Breve introduzione all’articolo dell’autore. I molteplici volti e l’avventurosa e misteriosa vita di Vittorio Vidali. Arruolato a Mosca nei servizi segreti Nkvd, seguace della linea stalinista, negli anni Venti fu inviato in Messico a disciplinare il Partito comunista locale. Fu poi promotore delle Brigate internazionali e comunista combattente in Spagna, con il nome comandante Carlos. Viaggiò ancora più volte in America Latina, nel 1940 fu incarcerato sempre in Messico con il sospetto di aver preso parte all’omicidio di Lev Trotsky, fatto da lui sempre negato. Tornato in Italia nel dopoguerra fu segretario generale del Partito Comunista del Territorio Libero di Trieste, poi deputato e senatore dal 1958 al 1968.
Tracce reggiane di Vittorio Vidali a Cavriago, quando partecipò alla fine degli Settanta alla presentazione di un libro dedicato a un combattente reggiano morto in Spagna. Alla Festa nazionale dell’Unità del 1983 presentò il suo libro “Il comandante Carlos”.
(…) Il permesso di soggiorno in Messico gli è fornito dal pittore e ex comandante in Spagna David Alfaro Siqueiros. La segreteria del Soccorso Rosso Internazionale gli ha affidato il compito di organizzare gli aiuti ai profughi fuggiti dalla Spagna dopo la vittoria di Franco. Inizia a collaborare con il giornale El Popular, legato ai comunisti messicani. In America Latina ha molte amicizie influenti sul governo Cardenas. Piano piano si ricostruisce in Messico parte del gruppo che ha operato in Spagna. Vidali è amico di Siqueiros e dell’argentino Codovilla, entrambi protagonisti, il 20 maggio 1940, del primo attentato a Trotzkij.
La stessa pittrice Frida Kahlo, amica della Modotti e di Vidali, è sospettata a torto di aver fatto il doppio gioco e accusata d’aver preso parte all’attentato. Viene interrogata e incarcerata. Solo all’interessamento di Cardenas viene liberata. Tra Frida e Trotzkij era tra l’altro intercorso un rapporto intimo quando il russo era ospite in casa Kahlo. Lui le prestava dei libri e infilava tra le pagine dei bigliettini che erano richieste d’appuntamento e dichiarazioni d’amore. Per trascorrere qualche ore d’intimità s’incontravano in Calle Aguayo, a casa della sorella Cristina. Mentre Tina e Vidali restavano fedeli a Mosca, Frida e Diego Rivera invece aderivano alla IV Internazionale.
Il 20 agosto 1940 però gli agenti sovietici riescono a uccidere il fondatore dell’Armata Rossa con colpi di piccone in testa. Questi i fatti. Ramòn Mercader, l’assassino, conosce in Francia la cittadina americana d’origine russa Sylvia Angeloff, sorella di Ruth, una delle segretarie di Trotzkij. Entrambe le sorelle sono spesso ospitate con grande affetto da Trotzkij. Sylvia non è particolarmente bella, timida e ingenua. È giunta a Parigi con l’amica Ruby Weil, in realtà agente del NKvd e infiltrata negli ambienti trotzkisti americani. Ramon la corteggia e la ospita a Parigi dove può usufruire di appartamento affittato da Siqueiros nel 1938. Mentre Sylvia s’innamora, Ramòn tesse la tela. Nwecader è solito cambiare spesso nome: a Parigi è Mornard Jacques, a New York diventa Tony Babitch e Frank Jackson. L’imput attiva da New York e in particolare dal dirigente comunista Earl Browder, amico di Vidali, il quale incarica l’agente del Gpu Jack Stachel di far entrare in contatto Mercader con qualcuno che possa introdurlo nel selezionato giro di persone che circondano Trotzkij.
Il segretario del PCM Hernan Laborde, pur condividendo la lotta al trotzkismo ì contrario all’assassinio politico e cerca di ostacolare il piano. La sua opposizione è però sconfitta grazie all’appoggio del Partito comunista americano di Browder, che era stato il primo dirigente comunista ad accogliere Vidali al suo arrivo in USA e, forse, la persona che più di tutti ha insistito perché si recasse in Messico.
Sylvia e Ramòn si rivedono nel 1939 a N.Y. dove Ramòn dice d’essere giunto per sfuggire alla chiamata alle armi e di lavorare per una importante ditta commerciale. Lei è felice e non sospetta nulla. Trasferitosi a Citta del Messico ufficialmente per ragioni di lavoro, Ramòn e Sylvia convivono in modesto albergo e spesso Ramòn accompagna la sua amata alla casa di Trotzkij, dove lei lavora come segretaria.
Grazie a Sylvia e a sua sorella, Mercader stringe amicizia con alcune guardie del corpo del rivoluzionario russo, oltre che con il nipote Sieva. A poco a poco riesce a farsi accettare in casa e strige amicizia con lo stesso Trotzkij. Intravista la possibilità d’avvicinarsi a Trotzkij passa all’azione. Il metodo scelto è tra i più cruenti: userà una piccozza.
Poco dopo le cinque del pomeriggio Ramòn si presenta alla casa, avendo cura di parcheggiare la macchina in modo tale da non aver problemi a fuggire. E’ vestito di scuro con il cappello e l’impermeabile sul braccio che nasconde il micidiale attrezzo. Con la scusa di voler sottoporre a Trotzkij un articolo politico che ha scritto, si avvicina al rivoluzionario restando in piedi alle sue spalle. Quando Trotzkij è intento a leggere il documento sferra il micidiale colpo. Colpito alla testa, Trotzkij lancia un tremendo grido di dolore, mentre la moglie e le guardie del corpo si precipitano su Mercader e lo fermano.

Al processo Ramòn dirà: “Con la piccozza, chiudendo gli occhi, gli vibrai un tremendo colpo alla testa. Lui lanciò un grido che non dimenticherò mai. Balzò in piedi, si avventò su di me e mi morse la mano, vi sono ancora i segni dei denti. Lo scagliai a terra, ma lui si rialzò e cadde nell’altra stanza”.
Trasportato all’ospedale morirà il giorno dopo a 60 anni. Prima di spirare riesce a pronunciare qualche parola: Non bisogna ucciderlo. Occorre farlo parlare”. Cosa che non avvenne mai. Sua madre Caridad Del Rio Mercader, orgogliosa che fosse un agente segreto, lo aspetta invano con l’auto accesa in una via accanto e riparerà poco tempo dopo a Mosca. Ramòn conosciuto dalla polizia messicana come Jacques Mornard o Frank Jackon è condannato il 25 giugno 1944 a vent’anni di carcere, il massimo consentito dalle leggi messicane. I sovietici gli procurano l’avvocato Eduardo Cincieros. Tutti i giorni riceve la visita della giovane donna, Roquelia, che diventerà sua moglie e che ora è una agente del NKvd.
Liberato il 6 maggio 1960, trova ad aspettarlo dei diplomatici cecoslovacchi che gli consegnano un passaporto grazie al quale raggiunge Cuba e poi Mosca. I russi lo difenderanno sempre e onoreranno la madre, già combattente in Spagna, con l’ordine di Lenin. Figlia del governatore spagnolo di Santiago di Cuba, aveva sposato nell’11 l’industriale di tessuti Pablo Mercader dal quale aveva avuto 5 figli: Luis (combattente dell’Armata Rossa e professore emerito alla scuola tecnica superiore di ingegneria a Madrid), Jorge (membri del NKvd), Pablo (morto in battaglia durante la guerra civile spagnola), Montserrat (segretaria del comunista francese e combattente in Spagna André Marty, noto come il macellaio di Albacete) e appunto Ramòn. Dalla Spagna si rifugia a Mosca, dove Ramòn è addestrato ad azioni terroristiche da Pavel Sudoplatov, numero due di Barija e capo del gruppo speciale del NKcd per le operazioni speciali all’estero.
Dopo la morte di Stalin sarà arrestato e trascorrerà oltre 15 anni nei campi di prigionia. Riabilitato nel 1992 per aver agito su ordine del Comitato Centrale. Era stato decorato con l’ordine di Eroe dell’URSS e morirà il 10 ottobre 1978 a Cuba. Le sue ceneri sono state successivamente trasferite a Mosca, nel cimitero di Kuntsevo, accanto ala dacia di Stalin. Nel 1987 il Kgb ha disposto sulla sua tomba una lastra con questa iscrizione: “All’eroe dell’URSS Ramon Ivanovich Lopez (il suo nome russo). Sylvia invece morirà a Brooklyn nel 1995, tormentata per essere caduta così ingenuamente nelle mani dei sovietici.
Come abbiamo visto è a NY che Vidali incontra Browder, il segretario del Partito comunista messicano, e Stachel. Ciò accade prima del suo arrivo in Messico. Che sia andato a NY per ricevere ordini? La verità non si saprà mai. Nel suo libro di memorie Comandante Carlos Vidali sosterrà che allora ebbe con loro un violento scontro d’opinioni, così come accadde con l’emissario dell’Internazionale, l’argentino Victor Codovilla, deciso a liquidare l’ex capo dell’Armata Rossa.
La polizia continua a ritenere Vidali coinvolto nell’assassinio e nel marzo del 1941, lo arresta presso i giardini dell’Alameda Central. È rinchiuso in isolamento nel carcere di El Pocito. Grazie però alla rete d’amicizie e di complicità che ha tessuto in Messico, riesce a togliersi dai guai. In suo aiuto accorrono il senatore Luis Monzon e il figlio di questi, che è ufficiale del contro spionaggio.

Si muovono in suo aiuto anche Siqueiros e il console cileno Pablo Neruda, che ottiene un visto speciale per il Messico. Quando il poeta arriverà in Italia troverà al suo fianco come guida e organizzatore di diverse manifestazioni culturali il vecchio amico, mai dimenticato. Vidali scriverà: “La polizia politica sovietica tentò di coinvolgermi nel più losco e clamoroso complotto di quegli anni per isolarmi, per tentare di distruggermi politicamente, dal momento che non era riuscita, grazie a Elena Stassova, a Togliatti, a dirigenti del Comintern come Tom Bell, ad avermi nelle sue mani”. Lo storico Robert Conquest invece nel suo libro Il grande terrore afferma con sicurezza: “L’assassinio di Trotzkij fu affidato a un alto funzionario del NKvd, Ejtingon. Questi partì per l’America portando con sé Codovilla, che era stato coinvolto nell’assassinio di Nin in Spagna e Vidali, un altro dei più formidabili tra i Killer venuti dalla Spagna. E’ stato l’altro agente del NKvd a organizzare l’attentato a cui hanno partecipato Siqueiros e Vidali.
(1) Sull’omicidio di Trotsky, l’ombra di Vidali: comunista dei due mondi
(Fine).

Fabrizio Montanari, nato a Reggio Emilia, è giornalista pubblicista e scrittore. Collabora con diversi giornali e riviste storiche. E’ autore di numerosi libri sulla storia del movimento socialista e libertario italiano.
