Basta milioni spesi: il degrado non si combatte con i finanziamenti, ma con il ritorno delle regole. Ancora una volta si annunciano decine di milioni di euro per “riqualificare” stazioni e quartieri. Ancora una volta si parla di illuminazione, arredi urbani, videosorveglianza, decoro e progetti. E ancora una volta si evita di affrontare il vero problema.
La sicurezza non si compra con altri finanziamenti.Da anni governi di destra e di sinistra continuano a stanziare risorse, cambiano i nomi dei piani, organizzano tavoli, presentano conferenze stampa e inaugurano nuovi progetti. Eppure la percezione dei cittadini resta la stessa: paura, degrado e occupazione degli spazi pubblici da parte di chi non rispetta alcuna regola. Il punto è semplice e molti sembrano non volerlo dire. Il degrado nasce quando lo Stato smette di far rispettare le regole. Se una persona può occupare abusivamente una stazione, spacciare, molestare i viaggiatori, ubriacarsi in pubblico o vandalizzare senza conseguenze immediate, nessun intervento urbanistico cambierà la situazione.
Le telecamere servono. Le luci servono. Il decoro serve. Ma tutto questo viene dopo. Prima vengono la certezza della pena, controlli continui, espulsione dei delinquenti stranieri che non hanno titolo per restare, interventi immediati contro chi spaccia, tolleranza zero verso ogni forma di illegalità e presenza costante delle forze dell’ordine.
Una panchina nuova non fermerà uno spacciatore. Una pensilina ristrutturata non impedirà un’aggressione.
Un murale colorato non restituirà tranquillità a chi torna dal lavoro la sera. La sicurezza nasce quando il cittadino vede che le regole valgono davvero per tutti e che chi le viola paga immediatamente le conseguenze. Continuare a spendere milioni senza ripristinare l’autorità dello Stato significa curare i sintomi ignorando la malattia.
I cittadini non chiedono slogan né nuovi piani straordinari. Chiedono una cosa molto più semplice: poter entrare in una stazione, prendere un treno e tornare a casa senza paura.
Il resto rischia di essere soltanto l’ennesimo costoso esercizio di facciata.

Giacomo Scillia, per 20 anni segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.
