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Bosco Ospizio, sindacati: la sfida sta nella mediazione. Servizi e tutela del verde
“La vicenda di Bosco Ospizio stimola una riflessione profonda sulla necessità di armonizzare la tutela del verde urbano con la realizzazione di servizi e investimenti importanti per la comunità. Se siamo arrivati a cittadini che presidiano un’area, a un’impresa che rivendica diritti acquisiti nel rispetto delle procedure, alle denunce e a un’amministrazione che cerca una mediazione quando il cantiere è pronto a partire, significa che la complessità ambientale contemporanea e la visione urbanistica di due decenni fa non sono più compatibili. E’ quindi questo il momento di trasformare la vicenda di bosco Ospizio in un volano di cambiamento a favore di tutta la comunità”.
È netta la posizione dei tre sindacati confederali reggiani, espressa da Cristian Sesena (segretario generale Cgil Reggio Emilia), Rosamaria Papaleo (segretaria generale Cisl Emilia Centrale) e Alex Scardina (coordinatore Uil Reggio Emilia), uniti nel porre una domanda all’Amministrazione: “Chi governa una trasformazione urbana deve limitarsi a certificare alla fine i diritti giuridicamente acquisiti oppure deve avere l’ambizione di provare a costruire una sintesi tra interessi economici, ambientali, servizi e Comunità? Noi pensiamo la seconda cosa”.
Per Cgil, Cisl e Uil “non si trasformi la vicenda in una questione di tifoseria”. Ci sono diritti maturati da un’impresa che non possono essere cancellati con un tratto di penna, senza compiere un illecito, e servizi pubblici importanti che la città aspetta, dalla Casa della Comunità alla biblioteca. Ma il verde urbano, dopo le temperature e gli eventi estremi vissuti da Reggio anche negli ultimi mesi, ha ormai un valore infrastrutturale, non ornamentale o mediatico. Tenere insieme queste esigenze è la sfida che la politica deve accettare e che le imprese devono agevolare.
Per questo i sindacati auspicano “che si riapra fino all’ultimo centimetro disponibile lo spazio della mediazione da parte di tutti i soggetti coinvolti, chiedendo anche a Conad uno sforzo ulteriore e verificando ogni soluzione capace di compensare, in modo condiviso, l’impatto sul patrimonio arboreo senza perdere servizi e investimenti. Al netto dei ritardi, delle contrapposizioni e delle incomprensioni, non si può rinunciare a individuare una soluzione che tuteli i diritti acquisiti e dimostri a chi si batte per l’ambiente che il messaggio è stato recepito e diventerà patrimonio operativo nel governo della città”.
Perché il tema investe tutta Reggio. “Oggi vediamo interventi e risposte alle emergenze, ma non ancora un disegno vero su come Reggio intenda vivere nel clima dei prossimi vent’anni. Bosco Ospizio diventi allora uno spartiacque: prima troviamo una soluzione al conflitto in corso, poi si costruisca un metodo efficace per il governo della complessità ambientale, chiudendo con visioni e scelte che appartengono al passato. Il cambiamento climatico necessita di un approccio largo e di una visione della città a lungo termine: è urbanistica, lavori pubblici, scuola, sanità, mobilità, welfare, sicurezza, condizioni e orari di lavoro – proseguono Sesena, Papaleo e Scardina –. È decidere come costruiamo una piazza, quanta ombra garantiamo nei quartieri, dove collochiamo i servizi pubblici, se un anziano può attraversare la città a luglio, se determinate prestazioni di lavoro debbono essere rimodulate o inibite in alcuni periodi dell’anno, se scuole, biblioteche e centri sociali restano fruibili durante un’ondata di calore. È una lente attraverso cui deve passare ogni decisione pubblica ed economica. Il clima non aspetta: tocca alla politica a tutti i livelli ripensare il modello di come si sta insieme negli spazi di convivenza, a come rimettere al centro di ogni decisione il tema della giustizia climatica. Le grandi trasformazioni della città devono essere sottoposte per tempo a una verifica politica, sociale e ambientale, anche attraverso un vero confronto con le parti sociali. Cgil, Cisl e Uil rappresentano a Reggio decine di migliaia di persone: il confronto con questa rappresentanza deve venire visto come una risorsa per governare trasformazioni sempre più complesse che, se non orientate, rischiano di produrre danni ingenti e di ampliare le disuguaglianze, colpendo soprattutto le condizioni materiali di chi lavora”, concludono Cgil, Cisl e Uil.