Nei giorni della venuta a Reggio Emilia della principessa Kate Middleton si è voluto ricordare la nascita del modello reggiano di educazione, ma compiendo un grave errore o meglio un’assurda dimenticanza. Occorre infatti ricordare che se Reggio ha assunto nel secondo dopoguerra una funzione di rilievo internazionale nel settore dei servizi all’infanzia per i bambini, questo, oltre alla raffinata intelligenza di Loris Malaguzzi e alle amministrazioni comunali del tempo che vi hanno investito risorse, si deve alla semina di uomini come Luigi Roversi (Reggio Emilia, 1858-1917), sindaco socialista dal 1901 al 1905 e poi dal 1907 alla morte avvenuta nel 1917, e Giuseppe Soglia, direttore didattico delle scuole elementari, allora di competenza comunale, venuto dalla Romagna.
Il modello, per attecchire, aveva bisogno di un terreno propizio e questo è stato creato, quasi mai lo si ricorda, dalle amministrazioni socialiste d’inizio Novecento, con la fondazione e diffusione del sistema non solo in età scolastica, ma anche prescolastica.
Viene fondato nel 1912 il primo asilo comunale tra Villa Gaida e Cella, dove avevano fatto capolino alcuni laboratori con presenza di lavoro femminile. Durante la guerra, a partire dal 1915, vennero poi progettati asili in tutte le ville comunali, con la sola esclusione di Canali, dove funzionava l’asilo creato e finanziato dal barone Raimondo Franchetti. Se con gli asili privati era possibile stabilire un punto di coesistenza, più difficile era farlo con le strutture ecclesiastiche che guardavano agli asili comunali con molta diffidenza.
Luigi Roversi, che veniva amichevolmente chiamato “Al sgnòur Gigi”, è stato sicuramente il sindaco più importante (per realizzazioni, significato politico, generosità, spirito di sacrificio e, parafrasando Zibordi, morte sul campo di battaglia, perché morì per una polmonite contratta in montagna mentre cercava con un furgone scoperto legna per riscaldare le sue scuole, assumendo dunque un’immagine da eroe tragico) della storia di Reggio Emilia.
Una personalità del genere meriterebbe ben altro riconoscimento dalla sua città. Invece resta l’amarezza per il centenario della sua scomparsa (il cinquantenario è stato ricordato dall’allora sindaco Renzo Bonazzi nel 1967) è stato completamente ignorato da tutte le autorità locali. Solo un servizio di Telereggio ha fatto eccezione nel più assordante e complice silenzio generale.
