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Grana Padano star di Chicago, oltre la metà delle forme all’estero
di Iulio Lo Piccolo (dal McCormick Place di Chicago)
Si è chiusa martedì a Chicago “NRA Show” – National Restaurant Association Show – la più grande fiera del settore della ristorazione negli Stati Uniti. Non solo macchine per la ristorazione, tecnologia e packaging, ma anche i nostri prodotti di eccellenza nazionali e locali.
L’Emilia Romagna può ritenersi attentamente rappresentata allo stand del Consorzio Tutela Grana Padano. Allestita quest’anno in partenariato con il Consorzio Prosciutto di Parma, l’iniziativa si propone di promuovere e formare il pubblico nell’ambito dell’educazione alimentare, così come fortemente voluto dalla Comunità Europea, che riveste il ruolo di cofinanziatore.
Tra forme di formaggio, assaggi contesi da una folla gremita, e un angolo di salumeria che sembra uscito da un poster commemorativo del Bel Paese, abbiamo incontrato i rappresentanti del Consorzio. Ne è nata una conversazione che comincia dai quasi mille anni di tradizione produttiva e finisce sui dazi del Presidente Trump.
Grana Padano non è solo un formaggio DOP tra i più venduti a livello globale. È anche, in parte, un prodotto Emiliano. La zona di produzione copre cinque regioni – Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Trentino Alto Adige e Piemonte – per oltre 30 province produttrici. E’ così che anche la nostra regione finisce, ogni anno, sulle tavole del mondo, da Chicago, a Berlino, da Tokyo a Sydney.
Un viaggio nel tempo
Il formaggio nasce intorno al 1135, nelle cucine dell’Abbazia cistercense di Chiaravalle, in Lombardia, sulle rive del Po. I monaci avevano un problema pratico: come conservare grandi quantità di latte in eccesso. La risposta fu una forma dura, a pasta granulosa, capace di durare nel tempo. Novecento anni dopo, quella soluzione è diventata la DOP più consumata al mondo.
“Più di mille anni di storia” ci dicono, quando gli chiediamo cosa ancora non sappiamo di Grana Padano. “Forse non sapete che è un prodotto naturalmente privo di lattosio. Una grande tradizione, ma molto moderna, perché si adatta alle esigenze del consumatore di oggi.”
Il dato nutrizionale non è un dettaglio di marketing: in un mercato globale sempre più attento alle intolleranze e alla qualità delle fonti proteiche è un vantaggio competitivo concreto.
Prima di parlare di strategie e mercati, vale la pena soffermarsi sui numeri, perché raccontano meglio di qualsiasi dichiarazione quanto sia cresciuto Grana Padano. Il 2025 si è chiuso con cifre di tutto rispetto: oltre 6 milioni di forme prodotte, con una crescita superiore al 7% nel confronto con il 2024, e un export che supera stabilmente il 51% della produzione totale. Il mondo compra più Grana Padano di quanto ne consumi l’Italia. La produzione lorda vendibile ha superato i 4 miliardi di euro, con più di 2 miliardi generati dall’export.
“Il Consorzio ha un doppio ruolo. Il primo è di tutela: ci occupiamo di garantire che il Grana Padano venga prodotto rispettando il disciplinare, e che questa tradizione millenaria venga preservata in Italia e all’estero. Il secondo è di promozione. Investiamo ogni anno un budget importante: quest’anno 60 milioni di euro. Lo facciamo cercando di educare il consumatore – soprattutto all’estero – su cos’è il prodotto, come si consuma, quali sono le sue caratteristiche nutrizionali. Attraverso la televisione, i media digitali, eventi come questo, e il trade marketing: supportiamo le aziende consorziate nei loro rapporti con la ristorazione e la grande distribuzione.”
Sessanta milioni di euro in comunicazione e promozione in un solo anno sono una cifra che pochi comparti agroalimentari italiani possono permettersi. È la misura di quanto il Consorzio consideri strategica la costruzione del valore percepito attorno alla DOP: non solo la produzione, ma la narrazione.
Il made in Italy in USA
“È il secondo anno per noi al NRA Show“, ci spiegano dal Consorzio. “Lo facciamo in collaborazione con il Prosciutto di Parma, nell’ambito di un programma finanziato dalla Comunità Europea per promuovere i prodotti europei negli Stati Uniti con una campagna che guarda agli operatori della ristorazione, piuttosto che alla grande distribuzione. Gli Stati Uniti sono il nostro terzo mercato per volume, un mercato in crescita.”
La scelta di puntare sulla ristorazione piuttosto che sulla grande distribuzione non è casuale. Entrare
sugli scaffali della GDO americana richiede investimenti in visibilità e logistica che difficilmente si ripagano nelle fasi iniziali di penetrazione di un mercato. La ristorazione invece permette di costruire la reputazione del prodotto attraverso chi lo lavora e lo serve: chef, compratori, sommelier. È un approccio decisamente più solido.
“Quando entri in un mercato nuovo, puoi farlo in due modi. O investi molto in promozione di massa, campagne televisive, grandi pipeline. Questo lo stiamo facendo in mercati consolidati: Italia, Germania, Spagna, UK, Francia. Negli Stati Uniti abbiamo scelto un approccio diverso: raccontare il prodotto agli operatori professionali, lavorare sulle caratteristiche distintive del Grana Padano in risposta ai trend di mercato attuali, cercando di spostare il focus dal prezzo al valore.”
È qui che entra in gioco la diversificazione. In un momento in cui le tensioni commerciali globali rendono instabile qualsiasi singolo mercato, avere una presenza distribuita su più geografie non è solo una strategia di crescita: è una polizza assicurativa. Il Consorzio lo sa e ha definito una strategia internazionale con il supporto di KPMG, che aiuta a segmentare e prioritizzare i mercati per livello di maturità e penetrazione. “Dal 2025 – ci spiegano dal Consorzio – nuovi investimenti anche in Nord Europa, Est Europa, Australia e Giappone.”
Al NRA Show la collaborazione è con il Prosciutto di Parma – i “vicini di casa” oltre l’Enza. Non è la prima volta: il Consorzio ha all’attivo partnership anche con il Consorzio di tutela del Prosecco DOC e con Ascovilo, l’associazione dei consorzi a tutela dei vini Lombardi. “È la versatilità del nostro prodotto che ci permette di affiancarci a realtà molto diverse. Questa collaborazione con Prosciutto di Parma è all’ultimo anno del programma europeo – ma tra consorzi ci si aiuta, perché siamo legati dalla tradizione e dal voler raccontare il saper fare italiano.“
I dazi, e perché Grana Padano non può essere prodotto in Ohio
Non si può parlare di export agroalimentare italiano nel 2026 senza parlare di dazi. La storia è nota nei titoli, meno nei dettagli. Il Grana Padano paga un dazio per l’ingresso negli Stati Uniti. L’accordo di Turnberry, firmato nel luglio 2025 tra Unione Europea e amministrazione Trump, ha fissato al 15% il tetto sulle merci europee – scongiurando per ora il temuto aggiuntivo del 20% che avrebbe portato il prezzo di ingresso a quasi 6 euro al chilo, più del triplo di quanto un formaggio americano paga oggi per entrare nell’Unione Europea. Ma la partita non è chiusa: l’Europa è in corsa contro il tempo per ratificare quell’accordo entro il 4 luglio 2026 – data scelta non a caso, il 250° anniversario degli Stati Uniti – pena un nuovo aumento immediato delle tariffe, come esplicitamente minacciato da Trump in una telefonata diretta con la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.
Sulla situazione globale, i rappresentanti del Consorzio sono ottimisti: “Gli elementi sono tanti: un contesto in cambiamento, l’inflazione in alcuni mercati, l’impatto della produzione di latte. Reagiamo bene e stiamo crescendo ogni anno. Abbiamo un piano produttivo strutturato – tipico di un consorzio – che cerca una crescita armonica dei volumi, senza oscillazioni di prezzo che impattino i conti delle aziende associate. I competitor crescono, i prodotti similari si moltiplicano, anche qui negli USA c’è una grande produzione locale. Ma il contesto resta molto positivo.”
E se si producesse Grana Padano negli Stati Uniti? La risposta è no: sarebbe un altro prodotto. Il latte cambia con il suolo, l’alimentazione delle vacche, il microbioma locale. La stagionatura dipende dall’umidità, dalla temperatura, dall’aria. Il disciplinare non è solo un documento burocratico: è la descrizione di un processo che funziona perché avviene in un posto preciso, con ingredienti precisi, in un certo ordine. Dal Consorzio lo raccontano con la semplicità di chi lo ha già spiegato mille volte: “Produrre le cose in un certo modo, con il latte italiano, fa la differenza. Il Grana Padano è un prodotto molto semplice, ma estremamente articolato. La filiera ha un impatto importante sulle performance di prodotto e sulla narrazione. Non è solo questione di tradizione.”
Da Grana Padano confermano l’interesse per una partecipazione al NRA Show del 2027. “C’è un grande afflusso di persone, tante domande, e siamo pronti a rispondere.“
C’è una morale importante per questa storia: alcune produzioni non si delocalizzano. Non per scelta ideologica, non per campanilismo, ma perché fuori dal loro territorio semplicemente cessano di essere quello che sono. È il paradosso più elegante dell’eccellenza agroalimentare italiana: più la si vuole spostare, meno vale. Non c’è decreto economico che tenga.