A Bosco Ospizio, tra polizia, vigili urbani e agenti in assetto antisommossa, la presenza dello Stato si vede eccome. Le ruspe entrano, il cantiere del nuovo Conad prende avvio e il dispiegamento delle forze dell’ordine accompagna l’operazione. Uno spettacolo che suggerisce una domanda molto semplice: se una presenza altrettanto incisiva fosse garantita nelle zone della città dove i cittadini chiedono sicurezza, quanto cambierebbe la loro vita? (ilrestodelcarlino.it)
Perché il punto è questo. Vedere tanti uomini concentrati in un solo luogo fa venire voglia di chiedere lo stesso impegno per chi torna a casa la sera, per chi tiene aperto un negozio, per chi vorrebbe attraversare il proprio quartiere senza sentirsi abbandonato.
Non occorre una laurea in strategia militare per capire che una presenza regolare e visibile può scoraggiare comportamenti criminali e consentire interventi più tempestivi. Non risolve tutto, certamente. Ma sarebbe già qualcosa di più concreto dell’ennesimo discorso sulla sicurezza, pronunciato davanti a un microfono e dimenticato appena spento.
A Bosco Ospizio, intanto, la capacità di concentrare uomini e mezzi è sotto gli occhi di tutti. Bene: i cittadini hanno il diritto di chiedere come quella capacità venga impiegata nel resto di Reggio Emilia. E soprattutto secondo quali priorità.

Gli agenti svolgono il servizio che viene loro assegnato. Le domande vanno rivolte a chi decide l’impiego delle risorse e a una politica che dovrebbe spiegare le proprie scelte con qualcosa di più convincente delle formule di circostanza. Poi c’è il conto. Perché un simile apparato non si materializza gratis. Ci sono ore di servizio, mezzi, organizzazione e personale impegnato. Risorse pubbliche. Denaro dei contribuenti.
Quanto costa questa operazione? Quali esigenze hanno determinato l’entità del dispiegamento? Quali servizi sono stati garantiti contemporaneamente negli altri quartieri? Sono domande normali. Anzi, dovrebbero essere le prime in una città amministrata con attenzione al denaro pubblico.
A mio giudizio, una concentrazione così imponente merita una spiegazione altrettanto precisa. Altrimenti la sensazione di uno spreco diventa difficile da liquidare con il solito invito a fidarsi. La fiducia non sostituisce il rendiconto, e il contribuente non è un bancomat al quale chiedere soldi e raccomandare silenzio.
Sul futuro di Bosco Ospizio si può discutere, anche duramente. Ma la questione delle priorità riguarda tutti, compresi quelli che non hanno mai partecipato a un presidio e del nuovo supermercato pensano tutto il bene possibile.
Anche loro pagano. Anche loro hanno diritto alla sicurezza. Anche loro possono chiedere perché una mobilitazione tanto visibile non possa tradursi in una presenza più costante dove serve ogni giorno.
La politica dovrebbe avere il coraggio di rispondere con uomini, orari, costi e risultati. Le rassicurazioni sono comode soprattutto per chi le pronuncia. E a chi abita negli altri pezzi della città resta una battuta amara: per ottenere tanta attenzione, bisognerà forse chiedere di diventare un cantiere?

Giacomo Scillia, per 20 anni segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.
