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Gli anni da bere di Vandelli, ma una Reggiana da serie A finisce in C
di Alessandro Bassi
Dal Quadrumvirato a Vandelli (1969/70 – 1987/88) (5)
È l’estate del 1969, l’estate dei piccoli e grandi passi sulla Luna e dei sogni immensi nel fango di Woodstock. Tutto è possibile in quella irripetibile estate, anche sognare la Serie A a Reggio Emilia.
Dalle stelle alle stalle. E ritorno.
Sfumata la Serie A per un punto, la Reggiana non cambia i piani e punta decisa al paradiso. I granata nel campionato 1969/70 partono tra i favoriti, ma il copione che ha in serbo il destino è ben diverso dai precedenti. La Reggiana fatica, l’ambiente perde entusiasmo e ben presto i sogni di gloria svaniscono al cospetto della terribile realtà di dover rimboccarsi le maniche per difendere la categoria. Se nel giugno del 1969 un punto non aveva permesso alla Reggiana di conquistare la promozione in serie A, dodici mesi dopo è sempre un punto che si intromette tra i granata e il loro – nuovo – obiettivo, ma questa volta quel piccolo punto in meno condanna la Reggiana nella classifica avulsa alla retrocessione.
Il pregio dell’ambiente granata è quello di non demoralizzarsi, la dirigenza vuole riconquistare subito la Serie B e la squadra è quasi tutta riconfermata. La prima parte della stagione è caratterizzata da tanti pareggi, poi i granata – guidati da quell’anno da Ezio Galbiati – capiscono cosa devono fare e puntano decisi al vertice della classifica. L’apoteosi domenica 6 giugno del 1971 a Trieste, quando grazie alla rete di Spagnolo la Reggiana vince 1 a 0 e conquista la matematica certezza della promozione.
Luci spente al Mirabello.
Ritrovata dopo un solo anno la Serie B, la Reggiana di Galbiati cambia pochissimo e anche grazie alle reti di Spagnolo e del neo arrivato Zandoli è protagonista di un eccellente campionato ancora una volta con vista sulla Serie A. Eppure non è la volta buona neppure quella. La Reggiana si inceppa sul finale, le due sconfitte consecutive di Terni e Sorrento impediscono ai granata di realizzare il sogno e ancora una volta si debbono fermare a pochi punti dalla promozione. Per la stagione 1972/73 la dirigenza granata non fa mistero di voler puntare decisa alla Serie A, ma ancora una volta resterà un miraggio. La Reggiana, però, in quell’anno si fa valere eccome in Coppa Italia. Vinto il girone iniziale, con scalpo illustre del Torino, la Reggiana approda al girone di semifinale con Juventus, Bologna e Inter: in palio l’accesso alla finalissima del torneo. Anni di piombo, di cortei e crisi energetiche che nella quasi estate del 1973 durante la gara contro l’Inter mettono in scena un sabotaggio alle linee elettriche e lasciano al buio i quasi diciottomila spettatori. Al sessantesimo minuto, sul punteggio di 2 a 3 per gli ospiti, un gruppo di estremisti fa saltare la luce nel quartiere del Mirabello: la gara viene sospesa, successivamente data vinta a tavolino 2 a 0 all’Inter.
L’ultimo tango del Quadrumvirato
Le due annate successive sono di sofferenza per la Reggiana che nel 1974 si salva solo grazie alla differenza reti, mentre nel 1975 è costretta allo spareggio contro l’Alessandria. A San Siro il 26 giugno 1975 la Reggiana davanti ad oltre 4.000 suoi tifosi piega l’Alessandria 2 a 1 grazie alle reti di Francesconi e Passalacqua e alle parate di Memo, confermandosi così ancora una volta in Serie B. Si potrebbe anche dire “tanto tuonò che piovve” e nella stagione successiva non ci sono differenze reti a favore e spareggi: la Reggiana precipita da ultima della classe in Serie C, dove resterà per ben cinque anni.
Visconti, Degola, Lari dopo decenni al timone della navicella granata – dal 1969 affiancati da Lombardini – iniziano in quegli anni ad accusare stanchezza e a cercare nuovi soci. Con la seconda metà degli anni Settanta le difficoltà economiche non abbandonano la Reggiana, partono giovani promesse del vivaio granata come Francesco Romano e Testoni e in società entrano Alessandro Fagioli, Mirko Landini e Franco Vacondio. Sul campo la Reggiana non ottiene la promozione, ma almeno guadagna l’iscrizione al nuovo campionato di Serie C1, quello che nasce dalla riforma che “sdoppia” la vecchia Serie C in due diverse categorie, C1 e C2.
Gli anni da bere di Vandelli
L’alba dei “facili” anni Ottanta porta finalmente l’agognato ritorno in Serie B. In realtà nessuno o quasi se l’aspetta. Le difficoltà economiche non permettono grandi manovre, ma nel mercato vengono pescati i giocatori giusti, tra tutti Gianfranco Matteoli e il ritorno di Zandoli. La panchina viene affidata a Romano Fogli. Si fa festa domenica 24 maggio, quando al Mirabello dopo il 5 a 4 sul Novara la Reggiana finalmente riconquista la Serie B che viene mantenuta nell’annata successiva con la salvezza conquistata al Mirabello a pochi giorni dall’inizio della Coppa del Mondo in Spagna, resa indelebile nella memoria collettiva dall’impresa della Nazionale di Bearzot.
Intanto a Reggio Emilia l’imprenditore Giovanni Vandelli da Castellarano si prende la Reggiana con l’esuberante baldanza di sogni e denari. Per la stagione 1982/83 viene allestita una squadra che sulla carta sarebbe da Serie A, ma sul campo retrocede in C1: Carnevale, Francini, Sola, Invernizzi, Bruni, Galasso, Graziani, Mazzarri non riescono a centrare la salvezza e per la Reggiana i “facili” Anni Ottanta si traducono in lunghi e difficili anni di Serie C1. Non bastano le reti di D’Agostino, le parate di Facciolo e i tanti soldi spesi da Vandelli a regalare la promozione. Sono anni stregati, una ad una Bologna, Parma, Modena e Piacenza ottengono la promozione, con i granata che arrivano sempre a pochi passi dalla meta.
Per “riveder le stelle” occorrerà attendere sei anni e una nuova proprietà.
(5 Continua)
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Alessandro Bassi nasce a Reggio Emilia nel 1973.
Saggista, fa parte della Società Italiana di Storia dello Sport.
Nel 2014 ha aperto il blog di divulgazione storica “Storie di football perduto”:
www.storiedifootballperduto.blogspot.com