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Sui muri delle ex Officine la street art raccontata in Reggiane Urban Gallery
Alle ex Reggiane per la costruzione delle due “Ramblas”, previste nel Parco Innovazione al posto di alcuni capannoni della storica industria, hanno abbattuto e stanno abbattendo, in questi giorni, gli ultimi capannoni delle ex Officine di Santa Croce.
I muri erano nel tempo diventate “tele” di street-artist provenienti” realizzate da artisti provenienti dal Belgio, dalla Germania, dall’Inghilterra, dal Messico e dal Brasile, oltre che da tutta l’Italia”, come ricorda Simone Ferrarini del Collettivo FX in un’intervista uscita sulla Gazzetta di Reggio.
Nella fase di abbattimento di quei muri – dice Simone Ferrarini – sarebbe necessario ci fosse “la cura di documentare e la supervisione di qualcuno esperto in materia, perché la vita di queste opere non è eterna, quindi andrebbe catalogata, descritta, contestualizzata”.
A questo proposito interviene il professor Damiano Razzoli* (docente di Unimore) esperto della materia ha spiegato: “Ricordo che le opere di street-art catalogate ormai 10 anni fa da me e dai miei studenti fino alla chiusura dell’area durante la sua ristrutturazione. Il progetto ha permesso di realizzare Reggiane Urban Gallery, soggetto poco valorizzato, ma significativo e che genera riflessioni e nuove possibilità di studio figurativo. Solo le opere dei capannoni 17 e 18 delle ex-Officine Reggiane sono state inserite sul sito Reggiane Urban Gallery, dopo essere state catalogate”.
Pubblichiamo l’intervento di Damiano Razzoli*
Nel contesto dell’economia urbana contemporanea i territori competono attraverso significati. Il valore si genera attraverso narrazioni. L’innovazione prospera in ecosistemi simbolicamente forti. L’area delle Ex-Officine Reggiane esprime una straordinaria densità simbolica: una storia industriale di rilievo nazionale, un archivio storico strutturato, la rilevanza estetica della street art come linguaggio contemporaneo, insediamenti abusivi spontanei con conseguente piano di inclusione Reggiane Off, un percorso di rigenerazione urbana rilevante, un’architettura post-industriale iconica, la presenza universitaria e di aziende innovative. La valorizzazione di questo patrimonio simbolico non è un’operazione culturale accessoria, ma una strategia di sviluppo urbano avanzato.
Il dibattito sulla street-art alle ex-Reggiane è, diciamo così, interessante. Descrive lo stato dell’arte della cultura a Reggio Emilia: un corto circuito incredibile intorno a un potenziale immenso, dove il fare rete spesso diventa esercizio retorico e chi la prova a fare dà fastidio poiché esonda in aiuole e cliques altrui. E allora proviamo a giocare coi ricordi.
Le opere di street-art sono state catalogate ormai 10 anni fa dal sottoscritto e dai suoi studenti fino alla chiusura dell’area durante la sua ristrutturazione. Tutto è partito per catalogare le opere di due capannoni, grazie a una collaborazione istituzionale tra Dipartimento di Comunicazione ed Economia, Comune di Reggio Emilia e STU. Poi, abbiamo proseguito a catalogare tutte le opere dei capannoni accessibili. Ci sembrava cosa buona e giusta.
Il progetto ha permesso di realizzare qualcosa: Reggiane Urban Gallery, oggetto poco valorizzato ma con un valore significativo perché genera riflessioni e possibilità.
Solo le opere dei capannoni 17 e 18 delle ex-Officine Reggiane sono state inserite sul sito Reggiane Urban Gallery, dopo essere state catalogate. Qui potete trovare i dettagli del progetto con il team che l’ha seguito.
Parallelamente, insieme agli studenti del Laboratorio di Comunicazione Multimediale del corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia, sono state catalogate, sempre in foto statiche e a 360°, quelle degli altri capannoni, che riposano in un insieme di cartelle in un hard-disk del mio ufficio. L’archivio è parziale, pure la catalogazione, necessita di un lavoro corposo di riorganizzazione, contiene quasi se non tutte le opere della golden age della street-art alle ex-Reggiane. Il progetto si è fermato per mancanza di fondi, interesse istituzionale e supporto limitato da parte degli street-artist.
Mi limito a constatare che il progetto è completo e incompleto al tempo stesso. Avendo una configurazione redazionale e documentale relativa all’ampliamento e alla cura di un archivio di opere e attività artistiche, avrebbe dovuto essere inserito in un processo di sviluppo e valorizzazione più duraturo. Le mappe dei capannoni, navigabili in modalità Street-View, non sono accessibili al momento non essendo più stato aggiornato il sito. Le fotografie sono, invece, ancora visualizzabili.
Ma, d’altronde, ha avuto poco interesse istituzionale, tanto che la visibilità è stata limitata, per poi evaporare. Per esempio, il link di Reggiane Urban Gallery a oggi non compare sui siti del Comune di Reggio Emilia.
Il progetto ha avuto altresì collaborazione diversificata tra gli street-artist, poiché dieci anni fa non si credeva ancora nel ruolo della digitalizzazione della street-art nonostante usassero i social media come vetrina di visibilità. Non per niente il concetto di tag usato nei social media deriva dai graffiti. Il tema della conservazione/cancellazione/digitalizzazione della street-art è e rimarrà sempre dibattuto.
A proposito, la polemica di Simone Ferrarini uscita sulla Gazzetta di Reggio è simpatica e ben calibrata: non amava il progetto, ma ora davanti alla distruzione delle mura si riattiva e denuncia la mancanza di conservazione. È del tutto coerente con il dispositivo della street-art: una macchina polemica di rilevazione e rivelazione continua di ciò che è e di ciò che non è più, tra visibilità e invisibilità. In questo senso, aiuta a produrre dibattito in modo continuo: è la sua forza e gli street-artist la alimentano, al di là delle contraddizioni.
Insomma, il progetto meriterebbe di essere ripreso in mano con un approccio collaborativo e istituzionale a tutto tondo, perché credo sia una risorsa importante in termini di memoria, valore simbolico, heritage artistico all’interno del sistema ex-Reggiane.
Detto ciò, sul tema è stato scritto un paper scientifico e un capitolo nel libro “Filmare le arti. Cinema, paesaggio e media digitali” (edito da ETS).
Negli anni sono stati fatti diversi approfondimenti, per esempio:
1 dicembre 2025: Le “Officine Reggiane” come oggetto di studio e di ricerca.
2 ottobre 2024: “Dal muro allo schermo e ritorno: ibridazione e digitalizzazione nel regno della street art” in INterscambi sulla creatività urbana. Confronti interdisciplinari su graffiti writing, street art e nuovo muralismo (Inward + Indague, seminari tra Italia e Spagna). Video dal minuto 39 qui (in inglese).
Dal 16 ottobre al 30 novembre 2018, ciclo di seminari “Al di là del muro. Street-art preservation” organizzato al Dipartimento di Comunicazione ed Economia dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Qui l’intero programma
Nel gennaio 2017: “Dai cineamatori alla street-art digitale. Percorsi di ricerca su tecnologie mediali e paesaggio urbano”, intervento al convegno “Filmare le arti. Cinema e paesaggio” all’Università di Firenze.
* Professore associato in Sociologia dei processi culturali e della comunicazione, Dipartimento di Comunicazione ed Economia, Unimore