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Sette anni fa “Angeli e demoni”, storia di una colonna infame (1)
di Fabio Macchi
Sono le 10.05 di giovedì 27 giugno 2019, quando dalla casella di posta elettronica dei carabinieri di Reggio Emilia viene inviato a circa 140 contatti di giornalisti e testate (tra cui Ansa, Rai, Mediaset e Sky, Ansa) un comunicato-stampa dal titolo “Angeli e demoni: una ventina di misure cautelari eseguite dai carabinieri / Agli arresti un sindaco e assistenti sociali nonché psicoterapeuti di una nota onlus di Torino”.
E’ l’inizio del caso “Angeli e demoni”, ma anche del “Parlateci di Bibbiano”, dei “ladri di bambini”, di una lunghissima battaglia non solo giudiziaria (che nel luglio 2025 registrerà, con la sentenza di primo grado, un fortissimo ridimensionamento, se non lo sgretolamento, dell’impianto accusatorio che tanto clamore aveva suscitato) ma anche politica attraverso i media, a partire dai social. Ma è soprattutto l’inizio, per dirla con Manzoni, di una nuova Storia della colonna infame di cui sarà vittima il sindaco di Bibbiano, allora 46enne rampante esponente del Pd.
Perché prima – molte ore prima delle 10.05, ora dell’invio dell’e-mail da parte dei carabinieri a tutti gli organi di informazione locali e nazionali – qualcuno ha avvisato fotografi e cineoperatori, o almeno alcuni. E così all’alba di quel 27 giugno, quando il sindaco Andrea Carletti (una delle 6 persone finite quel giorno agli arresti domiciliari) viene prelevato poco prima delle 7 nella sua abitazione dai carabinieri per essere accompagnato circa un’ora dopo in Comune per una perquisizione negli uffici, un fotografo, un cameraman ed almeno un giornalista sono appostati davanti al Municipio del minuscolo e fino ad allora pressoché sconosciuto paese della pianura reggiana. Sono il fotografo e una giornalista del Resto del Carlino Reggio (non il principale quotidiano della città per vendite, ma quello politicamente più di destra o, se si preferisce, meno di sinistra: il concorrente è, infatti, la Gazzetta di Reggio, che a quei tempi faceva parte del Gruppo Repubblica-L’Espresso) e un cameraman della Rai (il Governo, da un anno, è espresso dalla inedita alleanza Movimento 5 stelle-Lega).
La non casuale presenza di quel fotografo e di quell’operatore televisivo – unitamente alle prime ‘veline’ dell’Arma – produce il dirompente effetto di associare, su tutti gli organi di informazione, un unico volto ad una complessa e articolata indagine che – sommando al pressappochismo dei carabinieri quello dei giornalisti – viene sintetizzata nel concetto “strappavano i bambini alle famiglie attraverso l’elettrochoc”. Al di là del fatto che, come sempre, in una fase di indagini preliminari tutte le accuse devono ancora essere verificate e provate (per non parlare del principio della presunzione d’innocenza, che dovrebbe valere fino al giudizio definitivo, ma che troppo spesso decade al primo atto della pubblica accusa…), il “succo” dell’inchiesta “Angeli e demoni” (titolo, anch’esso estremamente evocativo e assai poco garantista, dato dai carabinieri all’indagine) è questo.
Poco conta che le persone indagate (con ruoli e responsabilità ben diverse) siano quasi una ventina, che i reati contestati (e ben lungi dall’essere provati, come infatti in grandissima parte non verranno provati almeno in primo grado) siano una decina e che – nello specifico – al sindaco Carletti venga contestata niente più che una questione bagatellare: un banale concorso in abuso d’ufficio per l’affidamento del servizio di psicoterapia e la concessione di una sede comunale ad una onlus di Torino, reato che verrà abolito nel 2024 dal Ddl Nordio del Governo Meloni portando alla completa assoluzione del sindaco di Bibbiano.
L’unico volto (ed il nome principale) che appare in rete il giorno stesso e l’indomani sulle prime pagine di tutti i giornali – associato alla terribile notizia di questa banda di “demoni” dedicata a lucrare sui bambini rubandoli a mamma e papà con le peggiori torture – è quello di Andrea Carletti.
Significative le prime pagine dei due quotidiani cittadini.
“L’ORRORE” è il titolo del Carlino Reggio in prima pagina. L’occhiello è “Bimbi tolti alle famiglie: scandalo servizi sociali, arrestato il sindaco di Bibbiano”. La foto, ovviamente, è quella scattata di prima mattina dal ben informato fotografo, con il sindaco Carletti che sale le scale del Municipio scortato dai carabinieri. L’edizione online del Carlino pubblica anche un breve video della stessa scena, girato con lo smartphone dalla giornalista.
Il caso apre anche la prima pagina della Gazzetta di Reggio che titola “Lo scandalo dei bimbi in affido”. Il catenaccio recita “Agli arresti domiciliari Andrea Carletti, sindaco di Bibbiano, ma la politica è solidale con lui. Indagati i vertici dei servizi sociali Le accuse: lavaggio del cervello e scosse elettriche ai piccoli per influenzarne le testimonianze e sottrarli ai genitori naturali”. La foto, a tutta pagina, è un fotogramma concesso da TgRai. Ovviamente del sindaco Carletti in mezzo ai carabinieri.
La vicenda finisce anche sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. “Il ‘lavaggio del cervello’ per dare i bimbi in affido” (Corriere della sera), “Quei bambini sono stati rubati ai loro genitori” (Repubblica), anticipati dalle edizioni online con sempre gli stessi, identici concetti, a qualsiasi latitudine. Per Messaggero e Tempo di Roma “Lavaggi del cervello e scosse elettriche sui minori per allontanarli dalle famiglie: 18 arresti” e “Orrore in Emilia, elettrochoc ai bimbi per darli in affido”. Per il Mattino di Napoli “Lavaggi del cervello e scosse elettriche sui minori per allontanarli dalle famiglie: 18 arresti, c’è un sindaco”. Per la Gazzetta di Parma “Bimbi plagiati. Scosse e lavaggi del cervello, coinvolti 4 parmigiani”.
Le foto usate sono quelle dei carabinieri davanti al Municipio di Bibbiano (il fotografo dell’Ansa, l’agenzia che rifornisce tutti i quotidiani, e gli operatori delle altre tv – non essendo stati avvisati in anticipo a differenza dei colleghi di Carlino e Rai – arrivano dopo le 9, ora in cui Carletti viene riportato a casa, ma i carabinieri restano a piantonare il Comune, molto probabilmente più per esigenze fotografiche che investigative…) e, molto spesso, la ‘testina’ di Andrea Carletti.
Al clamore della notizia in sé, si aggiunge l’aspetto politico legato alla presenza di un sindaco Pd. I giornali che fanno riferimento all’area politica opposta al centrosinistra si scatenano e rincarano ulteriormente la dose. Per La Verità il titolo di apertura a tutta pagina della prima è “Banda di politici e medici tortura i bimbi per levarli alle famiglie e darli alle onlus”. Il Giornale decide di aprire con il caso Sea Watch (“Forza Capitano”) in prima ‘si limita’ a un titolo a una colonna e mezzo (“Vergogna affido. Elettroshock e bimbi plagiati”), ma all’interno dedica al caso ben due pagine. Sopra la foto di Andrea Carletti il titolo principale è “Scosse elettriche e bimbi plagiati per darli in affido. ‘Sei stata stuprata da tuo papà’”.
Sul sito del Giornale, la notizia viene postata alle 11.29 dello stesso 27 giugno, citando il Corriere della sera. In nemmeno un’ora e mezzo dall’invio della velina dei carabinieri è evidente che i giornali nazionali, che non hanno redazioni e giornalisti sul posto, confezionano la notizia basandosi esclusivamente su quanto riportato nella mail inviata dal Comando provinciale. Notizia che viene ‘perfettamente’ sintetizzata nel titolo: “Lavaggi del cervello e scosse ai bambini da dare in affido / Sono 18 gli arrestati nell’inchiesta ‘Angeli e Demoni’, accusati di aver manipolato i ricordi dei bambini, per toglierli ai genitori”.
Il Giornale.it (edizione online dello storico quotidiano fondato e diretto da Indro Montanelli, dalla fine degli anni Settanta sotto il controllo della famiglia Berlusconi) tra le 11.36 e le 12.05 registra già 30 commenti. Protetti dall’anonimato e da nomi di fantasia (Depil, Ammazzalupi, Raperenzolo giallo, Ziobeppe1951…) i forcaioli della tastiera si scatenano:
“fucilazione immediata”
“chi di scosse ferisce di scosse deve perire … li facciano fumare dalla testa”
“Ergastolo a celle aperte, in balia di tutti i detenuti…massima attenzione affinche’ vivano il piu’ a lungo possibile”
“Non ci sono parole… Guarda caso un sindaco rosso in una Regione rossa… Al rogo. La pazienza delle persone perbene si sta esaurendo e presto saranno cavoli amari”
I più…’garantisti’ scrivono:
“Se fosse vero, ripeto, se fosse, i colpevoli andrebbero spellati vivi!!”.
“Forse, se fosse vero, per questi l’ergastolo non basterebbe. A morte.”
La presenza tra le persone coinvolte di un sindaco del Pd, ovviamente, aggiunge livore a livore. Questi alcuni messaggi riportati integralmente, errori e maiuscole compresi:
“Berlusconi e su FI se ne sono dette vagonate e vagonate di insulti…. FATE SCHIFO! voi, si , voi babbei comunisti grulli che avete votato per il PD !!!!!!!”
“Ogni giorno che passa si scoprono tutte le più orrende nefandezze che vengono compiute dai “moralmente superiori” sinistri,quelli che poi vanno nei talk-show a fare la morale agli altri e mettersi in mostra. Fate schifo, per voi e tutti i vostri sostenitori si spalanchino le porte del carcere e poi dell’inferno”.
“i komunisti le studiano tutto per arraffare soldi”.
“Appena si toglie un po’ di POLVERE, si scoprono cose orrende in capo al PD e ai suoi SOCI. Figuriamoci cosa si scoprirebbe se si SCAVASSE un po’ in ROFONDITA’. LURIDI esseri, i KOMPAGNI”
“Bisogna ristabilire la pena capitale”, “INSIEME AL SINDACO P.D. QUI NON SI TRATTA PIU’ DI CORRUZIONE (normale per i sinistri) MA DI VERI ATTI CRIMINALI, POI VANNO A LAMPEDUSA HA FARE I BUONISTI QUESTI SONO SOLO PEZZI DI M………………”.
La stessa politica, del resto, non resta estranea alla notizia, anche perché due elezioni regionali sono alle porte: a ottobre quelle dell’Umbria, ma soprattutto a gennaio 2020 quelle dell’Emilia-Romagna – la regione di Bibbiano, da sempre ‘feudo’ della sinistra – e della Calabria. E inizia a gettare immediatamente altra benzina sul fuoco. Alle 12.55 dello stesso 27 giugno l’onorevole Luigi Di Maio, all’epoca vicepresidente del Consiglio dei ministri, pubblica sulla propria pagina Facebook il seguente post, che ottiene oltre 30.000 condivisioni e quasi 12.600 commenti.
Più o meno in contemporanea lo stesso movimento Movimento 5 stelle ed esponenti politici grillini, come l’eurodeputata reggiana Sabrina Pignedoli, postano su Facebook e Twitter contenuti simili.
Anche i telegiornali, fin dalle edizione del mattino, dedicano ampio spazio al “caso Bibbiano”. Significativo il Tg2 delle 13: si parla di una ventina di provvedimenti cautelari emessi, ma l’unico nome fatto è quello di Andrea Carletti; l’unico volto mostrato – grazie alle riprese effettuate dall’operatore, ‘casualmente’ presente all’alba davanti al Municipio di Bibbiano – è il suo.
In pochissime ore dall’uscita della notizia sull’inchiesta cosiddetta “Angeli e Demoni” è del tutto evidente l’immedesimazione tra il sindaco del Pd Andrea Carletti – che in realtà, anche se i carabinieri non lo precisano nella loro velina e, dunque, nessun giornalista lo dice o scrive, è indagato solo ed esclusivamente per i reati di abuso d’ufficio e falso in relazione all’affitto dei locali dove altri svolgevano le sedute terapeutiche sui bambini – e un’inchiesta che mischia lavaggi del cervello, scosse elettriche, bambini torturati e strappati alle famiglie, papà che stuprano le figlie, affari e profitti illeciti attraverso gli affidi (quantunque, ovviamente, tutti ancora ben lungi dall’essere dimostrati come infatti, poi, non saranno dimostrati, come da sentenza di primo grado).
Avviata dalla mail spedita dai carabinieri (tanto dettagliata nel fornire particolari scabrosi, quanto vaga nel merito delle accuse rivolte ai 18 indagati) e dalla ‘casuale’ presenza di un fotografo e di un cameraman della Rai a Bibbiano, fomentata da una parte politica che intravede nell’inchiesta una ghiotta opportunità per mettere in difficoltà la parte avversaria, una infernale macchina del fango si è messa in moto e travolge Andrea Carletti per l’intera giornata del 27 giugno in televisione, sui siti online e sui social e – l’indomani – su tutti i quotidiani.
Emblematiche le vignette che Mario Improta in arte Marione (all’epoca vicino al Movimento 5 stelle, che abbandonerà qualche mese dopo proprio in seguito all’accordo con il Pd he darà vita al Governo Conte II) posta su facebook il 27 giugno, ed in particolare quella delle 19.48.
Il “caso Bibbiano” assurge dunque a paradigma dei danni che possono essere prodotti alla reputazione di ognuno di noi quando in un perverso cocktail mediatico si mixano non solo disinvoltura da parte di chi conduce un’inchiesta e di chi la racconta, ma anche interessi politici ed un imbarbarimento generale della società ingigantito da quel Far West rappresentato dai sempre più frequentati social. Una sorta di sterminata prateria dove l’unica legge pare essere “qui non esistono leggi” e, pertanto, chiunque si crede libero di scrivere di tutto su tutti.
Uno dei tanti esempi, insomma, del classico “Sbatti il mostro in prima pagina” portato sui grandi schermi mezzo secolo fa da Gian Maria Volonté per la regia di Marco Bellocchio, certamente non il primo e nemmeno, purtroppo, l’ultimo. Ma con una peculiarità che lo rende, a suo modo, unico, quasi antesignano – almeno in Italia – di un disinvolto e discutibile modo di fare politica che, proprio sfruttando i social, piega le notizie alle ragioni del marketing, travisa la realtà per screditare gli avversari e conquistare facili consensi tra i faciloni del web: dal “caso Bibbiano” nasceranno infatti, con relative campagne mediatiche, la definizione “partito di Bibbiano” (usata come sinonimo di Partito democratico) e, soprattutto, il tormentone “Parlateci di Bibbiano”.
(1, continua)