Alla riscoperta di un tesoro ormai nascosto nel centro storico di Reggio Emilia.
Si tratta di Palazzo Tirelli, conosciuto anche come Palazzo Gabbi (edificio che sorge in via Gabbi al civico 16, laterale di via Emilia San Pietro), che è stato per secoli teatro della vita sociale della nobiltà reggiana.
L’edificio, con sale e interni di grande pregio, venne edificato nel Seicento per volontà dei marchesi Gabbi (le spoglie di alcuni esponenti dell’antico casato riposano oggi nella vicina chiesa di San Domenico), mentre nell’Ottocento fu acquistato dalla nobile famiglia dei Tirelli.
Un gioiello oggi invisibile al pubblico. Ma aperto il grande portone in affaccio su via Gabbi è un lungo androne, alto e stretto, che ci conduce in un piccolo e delizioso chiostro interno avvolto nel silenzio, privo di rumori dalla strada che non è di grande transito.
Sulla destra del cortile, l’entrata al palazzo nobile: una grande e larga scalinata, decorata con prospettive e trompe-l’oeil da Prospero Scapinelli (1698-1772) e sovrastata da una balconata sale verso il primo piano. Giunti in cima, uno spazioso corridoio illuminato a giorno porta alle meravigliose stanze: prima una cappella consacrata dove si sono celebrati anche matrimoni (forse l’unico palazzo del centro che la possiede) e poi, sulla sinistra del luogo sacro, la maestosa sala di altezza vertiginosa, soffitto di oltre 13 metri. E qui bisogna fermare lo sguardo per ammirare e conoscere il contesto.
Ci appare infatti in questa stanza uno dei cicli meglio conservati della pittura reggiana del Settecento: si tratta di otto tele che raffigurano episodi della omerica guerra di Troia realizzati nel 1739 dall’artista modenese Francesco Vellani (1688-1768). Le scene che ci scorrono davanti in continuità, sono: Convito di eroi, Giudizio di Paride, Ratto di Elena, Peone ferito, Ifigenia in Aulide, Strazio di Ettore, Diomede ferisce Venere, Fuga di Enea.
Prestigioso poi il ritratto di Vittorio Emanuele II di Savoia, realizzato in occasione della visita del savoiardo piemontese a Reggio Emilia che si compì per la Festa dello Statuto (al primo re d’Italia era dedicata anche la piazza centrale della città che alla metà del Novecento divenne poi piazza Camillo Prampolini).
Il dipinto in questione è l’opera di Giuseppe Ugolini (pittore reggiano nell’Ottocento) e si trova custodito nella Sala Rossa.
Facendo un balzo in avanti nei secoli, nel 1972, il Palazzo divenne sede del Circolo del Casino (che lasciò in quell’anno gli originari locali occupati al Teatro Municipale), associazione culturale e ricreativa fondata da facoltose famiglie reggiane che si dedicavano al gioco delle carte, del bigliardo, alla passione per la musica, ospitando concerti da camera e anche a grandi ed eleganti feste e appuntamenti mondani, come il celebre ballo delle debuttanti. Via-via nel tempo, il Circolo, una volta prospero e ricco di soci, ha smagrito le fila dei iscritti e finanziatori, così i costi di gestione, sempre molto importanti, hanno portato alla chiusura della struttura, avvenuta nel 2012. Dal 2014 una Società Immobiliare, che fa capo a al noto professionista Camillo Galaverni, si è presa cura dei locali.









Di qui in poi su Palazzo Tirelli e i suoi tesori, di fatto, è calato il velo dell’invisibilità che solo il Fai solleva di tanto in tanto con le sue giornate dedicate alla visite dei luoghi storici e preziosi.
Infine, di recente, la prestigiosa e antica dimora è stata posta in vendita. L’annuncio sulla piattaforma immobiliare.it. La cifra per l’acquisto è posta attorno ai 3 milioni di euro.
(f.d.b.)
