La recente mostra “La costruzione della città moderna. Gli archivi degli architetti del Novecento a Reggio Emilia” ha affrontato il panorama dello sviluppo della città, letto attraverso lo studio e l’analisi degli archivi dei più importanti architetti che hanno operato nel secolo scorso.
Si tratta di Guido Tirelli, Prospero Sorgato, Pietro Cavicchioni, Enea Manfredini, Carlo Lucci, la Cooperativa Architetti e Ingegneri, Antonio Pastorini e Eugenio Salvarani.
In questa sede affrontiamo brevemente uno dei periodi cruciali di questa importante storia, l’immediato dopoguerra e gli anni Cinquanta, quando sono avvenuti importanti interventi di carattere architettonico che hanno in parte cambiato il volto della città.
La stagione della Ricostruzione a Reggio Emilia si inaugura con l’esposizione la “Mostra della Ricostruzione”, con l’allestimento di Franco Albini, con l’obiettivo di mostrare i progetti di interesse pubblico più urgenti da realizzare, relativi alle criticità abitative, sociali e sanitarie della città.

Tra questi il progetto del Nuovo Ospedale Santa Maria Nuova di Enea Manfredini, che sarà protagonista in quegli anni anche per il nuovo Seminario Vescovile (1954) e il Quartiere di Rosta Nuova (1956-1961), quest’ultimo realizzato insieme a Franco Albini e Franca Helg.
Molte delle azioni di quegli anni hanno fatto molto discutere, ma troppo urgente era la necessità di fare ripartire l’economia cittadina e dare nuove opportunità di lavoro. Con risorse assai limitate da parte delle Amministrazioni Pubbliche, i principali interventi sono a carattere privato: il nuovo isolato San Rocco cancella gli storici portici quattrocenteschi e la preziosa chiesa di San Rocco, realizzare l’Hotel Astoria nei giardini storici ottocenteschi non è stata una buona idea, il così detto Grattacielo sostituisce la Gabella Daziaria di Achille Grimaldi.
L’edifico a torre di Porta San Pietro, conosciuto come il Grattacielo, realizzato dall’impresa Degola e Ferretti, diviene il simbolo della nuova modernità, dei tempi che stavano cambiando, parte di un più ampio progetto di trasformazione dell’area di San Pietro, poi non realizzato, che prevedeva pure la realizzazione di un secondo grattacielo a fianco dell’attuale, sul sito dell’attuale gabella rimasta.
Con la sua tipica forma a Y è collocato in un punto nevralgico, dove confluiscono le principali direttrici della città, i viali di circonvallazione, il viale della stazione, la via Emilia urbana e extra urbana.
Il grattacielo è stato recentemente oggetto di un recupero integrale da parte dello studio Zamboni Associati che lo ha riportato all’aspetto originario.
Inaspettatamente, completato l’edificio, la Cooperativa rivolge una sincera autocritica al progetto, ritenuto troppo formale e lontano dai presupposti del proprio lavoro.
“E’ un progetto scolastico, formale, d’importazione francese. Un Le Corbusier filtrato attraverso Brasilia. Pareti bianche e piene, tetto piatto, balconi continui: tutto un gioco formale. Intendiamoci, il risultato dopo tutto è decente. Ma questa architettura non ci interessa più”.
La Cooperativa architetti partecipa al concorso per il nuovo Isolato San Rocco, ma viene preferito il progetto di Luigi Vietti, che sarà poi realizzato. La proposta della Cooperativa era radicalmente diversa: venivano salvati e recuperati i portici storici sul fronte della piazza, organizzati gli spazi centrali in modo “aperto” in relazione con il circostante tessuto urbano.

In seguito giunge comunque l’incarico, per la realizzazione della Sala Contrattazioni della Camera di Commercio o Borsa Merci, che rappresenta l’espressione del nuovo linguaggio architettonico della Cooperativa e raccoglie numerosi consensi dalla critica nazionale. In particolare la suggestiva sala centrale, si presenta come una funzionale “piazza coperta”, posta in continuità con gli spazi esterni della città.
Anche Bruno Zevi segue con sincero entusiasmo le opere della Cooperativa.
“L’edificio è ora finito. Si distacca nettamente dai fabbricati adiacenti per la chiara strutturazione in cemento armato e per il curatissimo rivestimento in laterizio. All’interno ci troviamo davanti ad una concezione veramente esemplare. Si è voluto ricreare l’ambiente del vecchio mercato articolando innanzitutto la sala principale in 4 zone funzionalmente autonome, corrispondenti ai mercati fondamentali dei cereali, dei vini, dei latticini e delle carni, sono stati riprodotte al coperto e non con l’espediente di folkloristiche evocazioni, ma mediante una concezione decisamente moderna”.
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La mostra “La costruzione della città moderna. Gli archivi degli architetti del Novecento a Reggio Emilia”, conclusasi a marzo 2026, è stata promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia e la Biblioteca Panizzi e curata dagli architetti Giordano Gasparini e Andrea Zamboni. Il catalogo è reperibile presso la “Libreria del Teatro” in via Crispi.
Nella prima foto Cooperativa Architetti e Ingegneri Reggio Emilia. Grattacielo di Reggio Emilia, 1953 (Foto di Renzo Vaiani, Biblioteca Panizzi- Reggio Emilia).
