Cinquecento verbali per abbandono irregolare di rifiuti, per un importo complessivo di circa 110mila euro, nei primi otto mesi del 2026.
Nel dettaglio, l’attività degli agenti accertatori ha registrato 366 interventi a gennaio, 326 a febbraio, 462 a marzo, 426 ad aprile, 353 a maggio, 388 a giugno, 467 a luglio e 389 ad agosto. Gli accertamenti sono stati rispettivamente 18, 42, 61, 41, 46, 34, 59 e 18. Il prospetto delle fototrappole registra inoltre, nel periodo gennaio-agosto,132 verbali già pagati per 30.305 euro, 216 notificati per 47.348 euro, 8 indicati come non pagati per 1.656 euro e 30 ricorsi in atto per 6.555 euro.
Sono questi i dati relativi all’attività delle fototrappole utilizzate per contrastare l’abbandono dei rifiuti e tutelare il decoro degli spazi pubblici. Dati che registrano un andamento in progressiva diminuzione nel corso dell’anno: si passa dai 108 verbali di gennaio, per 23.690 euro, agli 81 di febbraio, 71 a marzo e aprile, 48 a maggio, 45 a giugno, fino ai 35 di luglio e ai 41 di agosto.
“Il numero dei verbali registrati ad agosto – informa il Comune di Reggio Emilia – è quindi inferiore di oltre il 60 per cento rispetto a quello di gennaio. Segno che la lotta al degrado attraverso l’introduzione delle fototrappole inizia a dare i suoi frutti. I numeri restano significativi, ma si registra un calo del numero degli abbandoni”.

“Al lavoro di controllo elettronico delle fototrappole – prosegue la nota comunale – si affianca l’attività sul territorio degli agenti accertatori, che tra gennaio e agosto hanno effettuato 3.177 interventi, dai quali sono scaturiti 319 accertamenti, per un importo complessivo di 62.896,40 euro. In media, dunque, poco più di 10 sanzioni ogni 100 accertamenti effettuati. Un’attività capillare che permette di affiancare alla tecnologia delle telecamere la presenza diretta sul territorio: controlli, verifiche, individuazione delle irregolarità e interventi nei punti maggiormente interessati da comportamenti scorretti.
L’assessore alla Cura della città Davide Prandi tiene a precisare il fatto che le “sanzioni derivanti dalle fototrappole servono a rendere concreto un principio molto semplice: lo spazio pubblico appartiene a tutti e chi lo danneggia o scarica i propri rifiuti dove non deve non può pensare di farlo senza conseguenze” e “non per fare cassa e non misuriamo il successo di questo strumento dal numero delle multe. Fototrappole, controlli e presenza sul territorio sono strumenti. L’obiettivo resta una città più pulita, più curata e nella quale il rispetto degli spazi comuni diventi una responsabilità condivisa”.
“Accanto alle fototrappole – prosegue Prandi – c’è un lavoro quotidiano che spesso non si vede. Più di 3.100 interventi in otto mesi significano presenza sul territorio, controlli, verifiche e contatto diretto con i problemi dei quartieri. I 319 accertamenti rappresentano soltanto una parte di questa attività: nella grande maggioranza degli interventi non si arriva a una sanzione. Anche questo è un dato importante, perché il controllo serve prima di tutto a prevenire e a far rispettare le regole”.
“La cura della città non può essere affidata soltanto alla pulizia riparativa di ciò che viene abbandonato – conclude Prandi – Se ci limitassimo a raccogliere ogni volta i rifiuti lasciati illegalmente, finiremmo per chiedere alla collettività di sostenere continuamente le conseguenze di comportamenti individuali scorretti. Dobbiamo invece intervenire prima, individuare chi compie questi gesti e nello stesso tempo continuare a migliorare i servizi a disposizione dei cittadini. Fermezza verso chi viola le regole e servizi efficienti non sono due politiche alternative: devono procedere insieme”.
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