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Bosco Ospizio, Italia Viva: “Il Comune non può rimangiarsi la parola”
di Glauco Bertani
Abbiano incontrato Maura Manghi, presidente di Italia Viva a Reggio Emilia per affrontare diversi punti caldi che riguardano la città, dallo stato del centro storico, alle riqualificazioni urbane, alla sicurezza. Ed era inevitabile, ça va sans dire, toccare la vexata quaestio del cosiddetto “bosco Ospizio”.
Manghi, le chiedo quali sono, secondo il suo partito i mali del centro storico di Reggio Emilia?
I mali del centro storico di Reggio Emilia sono in gran parte quelli di quasi tutte le realtà urbane del nostro Paese e della nostra regione: svuotamento dei luoghi commerciali falcidiati dal commercio on-line, spostamento fuori dal centro delle attività amministrative, invecchiamento della popolazione che vi risiede, alcune zone ad alta pericolosità, come le aree attorno alla stazione, e così via.
E i rimedi? Voi siete nella maggioranza che sostiene il sindaco, questa amministrazione che cosa sta facendo in concreto? Ha un passo diverso questa giunta rispetto a quelle precedenti?
Credo che questa giunta abbia alzato il livello di attenzione sul centro storico, aumentando le occasioni di socializzazione in centro, prevedendo miglioramenti negli accessi e nelle opere di riqualificazione.
Certo che operazioni come la riqualificazione della Caserma Zucchi o del Parco del Popolo daranno i risultati solo fra alcuni anni e non certo nella durata della consiliatura.
Inevitabile parlare di sicurezza. La situazione di alcune zone della città, in questi ultimi anni, è indubbiamente peggiorata, sembra andata fuori controllo. Reggio si è sempre vantata dei propri servizi e della proprie capacità di accoglienza, che cosa non ha funzionato, allora, nella macchina comunale?
Temo che il problema della sicurezza sia purtroppo al di là delle capacità e delle competenze di una giunta comunale. Possiamo certamente aumentare la video sorveglianza nelle zone “calde”, aumentare le pattuglie della polizia municipale nelle strade, chiedere alle forze dell’ordine un impegno maggiore sul nostro territorio, e certamente cercheremo di impegnarci per questo. Ma non possiamo provvedere come Comune al rimpatrio o all’espulsione di chi da residente illegale compie reati.
Può farci alcuni esempi?
Certo, ne faccio un paio. Il Comune e i servizi sociali possono cercare di attuare controlli più stringenti sui soggetti fragili che possono essere più pericolosi per sé e per gli altri solo se vi sono segnalazioni, da parte dei soggetti competenti, ad esempio di post e sociali inneggianti a qualche forma di crimine. Certamente non in autonomia. E occorre un coordinamento più stretto anche con la magistratura che non vorrei sottovalutasse a volte il peso sociale della microcriminalità.
Come proposta cercherei comunque di implementare la collaborazione con la cittadinanza: la segnalazione di comportamenti pericolosi e sospetti, magari filtrata dai gruppi di comunità credo sia essenziale per prevenire la microcriminalità.
Qual è la vostra posizione sul cosiddetto “bosco Ospizio”, anche alla luce delle attuali proteste che invocano il verde al posto del cemento, del centro commerciale Conad, una scelta che secondo i manifestanti contrasterebbe con i cambiamenti climatici, portatori di estati sempre più calde?
Crediamo che la posizione dei dimostranti sul cosiddetto “bosco Ospizio” contenga alcuni errori di fondo. Ovviamente nessuno di noi mette in discussione l’esistenza del cambiamento climatico o le sue conseguenze, come le estati torride e secche inframmezzate da eventi atmosferici anche catastrofici.
Quello che non condividiamo è che si chieda al Comune di violare la legge e la parola data (perché una convenzione firmata ed un permesso di costruire rilasciato – con oneri peraltro già pagati – equivalgono ad una promessa legale) sia il modo per risolvere i problemi climatici.
Il tutto in un secondo tempo intriso da una pesante campagna anti imprenditoriale e da attacchi alla libertà economica, come se spettasse a pochi dimostranti, in parte nemmeno reggiani, decidere se e dove potranno sorgere supermercati o spazi diversi.
C’è un possibile dialogo con Conad?
Come ho detto in un altro nostro intervento, parliamo con Conad per eventualmente aumentare la parte verde del progetto, rivediamo il piano del verde della città per i prossimi anni, ma non commettiamo illegalità nel frattempo.
E permettetemi una piccola nota polemica: il cambiamento climatico si combatte forse con un albero in più, ma si combatte maggiormente implementando fonti di energia che producono meno o niente Co2 come il nucleare, l’idroelettrico, l’eolico. Guarda caso tutte cose combattute da buona parte dei sostenitori del “bosco”.
Riqualificazione delle piazze come piazza della Vittoria, o come quella di Porta Santo Stefano oggetto di molte critiche, Italia Viva come la pensa? E la Reggia di Rivalta come tenerla viva tutto l’anno?
Non fatemi entrare nella ormai ridicola discussione su “fontana sì fontana no” per favore! Porta Santo Stefano mi piace, piazza della Vittoria un po’ meno perché, fontana a parte che invece apprezzo, la trovo troppo spoglia. Una piazza così più che un mercato settimanale non proprio di alto livello, dovrebbe contenere gazebo, arredo urbano, magari anche qui un po’ di verde e così via. Anche una piazza commerciale ma più selezionata come avviene in alcuni periodi dell’anno. Per la Reggia di Rivalta credo che si debba cercare di provvedere anche a qualche evento non solo estivo per tenerla più viva.
Sulla Rcf Arena ci sono state forti polemiche per la cancellazione della stagione 2026. L’unico appuntamento previsto previsto nel 2027. Quali sono le cause dell’insuccesso? E ha un futuro l’Arena secondo lei?
L’Arena è una bellissima realizzazione. Può avere certamente un futuro se gestita in maniera più professionale di quanto avvenuto fino ad oggi. Personalmente credo che si debba puntare anche su spettacoli medi o addirittura piccoli e non focalizzarsi solo sul grande evento che si verifica al massimo una volta all’anno. Ma non sono certo un’esperta di concerti e vorrei che intervenisse chi ne sa più di me.
Reggio è piena di progetti realizzati, ma sembra quasi incapace di mantenerli vivi. Anche le Reggiane sono in queste condizioni? Il Tecnopolo funziona o gli fa specchio tutta quella parte ancora abbandonata, forse in attesa di riqualificazione, se ma ci sarà?
È proprio di pochi giorni fa la notizia dell’abbattimento di un’altra parte di muro delle Reggiane. Il Tecnopolo e la parte già riqualificata sono molto belli, la presenza di aziende come il Credem, dell’Università e di uffici di privati e professionisti ne garantisce nel medio termine il funzionamento.
Bisogna terminare l’opera però. Un’operazione che non può essere fatta solo dall’ente pubblico ma occorre un vero, serio parternariato pubblico e privato.
E qui torno al problema di prima. Come può un privato credere in un’operazione congiunta con l’ente comunale se non può fidarsi degli accordi presi?
Massimo Gazza, segretario provinciale del Pd, in un’intervista a Telereggio, parla di un rilancio dell’attività della giunta, perché secondo lei? Quali problemi ci sarebbero?
Come partito che ha sostenuto la giunta Massari chiediamo anche noi che si proponga una forte azione di rilancio. Un rilancio che però non passa solo dalla realizzazione di nuove opere pubbliche, ma dal riprendere in mano il ragionamento su che tipo di città vogliamo non per i prossimi due ma per i prossimi 10 o 15 anni. Una città che oggi vede un impoverimento costante delle sue realtà imprenditoriali, con aziende che chiudono o che passano di mano a fondi stranieri (e ne conosciamo tutti i rischi), con un terziario che non decolla, con un commercio in agonia (ma noi attacchiamo i pochi che investono come Conad) con la sola eccezione ma solo in parte della ristorazione.
Non crediamo che il futuro di Reggio passi dalla stagnazione e dalla decrescita quindi occorre rimboccarsi le maniche.