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Scommessa green: 30.000 alberi lungo il Rodano, esclusa la circonvallazione
di Iulio Lo Piccolo
Chi ha passeggiato a Reggio Emilia in estate negli ultimi anni sa cosa significhi camminare su un marciapiede senza ombra a metà pomeriggio. Il caldo non è solo una questione di temperatura: nelle aree densamente urbanizzate, si accumula, rimbalza sull’asfalto, non si disperde neppure di notte. Le isole di calore non sono un’astrazione climatica. Sono i quartieri est della città, le strade senza alberature, i parcheggi a cielo aperto che diventano forni da giugno a settembre.
Nasce per questa ragione il progetto più ambizioso che Reggio abbia avviato in anni recenti sul fronte del verde urbano: la riqualificazione dell’area del torrente Rodano e dei rii del Mauriziano. Un intervento da quasi due milioni di euro, i cui cantieri sono ufficialmente partiti a maggio 2026, con l’obiettivo di ridisegnare l’assetto ecologico del quadrante orientale delle città attraverso lotti di lavoro stagionali.
Un cantiere verde lungo 7 chilometri
I numeri sono significativi. E’ prevista la messa a dimora di 30.000 nuove alberature, la depavimentazione di 8.000 metri quadrati di suolo oggi coperti da asfalto o cemento, e il ripristino naturale di 7 chilometri di corsi d’acqua. Non si tratta di piantare qualche albero ornamentale: l’intervento attraversa i quartieri di Due Maestà, Buco del Signore, Bazzarola, San Maurizio, Gavassa, Mancasale, Pratofontana, fino alle frazioni di Gavasseto e Fogliano.
I siti interessati includono la sorgente del fontanile Ariolo, la confluenza del torrente Rodano con il rio Acque Chiare, il parco Acque Chiare, il bosco urbano Dario Fo, il bosco Paride Allegri e il tracciato della pista ciclabile Reggio-Gavassa. Si prevede la creazione di boschi misti, micro-foreste, siepi, fasce arbustive, zone umide e saliceti ripariali. Tipologie vegetali non sono scelte a caso, ma per la loro efficacia nel raffrescare l’ambiente circostante e nel trattenere le acque piovane.
Il progetto è promosso e gestito dall’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Centrale, cofinanziato al 75% dalla Regione Emilia-Romagna attraverso i fondi PR FESR 2021-2027, con la partecipazione del Comune di Reggio Emilia e del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale. Il costo complessivo è di 1 milione e 875 mila euro.
Il più grande Piano di Forestazione Urbana
Il progetto Rodano non nasce dal nulla. Si inserisce in un Piano di Forestazione Urbana che il Comune porta avanti da anni, con un obiettivo dichiarato di 50.000 piante messe a dimora in cinque anni. Solo nel 2024 sono stati piantati 1.268 nuovi alberi direttamente dal Comune. A gennaio 2025 sono stati aggiunti 112 alberi tra via Svevo e via Luxemburg: querce e frassini già di dimensioni discrete, finanziati come compensazione ambientale per un disboscamento non autorizzato. In città sono nate le prime microforeste Miyawaki, sfruttando un metodo di forestazione intensiva che abbina vegetali in spazi ridotti, capaci di accelerare i tempi di crescita rispetto alle piantumazioni tradizionali. Dal 2024, inoltre, venti parchi cittadini – tra cui proprio le Acque Chiare – sono stati inclusi in un programma di sfalcio ridotto: in alcune zone interne il taglio dell’erba avviene solo due volte l’anno, anziché quattro o cinque, per favorire la crescita spontanea della vegetazione e la biodiversità. Un cambiamento che ai cittadini può sembrare trascuratezza, ma che ha una logica ecologica precisa: permettere agli insetti impollinatori di completare il ciclo riproduttivo e al suolo di assorbire più acqua e CO2.
La circonvallazione, grande esclusa dal piano
La circonvallazione di Reggio Emilia – i viali che cingono il centro storico e che potrebbero essere uno dei polmoni verdi più accessibili della città – soffre da anni di una cronica insufficienza di alberature. Già nel 2009 un censimento del Comune rilevava 988 esemplari a fronte di ben 1.140 fallanze: in sostanza, i “buchi” lasciati dai vecchi abbattimenti superavano il numero delle piante vive. Da allora gli interventi di reimpianto sono stati frammentari, limitandosi a poche decine di tigli in viale dei Mille e sei platani in viale Piave. Il dottor Paolo Formentini, fondatore della sezione reggiana di ISDE-Italia (Medici per l’Ambiente), ricorda spesso un dato chiaro: in una strada urbana non alberata circolano nell’aria da 10.000 a 12.000 particelle di particolato per litro, contro le 1.000-3.000 di una via protetta dalle fronde. La differenza ha ovvi riflessi sulla salute pubblica. Eppure, la circonvallazione non rientra nel Piano di Forestazione né nel progetto Rodano. Resta lì, a ricordare che una strategia ambientale non può limitarsi alle nuove grandi opere periferiche, ma deve saper curare e completare anche il verde nel cuore della città.
Un albero messo a dimora oggi inizierà a produrre ombra significativa e ad assorbire CO2 in modo rilevante tra quindici, vent’anni. Questo non è un limite, ma la ragione per cui bisogna iniziare adesso.
Il progetto Rodano non risolverà inquinamento e eccesso di calore delle più prossime estati. Ma chi camminerà lungo il torrente nel 2040, o pedelerà sulla ciclabile Reggio-Gavassa sotto una volta di alberi maturi, beneficerà di decisioni prese oggi. E continuerà a chiedersi perché i viali intorno alla città siano stati esclusi dall’intervento.