(L’orrendo batrace nella vignetta di Gigi Cavalli Cocchi, batterista e disegnatore che ha illustrato il libro “Favolanti” dello scrittore e giornalista Mario Sabia).
Siamo nel 1986 e sulle colonne della Gazzetta di Reggio spunta la vicenda di un enorme rospo in grado di mangiare anche i gatti: fu subito denominato “orrendo batrace”.
Siamo nella zona di Novellara e una donna, che nessuno conosce, dice di essere stata spaventata dai versi mostruosi emessi nella notte da un animale. Versi che potevano essere quelli di un rospo o di una rana di gigantesche dimensioni.
Ovviamente tutto falso ma occorreva una testimonianza, che venne prontamente inventata: un’altra persona della zona diceva di avere visto qualcosa di scuro e di brutto che si muoveva nei campi vicino a un corso d’acqua e di avere poco dopo sentito gli stessi orripilanti versi uditi dalla donna.
Il titolo della Gazzetta fu: “Enorme, un animale mostruoso e sconosciuto si aggira nelle campagne di Novellara”. Il sottotitolo: ” “Qualcuno lo ha sentito, altri lo hanno visto”.
Il colpo di genio non fu però nel titolo ma nel sommario dove venne scritto per la prima volta “l’orrendo batrace”.
Questa espressione diventò mitologica all’istante: già in redazione alla lettura del titolo, qualcuno rimase colpito.
L’orrendo batrace diventò subito una leggenda, ma sul giornale ebbe una vita un po’ più corta. Venne interpellato un esperto di animali che
chiamò in causa le rane toro, dubitando però che potessero arrivare alle dimensioni citate dal giornale. Poi solito giro di carabinieri (nessuna segnalazione) con articolo di indagine sulle ricerche (mai nemmeno prese in considerazione) e terzo giorno nei bar della Bassa con la gente contenta di finire sulla Gazzetta con nome e foto per parlare seriamente
di qualcosa che non era mai esistito.
Da notare che l’orrendo batrace ha resistito per anni e anni come leggenda.
E tuttora si ripresenta nella memoria degli studiosi di storia locale e persino nelle tesi universitarie della università di Reggio.
