I molteplici volti e l’avventurosa e misteriosa vita di Vittorio Vidali. Arruolato a Mosca nei servizi segreti Nkvd, seguace della linea stalinista, negli anni Venti fu inviato in Messico a disciplinare il Partito comunista locale. Fu poi promotore delle Brigate internazionali e comunista combattente in Spagna, con il nome comandante Carlos. Viaggiò ancora più volte in America Latina, nel 1940 fu incarcerato sempre in Messico con il sospetto di aver preso parte all’omicidio di Lev Trotsky, fatto da lui sempre negato. Tornato in Italia nel dopoguerra fu segretario generale del Partito Comunista del Territorio Libero di Trieste, poi deputato e senatore dal 1958 al 1968.
Tracce reggiane di Vittorio Vidali a Cavriago, quando partecipò alla fine degli Settanta alla presentazione di un libro dedicato a un combattente reggiano morto in Spagna. Alla Festa nazionale dell’Unità del 1983 presentò il suo libro “Il comandante Carlos”.
La tragica fine di Lev Davidovich Bronstein, noto come Lev Trotzkij è da sola in grado di illuminare il mondo comunista della terza internazionale, che tante illusioni e altrettante tragedie ha seminato il mondo.
Come ha affermato Victor Zaslabsky: “Fare i conti con lo stalinismo significa riconoscere l’enorme responsabilità storica dei partiti comunisti occidentali e di tutta la sinistra stalinista nei confronti di milioni di persone in Occidente che, motivate da nobili ideali di uguaglianza, hanno finito per appoggiare il regime totalitario sovietico e in particolare quello staliniano, uno dei più sanguinari e criminali della storia del XX secolo”.
Il fondatore dell’Armata Rossa, amico di Lenin e, per diversi anni, secondo solo a Stalin, sostiene la necessità storica di esportare la rivoluzione in altri Paesi, mentre Stalin è convinto che basti quella realizzata in Russia per liberare tutto il mondo. In realtà il dittatore sovietico vuole essere l’unico a dettare la strada agli altri comunisti e a imporre loro le sue condizioni.
Espulso nel 1927 dal partito e dall’Unione Sovietica nel 1929, Trotzkij viene messo su un treno con destinazione Odessa, dove lo imbarcano su un cargo sovietico diretto a Istanbul. Tranne che la Turchia che lo ha accolto in seguito a un accordo tra Stalin e Ataturk, nessun paese europeo è disposto a ospitarlo per non inimicarsi Stalin e mantenere buoni rapporti commerciali.
Nel 1932 gli viene tolta la cittadinanza sovietica. Dopo una breve permanenza in Francia e in Norvegia, riceve l’offerta di ospitalità dal presidente messicano Lazaro Cardenas. Per lui che in esilio ha creato la IV Internazionale, è un’occasione da non perdere per sottrarsi alla caccia spietata degli agenti segreti stalinisti. Stalin infatti lo vuole morto e per questo mobilita gli agenti del NKVD (polizia segreta).
Dopo 21 giorni di traversata, la petroliera Ruth, il 9-01-1937, entra nel porto messicano di Tampico. Ad accogliere Trotzkij, sua moglie Natalia Sedova e il nipotino Sieva ci sono pochi ammiratori e la pittrice Frida Kahlo. Diego Rivera, il suo compagno, è a letto ammalato. I due artisti per la loro simpatia politica verso l’uomo che ha osato contrastare Stalin sono già stati espulsi dal PCM e sono additati come traditori.

Poco dopo Trotzkij raggiunge in treno Città del Messico. In attesa di trovare un alloggio idoneo per la sua attività, è ospite nella Casa Azzurra che Frida gli mette a disposizione a Coyoacan. In URSS i suoi familiari e quelli della moglie sono stati sterminati: sua figlia, che era riuscita a emigrare a Berlino, si toglie la vita; il figlio Leon Sedov muore misteriosamente in Francia dopo un lieve intervento chirurgico. Così accade a molti suoi seguaci in tutto il mondo. La sua stessa ristretta corte infine risulta infiltrata di agenti sovietici.
Nella notte fra il 23 e il 24 maggio 1940, quando Trotzkij si è già trasferito in una piccola fortezza alla periferia di Città del Messico, messa a disposizione dal governo, un gruppo di fuoco composto da venti persone guidate dagli agenti segreti sovietici Siqueiros e Grigulevich, irrompe nella casa sparando all’impazzata raffiche di mitra. La pianta della casa è fornita al NKvd dall’agente Maria de la Sierra, addetta alla segreteria e infiltrata fin dai tempi della sua permanenza in Norvegia. Alcune guardie del corpo restano uccise. Trotzkij e la moglie invece si salvano nascondendosi sotto il letto. La polizia accerta che sono nella stanza da letto sono stati sparati circa 300 colpi. L’americano Robert Sheldon Harte, addetto alla sicurezza, che ingenuamente ha aperto la porta e che forse ha riconosciuto qualcuno degli assalitori, viene ritrovato cadavere in una casa di campagna di proprietà dello stesso Siqueiros. La catena degli amici è però pronta ad aiutare i responsabili dell’impresa fallita. Il poeta cileno Pablo Neruda, ad esempio, fa invitare Siqueiros nel suo paese per dipingere murales ed è così che il principale responsabile del primo attentato a Trotzkij non deve nemmeno comparire in tribunale.
Molti, specie l’opposizione radicale e la stampa borghese, ritengono tuttavia che la “missione” sia stata ideata con il contributo determinante dell’italiano Vittorio Vidali su incarico di Stalin. Vidali è un comunista triestino a lungo rifugiato a Mosca, sopravvissuto alle purghe del 1935. Combattente in Spagna dove crea il Quinto Reggimento (Comandante Carlos) è da molti considerato uno dei responsabili della repressione degli anarchici durante il maggio di sangue di Barcellona nel 1937. Morirà in Italia nel 1983 dopo aver guidato il Partito comunista del territorio libero di Trieste ed essere stato eletto senatore del PCI. In Messico si era legato sentimentalmente alla fotografa Tina Modotti. Già sospettato d’essere coinvolto nell’assassinio del rivoluzionario Antonio Mella, Vidali respingerà sempre le accuse di complicità nell’assassinio di Trotzkij, sospettando anzi d’essere stato vittima di un complotto ordito da Mosca, volto a eliminarlo perché al corrente di troppe informazioni compromettenti per il regime sovietico. Vediamo di ricordare i suoi movimenti.
Il 19 aprile 1939 Vidali raggiunge il Messico, dove ritrova, dopo l’avventura spagnola, Tina molto affaticata e invecchiata. I due sono ospitati dall’amico Diaz de Cosio. Sua moglie è la giovane e bella indios Isabel Carbajal, che qualche anno dopo sposerà Vittorio e gli darà il figlio Carlos (Carlitos).
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Fabrizio Montanari, nato a Reggio Emilia, è giornalista pubblicista e scrittore. Collabora con diversi giornali e riviste storiche. E’ autore di numerosi libri sulla storia del movimento socialista e libertario italiano.
