L’epilogo era già scritto dopo il derby con il Modena, mancava solo un miracolo o l’ufficialità della retrocessione, quella che adesso c’è: dopo tre anni di serie B, la Reggiana scende in C, e lo fa da terzultima del campionato.
Contro la Sampdoria il loro dovere i granata l’hanno fatto, vittoria per 1 a 0 con rete di testa di Novakovich. Ma poco importa. La partita non ha significato. La stagione è stata sofferta e costellata di errori, se è vero che sulla panchina si sono alternati tre allenatori diversi e che con il mercato di gennaio, alla luce dei fatti, la squadra si è indebolita, anziché rafforzata. L’ultima partita è terminata tra i fischi. E’ ci mancherebbe, è stata una serata triste per gli appassionati dei colori granata.
Ma c’è un però. Il signor Romano Amadei, patron della Reggiana e di Immergas, che potrebbe godersi una meritata vita tranquilla, ha detto qualche giorno fa: “Io sono un uomo che vuole vincere. Se retrocederemo non faremo una squadretta e neanche un campionato di transizione. Formeremo una squadra competitiva per tentare di risalire subito. Certo avremo bisogno di nuovi soci per reperire le risorse necessarie”. Ecco, se una persona seria come Amadei spende simili parole, in tempi tutt’altro che semplici per chi vuol trovare chi voglia mettere cuore e soprattutto molti soldi per inseguire un sogno e spingere una passione che coinvolge una città intera, allora i tifosi granata, passata la comprensibile delusione, possono guardare al futuro con fiducia: c’è una casa dalla quale ripartire. E di questi tempi, non è cosa da poco.
