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Tolkien e “Il Signore degli Anelli” simboli di destra, ma solo in Italia (2)
di Roberto Tassoni
Ma, alla fine, cosa c’era, e c’è, nell’immaginario del Signore degli Anelli e nella mitologia costruita da Tolkien che affascinò così tanto l’estrema destra italiana? La risposta è complessa e coinvolge diversi livelli di lettura dei testi tolkieniani.
Un primo livello, probabilmente il più superficiale, è puramente iconografico. La mitologia di Tolkien offriva un immenso repertorio di simboli da contrapporre in modo radicale a quello dominante nella cultura giovanile della sinistra di quegli anni: il Libretto Rosso di Mao, le celebri foto di Che Guevara, la Cuba comunista vincitrice sull’imperialismo yankee, l’eskimo, la stella a cinque punte (che prima di diventare il famigerato logo delle Brigate Rosse era un simbolo ampiamente diffuso), i Tupamaros uruguaiani. Tolkien proponeva immagini antiche, antimoderne: il ritorno dell’eroe spossessato, gli stemmi delle casate elfiche, Numenor, l’Atlantide perduta patria della più grande stirpe degli Uomini, l’Anello, un mondo di fortissime contrapposizioni tra la Luce e le Tenebre. Esemplare, in tale contesto – e difficilmente si potrebbe trovare un’immagine così in contrasto con la cultura e l’immaginario giovanile dominanti negli anni Settanta – è la grande scena in cui il Signore dei Nazgul, gli Spettri dell’Anello, fa saltare il Cancello di Minas Tirith, la città degli uomini:
“Il Signore dei Nazgul entrò sul suo cavallo. Si ergeva immenso, un’enorme figura nera contro il bagliore degli incendi, una terribile minaccia di disperazione […] In attesa, immobile e silenzioso in mezzo allo spiazzo del Cancello, sedeva Gandalf su Ombromanto […] In quell’istante, lontano in qualche cortile della Città, si udì il canto di un gallo. Era limpido e chiaro, ignorava la magia e la guerra, non faceva che acclamare il mattino che su nel cielo, oltre le ombre di morte, si avvicinava con l’alba”.
Insomma, abbastanza giustamente, si è potuto scrivere che per la cultura della destra radicale giovanile di quel periodo “l’universo narrativo tolkieniano è in primo luogo repertorio di simboli di comodo…”, da contrapporre all’immaginario dell’estrema sinistra (Mossetti, P., Perché la destra italiana ha fatto di Tolkien il suo scrittore preferito A 50 dalla morte del padre de Il Signore degli Anelli, come è nato il mito caro a molti politici di destra, Meloni in primis. E cosa ne resta. (In: https://www.wired.it/article/tolkien-meloni-scrittore-destra-italiana/,31/08/2023).
E questo ci porta ad un livello molto più profondo: il tradizionalismo antimoderno di Tolkien. Di fronte alla “mediocrità”, all’egualitarismo e al relativismo culturale dei tempi, al rifiuto sessantottesco e postsessantottesco di quelli che apparivano valori “fondativi” dell’Occidente, dal femminismo alla liberazione sessuale, alla negazione di ogni valore etico alla guerra e all’eroismo, Tolkien sembrava riproporre un “disprezzo aristocratico nutrito dell’ideale eroico e del mito del valore, marziale e/o spirituale” (Paggi, M., La spada e il labirinto. Meraviglioso e fantastico nel “Signore degli Anell”, Genova, Ecig, 1990) che affascinava la gioventù dell’estrema destra. Insomma: spiritualismo contro il materialismo dilagante dell’epoca, quel “troppo generoso liberalismo” di cui ha scritto il più grande pensatore politico conservatore del XX secolo, Leo Strauss, con la sua esaltazione incontrollata di Diritti, che in realtà tali non sono, a detrimento dei Doveri e delle più nobili e superiori Missioni dell’Uomo. È significativo che la frase del romanzo divenuta in quegli anni un vero e proprio slogan, culturale e politico assieme, sia la famosissima “Le radici profonde non gelano” (è contenuta nella lettera che Gandalf lascia a Frodo nella locanda “Il puledro impennato” di Brea). La frase vuole solo alludere al fatto che uno dei protagonisti del romanzo, Aragorn, che aspettava gli hobbit nella locanda per aiutarli e proteggerli e appare agli hobbit come un vagabondo di cui è meglio non fidarsi, è in realtà l’ultimo discendente della stirpe dei Re di Numenor, che affonda le sue radici in migliaia di anni prima, in un remoto e favoloso passato ormai divenuto mito e leggenda. Ma nel contesto della destra giovanile italiana diventa l’esaltazione dei valori tradizionali, anzi di una “Tradizione” eroica che la subcultura dominante sta cercando di distruggere per sempre.
Ma c’è un altro aspetto ancora, forse il più importante di tutti, di quella che è “l’antimodernità” di Tolkien che affascinò l’estrema destra. E, paradossalmente, è proprio questo aspetto che spiega meglio di ogni altro il fatto veramente strano che temi del Signore degli Anelli possano essere divenuti, quasi contemporaneamente, patrimonio comune dell’estrema sinistra negli Usa (e, molto dopo, dei movimenti ecologisti tra gli anni Ottanta e il primo ventennio del XXI secolo) e dell’estrema destra in Italia: il rifiuto radicale da parte di Tolkien dell’industrialismo, in particolare nelle sue forme più scellerate. Tolkien ha sempre negato che il suo capolavoro andasse letto in modo allegorico (anzi, sottolineava costantemente il suo rifiuto dell’allegoria e dell’interpretazione allegorica di un testo), ma è difficile leggere il capitolo in cui Saruman, lo Stregone corrotto, trasforma Isengard, la sua meravigliosa residenza immersa in una sublime natura incontaminata, in un incubo di miniere, fonderie, scorie di carbone e metallo, avvelenando alberi e distruggendo una foresta senza pensare agli orrori della rivoluzione industriale. E poi esiste un passo molto meno noto, che si trova nel Prologo al Signore degli Anelli: A proposito degli Hobbit: “essi [gli Hobbit] non capiscono e non amano macchinari più complessi del soffietto del fabbro, del mulino ad acqua o del telaio a mano…”. C’è, però, una differenza nella recezione del “messaggio” – se tale si può definire – tolkieniano. Gli hippies degli anni Sessanta vedevano nel testo dello scrittore oxoniense essenzialmente un poetico appello alla difesa della natura e dell’ambiente che questo sviluppo industriale e tecnologico stavano distruggendo. La difesa dell’ambiente dalle devastazioni dell’industrialismo è un valore difeso e condiviso anche dalla destra, basta leggere certi articoli della “Voce della fogna” per rendersene conto, ma nell’industria e nella tecnologia moderne la destra giovanile italiana vede anche e soprattutto l’elemento che ha portato alla distruzione del mondo eroico precedente, l’appiattimento e la perdita dei valori spirituali più alti in favore del consumismo e della volgarità massificata.
È significativo che Generoso Simeone (1944-200) a proposito della scelta del nome per il primo campo Hobbit (ne fu uno degli ideatori) abbia detto:
“Ricorrendo ai personaggi creati dalla fantasia di Tolkien e alle sue favole […] abbiamo voluto anche dire che questo mondo così com’è non ci piace né lo accettiamo. Ed allora guardando al futuro evochiamo dalle favole di Tolkien quelle immagini che arricchiscono la nostra fantasia e appagano la nostra sete di contenuti. Sì, siamo anche noi abitatori della “mitica terra di mezzo”; anche noi siamo in lotta”.
In tutto ciò l’aspetto “politico” della lettura di Tolkien appare di secondo piano. Certo, la Terra di Mezzo di Tolkien è, ovviamente, un mondo antitetico al mondo politico liberaldemocratico: non esistono partiti, né assemblee, ci sono re e aristocrazie militari-sapienziali, comunità gerarchiche, si parla di uomini di “maggior valore” e così via, ma tutto ciò più che a, diciamo così, “simpatie” politiche di Tolkien appare legato al fatto che la sua intera mitologia ha come sfondo i poemi e le saghe norrene, dove al massimo esistono assemblee “eroiche” di guerrieri. Politicamente, del resto, sembra proprio che Tolkien avesse le idee abbastanza confuse: detestava il moderno Stato burocratico e arrivò persino a definirsi, contemporaneamente, “anarchico” e simpatizzante per una monarchia “non costituzionale”. In definitiva, ogni interpretazione di destra o di sinistra delle opere di Tolkien appare di una stupidità assoluta.
Un’ultima osservazione per concludere. Il vecchio Karl Marx – uno che con Tolkien non c’entra proprio nulla – ne avrà sbagliate tante, ma quando, nel 18 brumaio di Luigi Bonaparte, scrisse la celebre frase “la storia si ripete due volte, la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”, beh… direi proprio che non aveva tutti i torti. La storia di Tolkien e i giovani dell’estrema destra degli anni Settanta – che comunque è una storia seria – la possiamo infatti considerare conclusa in due memorabili interventi di Arianna Meloni, sorella di Giorgia, uno nel 2022 e l’altro nel 2025. Nel ’22, in una lettera aperta alla sorella, ha dichiarato che l’avrebbe accompagnata “sul monte Fato a gettare quell’anello nel fuoco, come Sam con Frodo”. Poi, nel 2025, ha dichiarato, in chiusura della direzione di Fratelli d’Italia, che lei (Giorgia, ovviamente) “è il nostro Frodo e noi siamo la Compagnia dell’Anello. L’anello è pesante, dobbiamo aiutarla nella fatica di portarlo senza mai indossarlo”. Mi sembra che non ci siano commenti possibili.
(2 Fine)
Tolkien e “Il Signore degli Anelli” simboli di destra (ma solo in Italia) -1
** Roberto Tassoni è stato docente di Storia e Filosofia al Liceo “A. Moro” di Reggio Emilia fino al 2024. Ha scritto numerosi articoli riguardanti la filosofia, la storia e problemi di storiografia. Con la casa editrice SEI ha pubblicato, assieme a Stefano Giudici, un manuale di Storia per le scuole superiori, Mondi. Ha pubblicato anche un romanzo storico/fantapolitico “Tennis e Nuvole”, con Mario Coloretti, nel 2008 presso la Cairo Editore.