Dal primo agosto il biglietto urbano di corsa semplice di Seta passerà da 1,50 a 2 euro. Cinquanta centesimi in più, un aumento del 33%, ben superiore al tasso di inflazione degli ultimi anni. Una decisione che inevitabilmente farà discutere, soprattutto in un momento in cui il costo della vita continua a pesare sui bilanci delle famiglie.
L’argomento è sempre lo stesso: servono risorse per garantire il servizio, per investire, per mantenere l’equilibrio economico dell’azienda. Tutto comprensibile. Ma il cittadino ha il diritto di porre una domanda altrettanto semplice: cosa riceve in cambio?
Quando ACT lasciò il posto a Seta, l’operazione fu presentata come un passaggio capace di generare economie di scala, maggiore efficienza, servizi migliori e una gestione più moderna del trasporto pubblico locale. Era questa la promessa. A distanza di anni, però, la percezione di molti utenti è diversa.
Autobus spesso affollati, corse cancellate, mezzi non sempre puntuali e un servizio che continua a essere oggetto di lamentele. Se questa è la situazione, allora è inevitabile chiedersi dove siano finiti quei benefici annunciati al momento della nascita di Seta.
C’è poi un altro tema che nessuno dovrebbe più evitare. Quanti salgono ogni giorno sugli autobus senza pagare il biglietto?
Non si tratta di criminalizzare nessuno, ma di affrontare un problema reale. Chi paga regolarmente il titolo di viaggio ha il diritto di pretendere controlli efficaci. Se una quota significativa di utenti viaggia senza biglietto, il costo viene inevitabilmente scaricato su chi rispetta le regole.
È più semplice aumentare il prezzo ai cittadini onesti oppure investire seriamente nel contrasto all’evasione tariffaria?
Una lotta efficace contro chi non paga produrrebbe due effetti positivi: maggiori entrate e maggiore equità. Perché non è accettabile che a sostenere continuamente il peso economico siano sempre gli stessi.
Il trasporto pubblico rappresenta un servizio essenziale e va sostenuto. Ma proprio perché è essenziale deve essere anche credibile, efficiente e trasparente. Ogni aumento tariffario dovrebbe essere accompagnato da un preciso impegno verso gli utenti: più puntualità, mezzi migliori, maggiore sicurezza, informazioni tempestive e controlli seri.
Altrimenti il rischio è che il trasporto pubblico perda ulteriormente attrattività. Se il biglietto costa sempre di più mentre la qualità percepita non cresce nella stessa misura, molti cittadini finiranno inevitabilmente per tornare all’auto privata, con conseguenze negative sul traffico e sull’ambiente.
Le aziende pubbliche o partecipate chiedono spesso sacrifici agli utenti. È legittimo. Ma la fiducia si conquista dimostrando che ogni euro in più richiesto ai cittadini produce un miglioramento concreto del servizio.
Perché, alla fine, la domanda resta sempre la stessa: con il passaggio da ACT a Seta dovevano migliorare le cose. Oggi, guardando il servizio e gli aumenti continui, possiamo davvero dire che quella promessa sia stata mantenuta?

Giacomo Scillia, per 20 anni segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.
