Il romanzo storico Virgilia (PaperHill ed.), dell’avvocato Massimo Carugno colma un vuoto storico e sana una ingiustizia morale, che da troppo tempo avevano relegato la figura di Virgilia D’Andrea al cerchio dei compagni di fede politica e di qualche amatore di storie apparentemente minori.
In realtà la figura di questa donna si è eretta, nei primi trent’anni del Novecento, come un faro di libertà e di umanità in una Europa ormai avviata verso la notte delle dittature.
L’anarchica “umanitaria” D’Andrea ha provato sulla sua pelle la sofferenza dell’orfanotrofio dopo la morte prematura e in parte misteriosa del padre e l’amore disinteressato e assoluto per il suo compagno e guida Armando Borghi, uno dei più stimati e prestigiosi protagonisti del movimento libertario italiano.
L’autore segue la protagonista del romanzo in tutti i suoi numerosissimi spostamenti in Europa e negli USA, raccontandone lo spirito di sacrificio, il desiderio di liberare l’umanità dallo stato d’asservimento al potere dispotico dello Stato e del denaro, nella convinzione che solo la libertà di scelta individuale, associata alla giustizia sociale, possano costruire una società più giusta.
Nata nel 1888 a Sulmona e quindi concittadina dell’autore del libro, fu protagonista di tutte le lotte sociali e politiche che investirono l’Italia, l’Europa e le Americhe nei primi trent’anni del secolo scorso. Convinta pacifista si batté fin da ragazza contro ogni conflitto armato, dalla Settimana Rossa, alla guerra di Libia e alla Prima guerra mondiale, tenendo incontri, manifestazioni e comizi ovunque la chiamassero. Fermamente e fieramente antifascista rappresentò una continua spina nel fianco di Mussolini e del suo regime, fino a quando fu costretta a lasciare l’Italia per l’esilio in Germania, in Francia e infine negli USA.
Fu in prima fila in Europa e in America, nella campagna pro Sacco e Vanzetti, incoraggiò il movimento femminista nella rivendicazione dei diritti civili e del suffragio universale, promosse, da maestra, attenta e generosa quale era, l’alfabetizzazione dei bambini, la loro liberazione dalla mortale morsa della miseria, grazie a molte raccolte di fondi, impegnandosi nell’ardua impresa di toglierli dalla solitudine dei collegi e degli orfanatrofi.
Ma Virgilia non è stata solo una militante politica, ma si rivelò anche una poetessa (Tormento, Torce nella Notte) sensibile e fiduciosa nel futuro, una impegnata giornalista (a Parigi diresse la bella rivista Veglia), una maestra attenta ai bisogni materiali e psicologici dei suoi alunni e una delle prime femministe.
Massimo Carugno è riuscito a raccontare e valorizzare con efficacia tutto questo, incorniciandolo nell’amore infinito per il suo Armando. Ne è nato un romanzo storicamente preciso, arricchito di vicende intime verosimili e di un finale alquanto suggestivo e non scontato nella New York del giugno 1933.
Virgilia è tornata così finalmente nella memoria collettiva dei democratici e nella sua Sulmona da dove tutto partì, dopo anni di grande tristezza e solitudine nel locale collegio.
Leggendo il libro con attenzione si coglie il profondo affetto, la stima, il rispetto e il ringraziamento dell’autore per concittadina unica per coraggio, dedizione alla causa dei diseredati e al suo uomo, ma soprattutto libera.
Intervistata da un giornalista che le aveva chiesto quando gli anarchici sarebbero stati disponibili ad entrare in un governo, rispose “Noi anarchici non entreremo mai in un governo. La nostra missione è diversa. Non siamo però dei perdenti.
In realtà vinciamo ogni volta che l’uomo amplia, anche di poco, i confini della propria libertà individuale e sa e vuole condividere questa conquista con tutti”.

Fabrizio Montanari, nato a Reggio Emilia, è giornalista pubblicista e scrittore. Collabora con diversi giornali e riviste storiche. E’ autore di numerosi libri sulla storia del movimento socialista e libertario italiano.
