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Monopattini e bici elettriche, la strada non è una jungla: come funziona
di Glauco Bertani
Dal 16 maggio è scattato l’obbligo della targa per i monopattini elettrici. A luglio sarà obbligatoria anche l’assicurazione. Sull’argomento abbiamo intervistato Carlotta Bonvicini, 42 anni, assessora alle Politiche per il clima e alla Mobilità sostenibile del Comune di Reggio Emilia.
Assessora potrebbe farci il punto della situazione?
Sui monopattini elettrici siamo in una fase di progressiva applicazione delle nuove norme nazionali. Dal 16 maggio è entrato in vigore l’obbligo del contrassegno identificativo e nei prossimi mesi è previsto anche l’avvio dell’obbligo assicurativo. Sono disposizioni definite a livello nazionale e che i Comuni sono chiamati ad applicare. Credo però che sia importante mantenere uno sguardo equilibrato: i monopattini, come le biciclette, rappresentano uno strumento di micromobilità che in questi anni ha consentito a molte persone di spostarsi in modo sostenibile, accessibile e spesso alternativa all’auto privata. Naturalmente servono regole, sicurezza e rispetto reciproco, ma senza demonizzare mezzi che possono contribuire a città meno congestionate e meno inquinate.
La Polizia locale ha cominciato a fare i controlli per il rispetto della norma sull’obbligo della “targa” per i monopattini elettrici? Da tempo c’è anche l’obbligo del casco, avete monitorato il rispetto di questa norma?
La Polizia locale svolge controlli sul rispetto delle norme del Codice della strada e continuerà a farlo anche rispetto alle nuove disposizioni sui monopattini. Sul tema del casco e più in generale dei comportamenti corretti, il nostro obiettivo non è solo sanzionatorio ma anche educativo.
La sicurezza stradale si costruisce certamente con i controlli, ma soprattutto promuovendo una cultura della convivenza tra tutti gli utenti della strada. È importante ricordare che i comportamenti pericolosi riguardano tutte le modalità di spostamento e che il tema della sicurezza va affrontato nel suo complesso.
In centro storico, ma non solo, sfrecciano quelle grosse biciclette, che in realtà sono dei veri e propri a ciclomotori truccati. Possono essere pericolose soprattutto per pedoni e ciclisti, la Polizia locale interviene?
Sul tema delle cosiddette “bici elettriche maggiorate” o mezzi modificati, è evidente che quando un veicolo non rispetta le caratteristiche previste dalla normativa e si avvicina di fatto a un ciclomotore, si entra in un ambito che richiede verifiche e controlli specifici. Il fenomeno si è diffuso perché molti utenti comprano i mezzi online che arrivano quindi senza un filtro dai rivenditori che hanno invece l’obbligo di vendere solo mezzi conformi alla normativa.
La Polizia locale interviene nei casi in cui emergono situazioni non conformi o pericolose e sicuramente è importante aumentare i presidi e i controlli. Soprattutto per educare al fatto che mezzi che circolano oltre i 20km all’ora (le bici elettriche e i monopattini da normativa non possono superare i 25 km all’ora e 20 km all’ora) devono prediligere la circolazione sulla strada e non su percorsi ciclopedonali. Anche qui però è utile distinguere: non tutte le biciclette elettriche sono irregolari e non va fatta confusione tra mezzi conformi e mezzi alterati.
In giro si vedono, la sera, tantissime bici senza fanali e, a tutte le ore del giorno, ciclisti che procedono sulle piste ciclabili nel senso contrario al senso di marcia. Oppure usano il marciapiede non potendo farlo. Avete valutato l’ipotesi di impegnare la Polizia locale per la repressione o, come dice lei, l’educazione dei ciclisti?
Le biciclette sono uno degli strumenti che come amministrazione promuoviamo perché aiutano a ridurre traffico, emissioni e occupazione dello spazio pubblico. Questo naturalmente non significa che chi usa la bicicletta non debba rispettare le regole. Luci, corretto utilizzo delle infrastrutture e rispetto del Codice della strada valgono per tutti. La Polizia locale svolge già attività di controllo e sensibilizzazione e continuerà a farlo. Tantissimo fa anche la Fiab locale su questo tema, con cui collaboriamo sia nelle scuole, sia in diverse iniziative pubbliche. Penso che la sfida di questo tempo sia davvero intercettare l’utenza su canali di comunicazione nuovi, che arrivino a tutti, specialmente i giovani adulti, che non possiamo più intercettare nelle scuole.
Ormai è pensiero comune che la bicicletta sia un mezzo pericoloso.
Evitiamo di trattare la bicicletta come un problema della sicurezza urbana. Proprio in questi giorni abbiamo assistito all’ennesimo grave episodio che ha coinvolto un ciclista investito mentre attraversava una ciclopedonale: questo ci richiama alla necessità di lavorare sulla sicurezza di tutti gli utenti della strada, sensibilizzando maggiormente chi è alla guida dei mezzi più impattanti, come le auto, per cui velocità e distrazione restano le principali cause di scontro stradale, in cui però a farne le spese sono sempre gli utenti più vulnerabili.