettò un imponente intervento poi stroncato dalla crisi dell’edilizia del 2008. Dopo qualche anno di attesa arrivò l’acquisto dell’area da parte di Conad, che presentò un nuovo piano che teneva conto delle esigenze pubbliche espresse, ma logicamente le integrava con un punto vendita. Quindi un intervento diventato irrealizzabile con le sole finanze pubbliche è stato recuperato come PRU di iniziativa privata con interesse pubblico.
In questi anni il quartiere è cambiato, ma ha mantenuto le caratteristiche socio-demografiche e i suoi bisogni, senza dare mai segnali di rinuncia rispetto all’intervento promesso e al ritorno in quel luogo dei servizi persi con le demolizioni del 2007. Spesso nel dibattito di questi giorni si tende a minimizzare l’aspetto sociale, sanitario e culturale dell’intervento, che prevede oltre al punto vendita Conad la futura Casa della Comunità con servizi socio-sanitari, il polo dei servizi territoriali comunali, la biblioteca di quartiere, opere pubbliche, spazi verdi e collegamenti interni al quartiere. Si parla di circa 1400 mq di servizi sanitari di prossimità per la Casa della comunità, 510 mq che ospiteranno il Polo Est dei servizi sociali e 826 mq per il ritorno nell’area della Biblioteca di Ospizio. Un sistema integrato di servizi che agli abitanti del quartiere ancora oggi preme molto.
Le caratteristiche ambientali dell’intervento
Anche se può essere impropria la definizione di “bosco” ed è eccessivo chiamarlo il “polmone verde di Reggio Emilia” considerata la densità di verde presente nel circondario, è innegabile che negli anni di “abbandono” la natura abbia preso vigore nell’area dell’ex Ospizio. Al contempo però è acclarato che molte zone coperte superficialmente da verde siano in realtà impermeabili per la permanenza delle fondazioni dei vecchi edifici e che negli anni siano diventate oggetto di degrado più volte denunciato dagli abitanti del quartiere.
Proviamo a osservare i numeri. Su una superficie totale di 45.000 mq, l’area in cui sorgerà il punto vendita Conad andrà a occupare 2500 mq e la superficie edificata complessiva, tra commercio e servizi, sarà di 12.900 mq. Un’estensione analoga a quella che in passato era coperta dagli edifici dell’Ospizio – sensibilmente ridotta rispetto ai 20.000 mq preventivati nella prima versione del progetto – a cui si affiancherà un sistema di nuovi percorsi ciclopedonali alberati e attrezzati con aree di sosta, aree gioco e nuova illuminazione pubblica, che riconnetteranno l’area con il quartiere e i parchi circostanti.
La porzione maggiormente alberata, quella che dà su viale Primo maggio, sarà trasformata in un parco pubblico, accessibile in sicurezza da parte della cittadinanza, diventando una vera oasi climatica pubblica (oggi l’area è interamente privata). Per essere attuato, il progetto commerciale prevede l’abbattimento di 98 alberature ad alto fusto, ma abbiamo ottenuto che 23.000 mq dei 45.000 totali del lotto rimangano verde pubblico, mitigando gli impatti attraverso alcune rinunce dell’attuatore privato (meno posti auto a raso, meno mq di superfici realizzate, spostamenti dei fabbricati per ridurre le piante abbattute, uso di materiali e tecnologie altamente sostenibili) e con maggiori investimenti sul fronte ambientale, in particolare con nuove piantumazioni interne ed esterne all’area. Certo, avremo piante più giovani delle esistenti che impiegheranno del tempo per arrivare ad assorbire la CO2, ma 1527 alberi piantumati nell’area garantiranno un saldo positivo al termine dell’intervento rispetto agli attuali 322. È comunque innegabile l’impegno negli anni di tutte le parti coinvolte per investire in reali opere di compensazione, anche grazie alla sempre maggiore sensibilità ambientale della nostra comunità.
La vicenda urbanistica e partecipativa
Infine c’è il tema urbanistico: il dibattito su questi temi tende ad accendersi quando un intervento è imminente, ma questo processo è in essere da molto tempo. La città e in particolare il quartiere di Ospizio ragionano ormai da quasi 30 anni del futuro dell’area, con passaggi visibili e documentati: delibere di giunta, delibere di consiglio, atti ad evidenza pubblica e numerosi momenti istituzionali di partecipazione e confronto con la cittadinanza.
Ci sono state occasioni in questo arco di tempo per cancellare l’intervento? Sì. La prima quando fallì il tentativo della rigenerazione “pubblica” nel 2008, ma l’amministrazione di allora ritenne preponderante la necessità di riqualificare l’area e non si abbandonò l’idea. Il secondo quando l’intervento rientrò, insieme ad altri, tra quelli cancellati dalla Giunta comunale che coraggiosamente provò a contestare la durata dei cosiddetti diritti acquisiti in materia urbanistica, ricevendo però una bocciatura da TAR e Consiglio di Stato, che nel 2022 diedero ragione a un serie di costruttori ricorrenti. Più recentemente invece è stato realizzato un importante percorso partecipativo sui servizi socio-sanitari da coprogettare, con Ausl, servizi sociali e tante realtà attive sul territorio, con il coinvolgimento di centinaia di persone che hanno portato un contributo attivo e ora si aspettano che alle dichiarazioni di intenti seguano i fatti.
Questo vuol dire che non si possa cambiare idea? No. Ma amministrare significa poter programmare, avere credibilità nei confronti di cittadinanza, soggetti pubblici e attuatori privati. Nessuna decisione è stata presa in solitudine e di nascosto: il percorso è stato oggettivamente lungo, ma trasparente e lineare, con l’intento di dotare un quartiere delicato di servizi importanti, mitigando quanto più possibile gli impatti ambientali degli interventi per come si sono evoluti negli anni.
Uno sguardo al futuro
C’è un modo per evitare che questa diventi una battaglia persa? Sicuramente. Chi protesta oggi ha il merito di aver attivato nella città un coinvolgimento e un’attenzione alla tutela ambientale importanti e forse inediti, che non vanno dispersi. Nel rispetto del fondamentale diritto di manifestare, vorrei comunque rendere chiaro che, se da domani ci sarà la disponibilità a un confronto che vada oltre la protesta, siamo pronti e interessati a sederci al tavolo e a trovare insieme le modalità per estendere la riflessione da Ospizio alla città nel suo complesso, con momenti assembleari pubblici in cui impegnare la cittadinanza e le istituzioni stesse a una forte presa in carico di questi temi.
Negli ultimi anni il Comune ha attuato molte politiche a favore della neutralità e dell’adattamento ai cambiamenti climatici, a partire da un nuovo piano urbanistico generale che di fatto azzera fortemente l’espansione della città al di fuori del territorio già urbanizzato, passando per la cura di 200 aree verdi e parchi pubblici, fino a interventi di opere pubbliche per la mitigazione, che forse un atteggiamento di diffidenza ha impedito di comprendere fino in fondo. Aiutiamoci reciprocamente ad aumentare questa consapevolezza e a lavorare sui tanti aspetti per cui ancora possiamo decidere insieme per un futuro migliore”.