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Fontana asciutta e 5 alberi, ma nelle piazze del deserto un verde miraggio
“Tutto sbagliato, tutto da rifare”, come ripeteva spesso il vecchio ciclista Gino Bartali. La sua frase ben s’adatta alla situazione di piazza della Vittoria e agli annunciati progetti recenti di renderla un poco più verde e vivibile.
Quel poco di verde, cioè gli alberi che nascondevano il colonnato di San Rocco, divenuto galleria a metà degli anni Cinquanta al posto del suggestivo porticato della Trinità, è stato azzerato dal progetto della piazza. Una piazza rifatta in mattoncini in luogo dell’asfalto, eliminando anche il plateatico. Una piazza da Bielorussia, con due fila di lampioni, una che taglia in due il teatro Ariosto e mette al buio il monumento ai Caduti. E passi per quello ai Caduti, ma anche quello alla Resistenza non è illuminato e non si capisce politicamente il perché.
Invece si capisce benissimo perché gli alberi nella connessa piazza Martiri debbano essere cinque, tanti quanti sono stati i caduti in quel drammatico 7 luglio del 1960. Negli anni Ottanta si discuteva di portare i Giardini pubblici dentro la piazza, in realtà è accaduto l’esatto contrario. La fontana è la base di tutto. E’ più spesso spenta che accesa. E quotidianamente si rimpiange quella vecchia con l’acqua tutti i giorni e un poco di verde attorno, almeno.
La fontanona quasi sempre spenta è invece come il bandolero stanco, intristisce, desertifica ulteriormente la sierra misteriosa. Per la verità più simile a una landa deserta, dove all’orizzonte non si scorge neppure il miraggio di un cespuglio.
E’ l’asse su cui ruota una piazza edificata nell’Ottocento, tenendo presente il rettilineo che dall’ultimo lato del teatro Ariosto verso destra porta alla facciata del Municipale, passando poi attraverso il monumento ai Caduti negli anni Trenta del Novecento, è una triade più o meno alla stessa distanza. Tutto stravolto dunque.
Ma passiamo al verde. Non ci voleva molto a capire che col clima di Reggio, caldissimo d’estate e freddo d’inverno, due piazze praticamente senza verde e con soli cinque arbusti rinsecchiti già a ottobre non erano l’ideale. Adesso l’hanno capito, forse scossi dai quasi 40 gradi con un cento per cento di umidità che si respirano a fine giugno. Cosa intendano per inserire del verde non è ancora chiaro. Quelle panchine a forma di casse da morto che sono desolatamente sempre vuote e se uno prova a sedersi oggi rischia di rimanerci secco, come si trovasse sulla sedia elettrica, forse potranno essere collocate sotto qualche forma arborea. O forse potranno essere spostati i piloni che tagliano l’Ariosto e inseriti lì, sempre a tagliare l’Ariosto, verdi cespugli. Tenendo sempre presente che sotto la piazza è stato costruito un grande parcheggio sotterraneo (i cui benefici per i cittadini a oggi restano avvolti dal mistero) che potrebbe però rendere più difficoltosa la messa a dimora di piante in superficie. Ma non sappiamo. Prendiamo atto dell’autocritica. Il Comune vuole espandere il verde. Non vorremmo che lo facesse solo al parcheggio dell’ex Zucchi. Un verde per le auto è meno indispensabile del verde per i cittadini.
“Eppure sentire dei fiori tra l’asfalto…”, canta Elisa, unica ospite annunciata all’Arena nel 2027, speriamo sia di buon auspicio.
(sr)