Non parlo di edifici privati che pure non sono esenti, nelle facciate, da scritte, scarabocchi e cosiddetti graffiti. Parlo di un edificio pubblico. Anzi del più significativo edificio pubblico ove venne fondato il Tricolore e ove ha sede l’apposito museo. Qui è ubicata la sala del Tricolore e vi si svolgono i Consigli comunali. Qui ha sede l’ufficio del sindaco e quello di numerosi assesori. Qui è ubicata la sala per le riunioni di giunta. Qui si celebrano i matrimoni con rito civile.
L’immobile originario risale al 1492, l’anno in cui tre caravelle capeggiate dall’esploratore genovese Cristoforo Colombo attraccarono nelle Americhe pensando di essere arrivate in India. C’è ricchezza di storia in questo edificio costeggiato poi dalla Torre cosiddetta del Bordello. Ebbene l’immobile del Municipio si compone di diverse facciate, una prospiciente piazza Prampolini, la principale, dove è ubicato il grande accesso. Le altre si affacciano sotto il portico di via Farini e di via della Croce bianca. E altre, ancora, costeggiano la piccola piazza della Frumentaria e l’angusto vicolo delle Rose. Possibile che, solo a Reggio, si lascino ormai da più di dieci anni in condizioni così degradate le facciate del Municipio che si affacciano nella piazzetta e soprattutto in vicolo delle Rose? Spieghiamo bene anche l’importanza storica di piazza della Frumentaria. Come dice la parola qui si teneva il mercato del frumento, ma qui era anche ubicata la sede della prima farmacia comunale aperta dagli amministratori socialisti nel 1900, poco dopo la vittoria di questi ultimi alle elezioni comunali del dicembre del 1899 che poi resero possibile l’elezione a sindaco dell’avvocato Alberto Borciani.
In questo spazio, da recuperare e ricordare soprattutto ai giovani, non c’è una sola targhetta e i muri sono pieni di schifezze che il Comune si è guardato bene dal cancellare. Addirittura sotto una grande finestra che si erge a circa 3 metri d’altezza compare una scritta a gesso e non sai se l’autore sia un vatusso o un dipendente comunale scontento che sfida il rischio di scivolare giù. Più oscena ancora è la facciata del Comune che si affaccia in vicolo delle Rose. Qui, in pieno centro storico, tra i muri del palazzo del Comune compaiono decine di segni in una facciata logorata dal tempo e dagli uomini. Nessuno che ad anni di deterioramento abbia pensato di porre rimedio.
E i segni sgraziati e variamenti colorati e poi scoloriti col trascorrere del tempo qui trovano spazio assicurato da una colpevole negligenza. Ora, se per gli edifici privati debbono pensarci i privati, secondo l’assessore Bondavalli e non secondo noi, agli efifici di proprietà pubblica deve pensarci il Comune. Ma un Comune che non pensa al Comune che Comune è? Potrebbe essere un nuovo sciogli-lingua.






Proseguendo nel tour delle viuzze del centro, ci ritroviamo poi in via Palazzolo, davanti allo stabile in cui abitò la famiglia materna dell’Ariosto, con tanto di targa e stemma familiare a ricordarlo. L’ingresso è incastonato tra vetrine vuote e imbrattate e a terra escrementi di piccione ovunque.
Proseguendo ancora più avanti vicolo della Colombina, dietro le farmacie comunali (la Galleria Santa Margherita) e via San Giuseppe, dietro piazza Prampolini e a due passi da piazza del Monte, sui muri dei palazzi ormai completamente ricoperti non c’è più spazio per altra vernice.
