I cittadini e i residenti hanno più volte segnalato negli ultimi mesi il degrado in cui versa la zona di via Emilia San Pietro, antico quartiere entro le mura della città storica. In particolare un comitato ha raccolto mille firme per arginare situazioni di bivacco, di sporcizia sotto i portici, dove spesso sfrecciano bici elettriche minando la sicurezza dei pedoni, e nelle vetrine sfitte dei negozi che in alcuni casi sono ridotte a pattumiere a cielo aperto.
Porta San Pietro può diventare un progetto pilota concreto per il centro storico. Non va presentato come la soluzione di tutti i problemi del centro, ma come un intervento circoscritto e verificabile, capace di ricucire commercio, cultura, servizi e spazio pubblico.
La priorità è collegare ciò che oggi funziona in modo separato e riattivare gli immobili lasciati senza una funzione riconoscibile. Si propone all’Assessore di avviare entro novanta giorni un tavolo operativo dedicato a Porta San Pietro, con un referente unico, un calendario delle prime iniziative e una verifica tecnica sugli spazi oggi sottoutilizzati.
L’obiettivo dell’incontro non è approvare un progetto già chiuso, ma concordare responsabilità, tempi e primi interventi realizzabili.
Gli impegni iniziali dovranno essere:
• nominare un referente comunale responsabile del coordinamento;
• costituire un tavolo con commercianti, residenti e istituzioni culturali;
• preparare un piano dei primi novanta giorni;
• effettuare una ricognizione tecnica degli immobili;
• definire le azioni immediatamente realizzabili senza aspettare i grandi cantieri.
Il quartiere dispone già di luoghi con valore storico, culturale e civile, ma manca un disegno che li faccia lavorare insieme.
I Chiostri di San Pietro attirano pubblico in occasione degli eventi, tuttavia il flusso spesso non prosegue verso la via, i portici e le attività commerciali.
Il Museo della Cavalleria e l’ex Distretto militare possono rafforzare l’identità culturale dell’area. La Gabella e l’ex CUP, invece, trasmettono oggi l’immagine di spazi sospesi o abbandonati.
Il progetto deve trasformare questi punti isolati in un percorso riconoscibile e frequentato durante l’intera settimana.
Chiostri di San Pietro
I Chiostri possiedono una grande capacità di attrazione, ma rimangono poco collegati alla vita quotidiana del quartiere.
Devono diventare il punto centrale del calendario culturale e la partenza di percorsi diretti verso i portici, i negozi e gli altri luoghi di Porta San Pietro.
Museo della Cavalleria ed ex Distretto militare
Questa importante presenza culturale deve essere maggiormente integrata con la vita della strada.
Si possono organizzare visite, mostre, attività didattiche, iniziative sulla memoria cittadina e appuntamenti coordinati con quelli dei Chiostri.
Gabella
La Gabella non può continuare a essere lasciata al degrado e senza una funzione visibile.
In attesa di un recupero definitivo, deve essere messa in sicurezza e utilizzata temporaneamente come punto informativo, piccolo spazio espositivo o ingresso simbolico al quartiere.
L’ex CUP è un altro immobile abbandonato a sé stesso e privo di una destinazione utile.
Potrebbe diventare, anche in forma temporanea, uno spazio civico per servizi, associazioni, formazione, lavoro condiviso e iniziative di vicinato.
Portici e locali sfitti
I portici e i negozi devono tornare a essere il cuore commerciale della zona.
Servono un mercato settimanale, attività temporanee nei locali vuoti, vetrine curate e un sabato al mese interamente dedicato al quartiere.
- Mercato settimanale sotto i portici.
Organizzare ogni settimana un mercato di qualità con prodotti locali, artigianato, libri, fiori e piccole produzioni.
La presenza deve essere regolare e riconoscibile, con regole chiare su decoro, orari, accessi e pulizia.
- Un sabato al mese dedicato a Porta San Pietro
Una volta al mese si dovranno coordinare negozi, mercato, musica, visite guidate, laboratori e aperture straordinarie.
Ogni edizione dovrà avere un programma unico e una promozione comune, evitando iniziative scollegate tra loro.
- Collegare i Chiostri alla strada
Ogni evento organizzato nei Chiostri dovrebbe prevedere indicazioni verso la via, collaborazioni con gli esercizi commerciali e iniziative prima o dopo lo spettacolo.
Segnaletica, illuminazione e comunicazione devono accompagnare le persone lungo il percorso e invitarle a fermarsi nel quartiere.
- Creare un percorso culturale
Costruire un itinerario breve tra Chiostri, Museo della Cavalleria, ex Distretto, Gabella ed ex CUP.
Visite, pannelli e appuntamenti dovranno raccontare la storia dei luoghi e favorire soste nelle attività commerciali.
- Utilizzare temporaneamente gli immobili vuoti
Prima dei recuperi definitivi, il Comune dovrebbe verificare usi compatibili e reversibili per la Gabella e l’ex CUP.
Un edificio chiuso produce degrado. Un uso temporaneo controllato restituisce presidio, sicurezza e funzione.
- Favorire la riapertura dei locali commerciali
Realizzare un censimento dei negozi sfitti e promuovere accordi tra proprietari e nuovi operatori per affitti iniziali sostenibili.
Si possono prevedere negozi temporanei, laboratori artigiani e spazi destinati alle giovani imprese, verificando gli incentivi comunali applicabili.
- Migliorare pulizia, illuminazione e sicurezza
Definire interventi puntuali su portici, rifiuti, scritte, illuminazione e manutenzione.
La presenza della Polizia locale dovrà essere coordinata con commercianti e residenti, sulla base degli orari e dei punti nei quali si concentrano i problemi.
- Garantire accessibilità e collegamenti
Controllare marciapiedi, attraversamenti, fermate, rastrelliere e percorsi destinati alle persone con disabilità.
La zona deve essere facilmente raggiungibile e leggibile, senza creare nuovi ostacoli alle attività economiche e ai residenti.
Serve una regia semplice e riconoscibile.
Il Comune deve indicare un referente con il compito di convocare il tavolo operativo, raccogliere le autorizzazioni, coordinare i settori coinvolti e pubblicare periodicamente un breve stato di avanzamento.
Al tavolo dovrebbero partecipare i responsabili di commercio, cultura, sicurezza urbana, mobilità e patrimonio, insieme a commercianti, residenti, associazioni e responsabili dei luoghi culturali.
Le riunioni devono concludersi con decisioni, incarichi e scadenze, non con un nuovo elenco di problemi.
Primi trenta giorni
• Nomina del referente comunale.
• Sopralluoghi negli immobili.
• Censimento degli spazi e dei locali sfitti.
• Incontro con commercianti, residenti e operatori culturali.
• Preparazione del calendario di lavoro.
Entro novanta giorni
• Prima edizione del sabato mensile.
• Avvio sperimentale del mercato sotto i portici.
• Intervento straordinario di pulizia e manutenzione.
• Verifica tecnica degli usi temporanei della Gabella e dell’ex CUP.
• Raccolta dei primi dati sulla partecipazione.
Da tre a dodici mesi
• Calendario culturale coordinato.
• Installazione della segnaletica.
• Accordi per la riapertura dei locali sfitti.
• Apertura sperimentale di uno spazio civico.
• Consolidamento del mercato settimanale e del sabato mensile.
Da dodici a ventiquattro mesi
• Presentazione dei progetti di recupero degli immobili.
• Individuazione delle risorse economiche.
• Realizzazione degli investimenti prioritari.
• Consolidamento delle iniziative che hanno prodotto risultati.
Il progetto deve partire con azioni sostenibili e crescere soltanto dopo averne verificato l’efficacia.
Pulizia, calendario, comunicazione, mercato e coordinamento richiedono risorse limitate rispetto ai lavori strutturali sugli immobili.
Per il recupero degli edifici occorrono sopralluoghi, stime e priorità tecniche. Il Comune potrà valutare risorse del bilancio ordinario, contributi regionali, bandi nazionali ed europei compatibili, sponsorizzazioni e accordi tra pubblico e privato.
Non bisogna però subordinare ogni iniziativa alla ricerca di un grande finanziamento. Molte azioni possono cominciare subito.
Dopo sei e dodici mesi il progetto dovrà essere valutato utilizzando pochi indicatori pubblici e comprensibili:
• numero delle giornate di mercato e degli eventi effettivamente realizzati;
• presenze registrate e passaggi pedonali nelle principali fasce orarie;
• numero dei locali sfitti riaperti, anche temporaneamente;
• aperture coordinate dei luoghi culturali;
• partecipanti alle visite e alle iniziative;
• segnalazioni su pulizia, manutenzione e sicurezza;
• tempi di risposta dell’Amministrazione;
• valutazione di commercianti e residenti attraverso un questionario breve.
Porta San Pietro venga scelta come area pilota e che il confronto si concluda con cinque impegni precisi:
1. indicare il referente politico e quello tecnico del progetto;
2. convocare il primo tavolo operativo entro trenta giorni;
3. autorizzare la sperimentazione del mercato settimanale e del sabato mensile;
4. avviare la verifica sulla Gabella e sull’ex CUP per usi temporanei o recuperi;
5. presentare alla città un programma dei primi novanta giorni, con date e responsabilità.
Porta San Pietro può ripartire collegando i luoghi esistenti, riaprendo quelli inutilizzati e garantendo continuità alle iniziative.
Il criterio deve essere semplice: partire, misurare i risultati e consolidare ciò che funziona.

Giacomo Scillia, per 20 anni segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.
