Sul centro storico di Reggio Emilia ormai assistiamo a uno spettacolo abbastanza prevedibile: la maggioranza amministra da anni senza essere riuscita a invertire davvero il declino, l’opposizione denuncia il fallimento e presenta ricette semplici per problemi che semplici non sono. In mezzo ci sono commercianti, residenti e cittadini che continuano a vedere serrande abbassate, attività che faticano, zone sempre meno frequentate, problemi di sicurezza, accessibilità discutibile e un centro che troppo spesso vive di iniziative episodiche invece che di una strategia vera. Le quattro mozioni sostenute da Fratelli d’Italia partono da questioni reali: fiscalità, Ztl, rifiuti e sicurezza.
Fin qui nulla da obiettare. Il problema è che quattro problemi messi uno accanto all’altro e quattro soluzioni confezionate separatamente non diventano automaticamente un progetto. Sembrano piuttosto quattro volantini elettorali rilegati insieme. Riduzioni fiscali. Più auto. Cassonetti intelligenti. Otto agenti. È tutto molto comunicabile. Meno chiaro è capire quale idea di centro storico ci sia dietro. Ed è proprio questo il limite. La politica locale continua a ragionare per pezzi separati mentre il centro storico è un organismo unico. Se cala il commercio diminuiscono le persone. Se diminuiscono le persone aumenta la percezione di insicurezza. Se gli immobili restano vuoti peggiora il decoro. Se mancano servizi e uffici diminuiscono ulteriormente i flussi. Se l’accessibilità è complicata, una parte dei cittadini sceglie altri luoghi. Tutto è collegato. Eppure si continua a rispondere con provvedimenti scollegati. Fratelli d’Italia propone agevolazioni fiscali. Benissimo. Ma quanto costano? Quali categorie ne beneficerebbero? Per quanto tempo? Quale sarebbe il limite massimo degli incentivi? Quali entrate comunali verrebbero meno? Da quali capitoli di bilancio verrebbero recuperate? Perché abbassare tasse e tariffe è facile da promettere. Spiegare chi paga dopo è un po’ più complicato. È il vecchio vizio della politica: quando si sta all’opposizione si scopre improvvisamente che tutto può essere ridotto, finanziato, aumentato e potenziato contemporaneamente. Poi si governa e compaiono bilanci, vincoli, costi del personale e limiti normativi.
Ma anche l’amministrazione comunale dovrebbe evitare sorrisi di superiorità. Perché se oggi queste proposte trovano ascolto è anche perché negli ultimi anni il centro storico non ha ricevuto risposte sufficientemente convincenti. Se lasci uno spazio politico vuoto, qualcuno prima o poi lo occupa. La riapertura della Ztl è un altro esempio perfetto. La formula è semplice: facciamo entrare più automobili e torneranno i clienti. Sarà davvero così? Può essere utile sperimentare nuovi accessi, certo. Ma pensare che il declino del commercio dipenda principalmente da una telecamera significa ignorare vent’anni di trasformazioni economiche. Amazon esiste. I centri commerciali esistono. Gli acquisti online esistono. I costi degli affitti esistono. La riduzione degli uffici esiste. La difficoltà di alcune attività a rinnovarsi esiste. La mancanza di una vera attrattività serale esiste. Pensare che basti spostare una transenna o cambiare una regola della Ztl per ribaltare tutto è una comoda semplificazione. Se poi la proposta viene presentata come soluzione decisiva, si entra direttamente nel terreno della propaganda. Stesso discorso per i rifiuti. I mastelli non sono esattamente un monumento al bello urbano. Ma da qui a immaginare che cassonetti intelligenti, isole ecologiche informatizzate o strutture interrate risolvano facilmente il problema c’è di mezzo una cosa fastidiosa chiamata realtà.
Servono soldi. Servono spazi. Servono lavori. Servono manutenzioni. Servono verifiche sui sottoservizi. Serve capire dove sia tecnicamente possibile intervenire. Il centro storico non è un rendering. È fatto di strade, edifici, vincoli e infrastrutture costruite in epoche diverse. Poi arriviamo alla sicurezza. Otto agenti fissi in centro. Numero perfetto per un comunicato stampa. Ma che cosa significa esattamente? Otto agenti complessivi? Otto contemporaneamente? Copertura mattina, pomeriggio e notte? Sette giorni su sette? Nuove assunzioni? Trasferimenti da altri quartieri? Polizia locale con quali funzioni?
Perché se gli otto agenti vengono distribuiti sui turni, sulle ferie, sui riposi e sui giorni festivi, il famoso numero rischia di trasformarsi molto rapidamente in una presenza assai meno spettacolare di quanto lasci intendere lo slogan. La sicurezza è una faccenda seria. Non si risolve con l’aritmetica da conferenza stampa. Servono pattuglie, certo.
Ma servono anche illuminazione, controlli mirati, coordinamento tra forze dell’ordine, contrasto allo spaccio, manutenzione, servizi sociali dove necessari e soprattutto una città vissuta. La migliore telecamera di sicurezza rimane spesso una strada piena di persone. E qui torniamo al problema principale. Fratelli d’Italia propone quattro interventi ma non spiega come questi debbano stare insieme.
La Giunta, dall’altra parte, dovrebbe spiegare perché dopo anni di politiche sul centro continuiamo ancora a discutere degli stessi identici problemi. E allora forse sarebbe il caso di uscire dalla gara a chi produce il comunicato più efficace. Il centro storico non ha bisogno di una raccolta di slogan. Ha bisogno di un piano straordinario. Un piano vero. Cinque anni. Risorse definite. Responsabili identificati. Obiettivi pubblici. Verifiche ogni sei mesi. Primo: censimento completo dei locali vuoti, degli immobili inutilizzati e delle strade commercialmente più fragili.
Secondo: agevolazioni fiscali selettive. Non sconti a pioggia, ma incentivi più forti nelle vie realmente in crisi e per chi apre attività capaci di creare attrattività. Terzo: accordi con i proprietari degli immobili. Perché continuare a ignorare il livello degli affitti commerciali significa parlare del problema lasciandone fuori una parte decisiva. Si potrebbero prevedere incentivi per chi accetta canoni più bassi e contratti pluriennali su locali rimasti sfitti.
Quarto: incentivi legati ai risultati. Vuoi il contributo comunale? Bene. Mantieni aperta l’attività per un periodo minimo, investi, assumi, rispetta determinati standard e restituisci parte dell’incentivo se chiudi dopo pochi mesi. Quinto: accessibilità intelligente. Parcheggi convenienti nelle fasce serali. Prime ore gratuite in alcuni momenti. Navette rapide. Miglior collegamento con i parcheggi scambiatori. Sperimentazioni limitate sulla Ztl, seguite da dati veri sui flussi e sugli incassi commerciali. Non ideologia. Dati. Sesto: riportare uffici, professionisti, servizi e funzioni pubbliche in centro. Perché se negli anni si portano fuori attività, dipendenti, uffici e servizi non si può poi convocare un convegno per chiedersi perché mancano le persone.
Settimo: politica abitativa. Incentivare il recupero dei piani superiori degli edifici, facilitare il ritorno di residenti, studenti, giovani coppie e professionisti. Un centro nel quale la gente vive è radicalmente diverso da un centro che alle sette di sera chiude. Ottavo: sicurezza urbana integrata. Presidio mirato nelle aree critiche, illuminazione, videocamere realmente funzionanti, interventi rapidi sul degrado e collaborazione costante tra Comune, forze dell’ordine, commercianti e residenti. Nono: calendario stabile di eventi. Non la festa isolata che riempie le strade per un pomeriggio e il giorno dopo lascia tutto come prima. Servono appuntamenti continui, cultura, mercati tematici, musica, iniziative serali e una programmazione capace di dare un’identità al centro.
Decimo: pubblicare i risultati. Quanti negozi hanno chiuso? Quanti hanno aperto? Quanti locali sono vuoti? Quante persone frequentano il centro? Quanto è aumentato o diminuito il fatturato? Come cambiano i reati e le segnalazioni? Quanto denaro pubblico è stato speso? Una politica che non misura i risultati è soltanto narrazione. E di narrazione, francamente, ne abbiamo avuta abbastanza. La Giunta non può continuare a rispondere alle critiche ricordando ciò che ha fatto. L’opposizione non può limitarsi a dire ciò che farebbe senza spiegare costi e conseguenze. Una governa. L’altra vuole governare.
Entrambe hanno quindi il dovere di essere più serie. Il centro storico di Reggio Emilia non è né di Fratelli d’Italia né della maggioranza. È della città. E la città meriterebbe finalmente qualcosa di diverso dalla solita partita nella quale chi governa minimizza i problemi e chi sta all’opposizione li trasforma in slogan. Quattro mozioni possono servire per aprire una discussione. Non sono una strategia. E soprattutto non sono sufficienti per salvare un centro storico che ha bisogno di una cura radicale, coordinata e soprattutto verificabile. Meno conferenze stampa. Meno raccolte firme usate come clava politica. Meno autocelebrazione da parte dell’amministrazione. Più numeri. Più responsabilità. Più coraggio. E finalmente un’idea di città.

Giacomo Scillia, per 20 anni segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.
