Tra l’8 e il 9 settembre reparti tedeschi occupano le caserme e gli edifici pubblici e governativi. Alcuni episodi di resistenza sono dovuti più al senso dell’onore o al sentimento antinazista di alcuni soldati e ufficiali che non alle disposizioni del governo. Praticamente soldati, armi, magazzini militari, sono posti nelle mani dei tedeschi. Nei dintorni della città sono accampati numerosi reparti tedeschi corazzati calati in Italia dal Brennero dopo l’arresto di Mussolini, il 25 luglio 1943, il cui comando è situato nelle ville del Parco Terrachini.
La sera dell’8 settembre però, queste truppe lasciano improvvisamente la città per ritirarsi nei loro accampamenti. Intanto il Comando del Presidio Militare ordina ai reparti dipendenti di provvedere alla difesa delle caserme. Verso le 23, il Comandante del Presidio comunica la sua decisione di consegnare le truppe nelle caserme con l’ordine di opporsi ad eventuali attacchi tedeschi. Sono fatti rientrare anche i pattuglioni che erano stati dislocati alle quattro porte della città. Dalla mezzanotte alle 2 del giorno 9 le truppe corazzate tedesche circondano le caserme e la Prefettura. La superiorità tedesca è impressionante. Forse, con qualche iniziativa autonoma, gli ufficiali avrebbero potuto ancora salvare una parte della truppa e del materiale. Ma ogni comando attende ordini dal Comando superiore senza ricevere peraltro nessuna direttiva. In Prefettura e in Questura viene opposta una certa resistenza.
Il bersagliere Isidoro Favero da Treviso rimane ucciso mentre due agenti riportano delle ferite. Alla Caserma Zucchi, la resistenza è vivace ma breve. Numerosi mezzi corazzati sono schierati in viale Antonio Allegri, nella circonvallazione e in Via Franchetti. I tedeschi attaccano l’entrata principale e poco dopo quella secondaria della porta carraia con armi automatiche, mentre nuclei di SS lanciano bombe a mano.

Nel cortile già vi sono vari feriti: reclute ancora in borghese scese al segnale d’allarme. Sfondato il cancello con un carro armato, le SS penetrano nell’interno ove catturano e disarmano gli ufficiali. Cadono gli artiglieri Giannone Antonio da Palermo, Bertoni Lino da Forlì e Giannotti Carlo da Pesare. In tutto 3 morti e 9 feriti di cui uno gravissimo.
Anche alla Caserma dei Bersaglieri situata via dell’ospedale vecchio (oggi via Dante) viene opposta una breve resistenza. Mentre all’aeroporto, è ucciso l’aviere Mario Pirozzi da Napoli.
Nei tentativi sporadici di difesa effettuati presso le varie caserme, si ebbero così 5 morti e 11 feriti italiani. Da parte tedesca un carro armato fuori uso e perdite imprecisate, ma certamente lievi, in uomini.
SOLDATI E CITTADINI
Spezzata ogni resistenza, i soldati italiani di stanza a Reggio sono ammassati nelle caserme, assieme a numerosi altri che i tedeschi catturano lungo le vie o alla stazione ferroviaria. Fin dalla notte però sono cominciate le diserzioni.

In mezzo a questo sbandamento, l’unica coerente azione è quella della popolazione, che dall’alba del giorno 9 in poi solidarizza coi soldati, aiutandoli a non farsi catturare dai tedeschi. Gli abitanti delle case vicine alle caserme accolgono e vestono molti di questi sbandati i quali, in strada, trovano sempre chi insegnava loro il tragitto migliore o un rifugio sicuro. Si videro donne prendere a braccetto giovani fino allora sconosciuti, uomini vestiti nelle forme più strane sgattaiolare agli angoli delle vie, soldati ancora in divisa infilare portoni di case ignote, certi sempre di trovare appoggio e consiglio.
Il Comando Militare germanico impone il coprifuoco alle ore 20 e le pattuglie nemiche battono le strade.
“La fraternizzazione fra soldati e cittadini, manifestatasi in quell’occasione, sarebbe continuata anche nei mesi seguenti in forme molteplici. L’aiuto si estenderà spontaneamente, e talora in forma organizzata, fin dai primi giorni anche ai prigionieri anglo-americani lasciati in libertà l’8 settembre dai soldati italiani” (Guerrino Franzini, 1966).
Il Prefetto aderisce alla nuova realtà e ordina alla Questura di collaborare con i tedeschi. Il Comando delle SS è stabilito nel palazzo del governo.
La sera dell’8 settembre a Reggio Emilia si riuniscono alcuni dirigenti del partito comunista, mentre il 9 settembre, presso Montecavolo, si tiene una seconda riunione in cui si gettano le basi della organizzazione militare del partito.
Nella prima immagine: tedeschi a Reggio Emilia. L’autore è il fotografo della Propaganda SS Ferdinand Rottensteiner
