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Studentati d’oro: 528 posti letto e 10.5 mln di soldi pubblici ai gestori
di Giacomo Scillia
Dodici interventi, 528 nuovi posti letto e 10.542.396,48 euro di contributi pubblici. La cifra è stata presentata come un grande successo per Reggio Emilia. Ma dietro gli annunci trionfali rimane una domanda enorme: è questo il modo migliore di spendere oltre dieci milioni di euro dei cittadini?
Facciamo il conto: 19.966,66 euro per ogni posto letto. Non un euro in meno. Non si tratta, però, del costo effettivo di costruzione o ristrutturazione delle camere. Il decreto ministeriale è chiarissimo: le spese dei lavori restano a carico dei gestori, mentre il contributo pubblico serve a coprire una parte dei proventi da locazione dei primi tre anni ed è corrisposto in un’unica soluzione.
Tradotto in parole semplici: quasi ventimila euro pubblici per ogni letto messo a disposizione, anche quando l’immobile appartiene a un soggetto privato e continuerà a rimanere privato.
E allora basta con la propaganda. Qui nessuno contesta la necessità di nuovi alloggi per gli studenti. Si contesta il modo in cui il denaro pubblico viene distribuito e, soprattutto, la mancanza di un’informazione completa e facilmente accessibile ai cittadini.
Secondo i dati resi pubblici, tra i beneficiari figurano DoveVivo Campus, con 99 posti e quasi due milioni di contributo; Host Management, con 84 posti e circa 1,68 milioni; Realizzare Srl, con 78 posti e oltre 1,55 milioni. Complessivamente, undici interventi su dodici sarebbero già conclusi o vicini al completamento.
(I dati riportati dalla stampa locale).
Cinque delle strutture coinvolte sono alberghi riconvertiti: Le Notarie, Ariosto, Saint Lorenz, Campana e Relais delle Vele. In totale 319 posti letto e oltre sei milioni di contributi. Parliamo quindi, in diversi casi, di immobili che possedevano già camere, bagni, impianti e una destinazione ricettiva. Non di edifici costruiti dal nulla nel deserto.
(inchiesta di Reggionline sulle cinque strutture).
Il bando prevede obblighi precisi: almeno il 30% dei posti deve essere riservato agli studenti capaci e meritevoli, anche privi di mezzi; per gli altri sono previste tariffe inferiori del 15% rispetto ai valori medi di mercato; la destinazione studentesca deve essere mantenuta per dodici anni. Sono inoltre previsti controlli, garanzie e possibili sanzioni.
Bene. Ma la presenza delle regole sulla carta non impedisce ai cittadini di pretendere di sapere come vengano applicate nella realtà. Quali sono i canoni effettivamente richiesti in ciascuna struttura? Quanti dei 528 posti sono già realmente occupati da studenti? Quanti sono stati assegnati a ragazzi con redditi bassi?
Quale valore medio di mercato è stato utilizzato per calcolare lo sconto del 15%? Quanto hanno investito direttamente i singoli proprietari o gestori? Quali lavori sono stati eseguiti e quali erano già stati effettuati prima della richiesta del contributo?
Chi pubblicherà ogni anno i risultati dei controlli, i prezzi applicati e il rispetto delle convenzioni?
Non si sta accusando nessuno di aver commesso irregolarità. Si sta ponendo una questione politica e amministrativa sacrosanta: quando vengono distribuiti più di dieci milioni di euro pubblici, la trasparenza non può ridursi a un comunicato celebrativo.
Per gli immobili privati, alla fine dei dodici anni la proprietà continuerà a essere privata e il vincolo potrà cessare. Il contributo pubblico sarà stato incassato, mentre alla collettività non resterà la proprietà di una sola stanza.
Era davvero impossibile destinare almeno una parte consistente di queste risorse all’acquisto, al recupero o alla costruzione di studentati pubblici? Strutture che sarebbero rimaste patrimonio della città per cinquanta o cento anni, anziché essere legate a un vincolo temporaneo? Questa è il vero nodo politico: lo Stato spende, il privato gestisce e possiede, mentre ai cittadini viene chiesto soltanto di applaudire.
No. Dieci milioni e mezzo non sono coriandoli. Sono denaro pubblico. E di ogni euro devono essere pubblicati destinazione, beneficiario, condizioni, controlli e risultati.
Il diritto allo studio è troppo importante per diventare uno slogan. E soprattutto è troppo importante per trasformarsi nell’ennesimo grande affare finanziato dai contribuenti.
Giacomo Scillia, per 20 anni segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.