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Il centro chiude: giù le serrande anche per il Boom di via Fornaciari
di Giacomo Scillia
I giornali raccontano ciò che i cittadini vedono ogni giorno: negozi che abbassano definitivamente le serrande, strade sempre più vuote e commercianti lasciati soli. Dopo cinquant’anni chiude anche Boom, storica attività di via Fornaciari. In via Roma gli esercenti lanciano l’allarme: continuando così, tra un anno e mezzo molte attività potrebbero sparire.
Nel frattempo apprendiamo che Reggio Emilia è il territorio emiliano che, tra il 2019 e il 2024, ha registrato la crescita più debole. Altro che città dinamica, attrattiva e proiettata nel futuro: la realtà sta presentando il conto alla propaganda.
Ma i nostri amministratori lo capiscono che il centro storico sta morendo?
Continuano a parlare di progetti, riqualificazioni, bandi e contributi regionali. Belle parole, certamente. Ma un contributo occasionale non salva un commerciante se intorno al suo negozio vengono eliminati i parcheggi, se raggiungere il centro diventa un percorso a ostacoli, se i cantieri durano anni e se intere strade vengono isolate.
Via Roma è l’esempio più evidente. Tra lavori, difficoltà di accesso, fermate spostate e circolazione ridotta, i commercianti chiedono almeno un minibus. Non un’opera faraonica, ma un collegamento semplice che permetta ad anziani, famiglie e clienti di arrivare nel quartiere. È davvero una richiesta impossibile?
L’impressione è che l’Amministrazione stia facendo di tutto e di più per chiudere il centro. Prima scoraggia l’accesso, poi elimina o rende costosi i parcheggi, quindi apre cantieri interminabili e infine organizza qualche evento di poche ore per proclamare che il centro è vivo. Ma una città non vive di aperitivi occasionali, mercatini e fotografie pubblicate sui social. Vive ogni giorno grazie ai negozi, ai bar, agli artigiani e alle persone che frequentano le sue strade.
Quando chiude un’attività storica non si perde soltanto una vetrina. Si perdono lavoro, esperienza, relazioni e sicurezza. Una strada piena di serrande abbassate diventa inevitabilmente più buia, meno frequentata e più degradata. E quando il degrado si consolida, recuperare quella zona costa molto più di quanto sarebbe costato difenderla.
Gli amministratori comunali ascoltano davvero i commercianti oppure li convocano soltanto quando devono presentare un progetto già deciso? Conoscono i problemi di chi ogni mattina alza una serranda, paga affitto, utenze, tasse e dipendenti? Oppure osservano il centro dalle finestre del municipio e continuano a raccontarsi che tutto procede bene?
I contributi regionali possono aiutare, ma non sostituiscono una politica seria. Servono parcheggi accessibili, trasporti pubblici efficienti, cantieri con tempi certi, pulizia, sicurezza, illuminazione e una riduzione concreta dei costi per chi decide di restare. Occorre smettere di considerare il commerciante come un problema e riconoscerlo finalmente come un presidio sociale.
Il centro storico non ha bisogno di altri slogan. Ha bisogno di essere raggiungibile, sicuro e vissuto. Se questa Amministrazione non cambia rapidamente direzione, presto potrà vantarsi di avere realizzato il centro più ordinato e silenzioso d’Italia: ordinato perché non circolerà più nessuno, silenzioso perché saranno rimaste soltanto le serrande abbassate.
Giacomo Scillia, per 20 anni segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.