La verità è che ci eravamo abituati bene. Troppo bene. Per noi “boomer” le estati tra gli anni ’70 e ’90 erano un vero e proprio luna park musicale. Saltavi di genere in genere, tutto o quasi gratuito e volente o nolente ti facevi una cultura musicale a 360 gradi. Considerazioni amare in un’estate che ha visto l’affondamento del “Titanic” RCF Arena e la beatificazione di Radio Bruno Estate.
Come ci siamo ridotti cosi? La prima valutazione è di ordine economico. Allora si vendevano dischi e cd, e gli artisti a livello cachet erano abbordabili. Oggi che prendono un quasi nulla dalle piattaforme ovviamente ripiegano sui concerti che vedono i prezzi aumentare a dismisura. Nelle feste di partito potevi assistere a concerti gratuiti di tutto rispetto e prima di sentire la menata sui comunisti butto li un Matia Bazar nella kermesse Dc e un Ivan Graziani in quella Psi. E poi festival veri e propri come Correggio, oltre alle Feste dell’Unità in provincia. E quello che cresceva intorno era un vero movimento manageriale, più vicino all’artigiano che alle attuali multinazionali, che comunque garantiva passione e qualità. Radio Venere, Arci, Roberto Meglioli, Mondoradio, Paolo Bedini, i Correggesi, riuscivano a mettere in crisi anche eventi in grandi città come Milano.

Purtroppo poi si è giunti al “gnè gnè gnè” ovvero dispetti e ripicche senza una precisa logica ma con l’intento di picchiare l’altro. Un po’ come il calcio dell’Argentina. Il caso limite è, e resta l’esperienza del Mirabello. Uno spazio concerti perfetto, raggiungibile in bicicletta da gran parte della popolazione, in treno per chi veniva da fuori e parcheggio libero. Eppure scattò un boicottaggio nei confronti di Medials decisamente assurdo. L’ordine era quello che la musica doveva solo andare nella mega arena, che peraltro ancora non c’era. Per farla breve e rendere l’idea basta questo singolare episodio. La sera che i Deep Purple suonavano al Mirabello, il sito del Comune consigliava come appuntamento per chi era in città il karaoke in una gelateria a San Polo. E arriviamo ai tristi giorni dell’Arena. Un paio di colpi azzeccati (Ac/Dc, Harry Styles), roba forte da cassetta (Ligabue, Pinguini) mega raduni però preceduti da sciagure. Non è che si possa sperare su terremoti ed alluvioni. Non pare bello. Pensate come sarebbe stato intelligente se invece di fare quel pachiderma avessero preso due capannoni delle Reggiane utilizzabili anche in inverno e per concerti tra i 5.000 e 20.000. Ovvero quelli che funzionano. In tutta Italia.
E invece no. Ci voleva la mega arena perché l’ex sindaco voleva Bruce Springsteen. Che detto per inciso oggi non fa 100.000 persone. Chi è il boomer?
Nella foto in apertura il concerto dei Deep Purple al allo stadio Mirabello.

Alessandro Gandino. Da piccolo voleva suonare nei Clash o giocare nella Juve. Tramontate, incredibilmente entrambe le ipotesi, ha lavorato come giornalista e addetto stampa. Ha trasmesso per Krock per 12 anni. Poi ha anche scritto tre libri “Non ci vorrà molto” 2019 , “Lomagna Miia” 2021. “Il Bancone è oggettivo” 2024.
