Stamattina, sul presto, per evitare il caldo di questo luglio torrido, una signora è andata in centro per fare la spesa. Dovendo comprare varie cose, ha deciso di acquistare in più negozi all’interno dell’esagono. Così, fatta la spesa da una parte, con tutte le sporte è entrata in un altro supermercato. Tempo di prendere il necessario dagli scaffali, di pagare altri 100 euro (tutto è venduto a caro prezzo), la signora, per comodità, e con fiducia mal riposta nel prossimo, ha appoggiato i sacchetti colmi di roba a lato della cassa, si era dimenticata un ingrediente per la cena.
Il tempo di una caccia veloce e fugace al sale, e ritorna in un attimo, ma invece è già tardi. Le sue borse non ci sono più, evaporate, sparite. Rubate. Probabilmente qualcuno la teneva d’occhio dall’inizio, da quando ha messo piede all’interno del negozio. E poi, approfittando della distrazione, ha fatto il suo mestiere: il ladro.
La signora quasi non ci crede… Si guarda attorno stranita, un po’ persa, in imbarazzo. E poi anche un po’ angosciata, con disagio. Chiede alla cassiera se ha visto qualcosa: “No… Mi dispiace molto… Davvero”. Anche la cassiera è imbarazzata. Sono tutti in imbarazzo, a disagio, anche gli altri clienti.
Si guardano in giro come per dare una mano, ma senza troppa convinzione. Il finale è scontato, nulla sarà ritrovato.
“Eh… Niente. Siamo messi così”, dice la signora. Non è arrabbiata, ma triste, delusa. “Tornerò a rifare la spesa… Cosa posso fare…”.
Torna indietro sui suoi passi, di negozio in negozio, perde tempo, spende altri altri soldi per cose che ha comprato due volte. La giornata se non è proprio rovinata è partita male. “Ma come siamo messi”, dice raccontando quel che le è successo. “Ma che tristezza”, aggiunge.
Ha ragione.
