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Sette anni fa “Angeli e demoni”, il tormentone creato da Casa Pound poi sfruttato dalla Lega (2)
di Fabio Macchi
Andrea Carletti non è stato il solito, ennesimo mostro sbattuto in prima pagina per due, tre giorni di fila perché ogni notizia – si recita da sempre nelle redazioni – “è come il pesce e dopo tre giorni puzza”. Di Carletti e di Bibbiano, di presunti angeli e di presunti demoni, si andrà avanti a parlare – e spesso a sparlare – per mesi, anni e chissà mai quando si finirà…
Ed anche negli successivi all’avvio dell’inchiesta, per questo o quel motivo, a proposito di questa o quella battaglia politica, continuerà ad esserci qualcuno che definirà il Pd come il “partito di Bibbiano”. Definizione, quest’ultima, ideata dal Movimento 5 stelle e cara in particolare al suo leader, l’allora vicepremier Luigi Di Maio, che il 18 luglio 2019 in una diretta Facebook arriverà ad affermare perentoriamente: “Io col partito di Bibbiano non voglio averci nulla a che fare”.
Non manca chi, come il giornalista Luigi Mastrodonato, definisce la speculazione effettuata dal Movimento 5 stelle sul caso Bibbiano e sul sindaco Carletti come “uno dei momenti più bassi degli ultimi anni di politica nostrana”, “un mix di generalizzazioni e falsità che non sta né in cielo né in terra, oltre che una forma di strumentalizzazione meschina di una vicenda che coinvolge bambini e su cui è necessario effettivamente fare luce, ma non per fini elettorali”. Facendo per altro notare come proprio il M5s, appena un mese prima dell’arresto di Carletti, si fosse vantato di aver finanziato con parte degli stipendi dei propri consiglieri regionali del Piemonte una decina di associazioni di volontariato, tra cui proprio il centro studi Hansel e Gretel. Ovvero la onlus di Moncalieri, per gran parte della stampa responsabile (pur in assenza di qualsivoglia sentenza) di ogni sorta di orrore nella gestione degli affidi in Val d’Enza.
La ragion politica – tempo nemmeno due mesi dalla diretta Facebook di Di Maio e il Movimento 5 stelle darà vita al Governo Conte II, proprio insieme a quel “partito di Bibbiano” con cui nulla voleva a che fare – toglierà presto appeal a quella insulsa definizione. Che tornerà comunque, fino ai giorni nostri (anche durante la nascita del Governo Draghi nel febbraio 2021, ad esempio), ad essere qui e là rispolverata, paradossalmente spesso proprio contro chi l’aveva ideata, a cui si rinfaccia l’aver fatto accordi politici proprio con il Pd.
Vita ben più lunga avrà, invece, almeno nell’immediato, lo slogan “Parlateci di Bibbiano”.
Al tormentone “Parlateci di Bibbiano” ha dedicato una approfondita indagine, tra gli altri, Valigia Blu, un interessante blog collettivo nato quasi per caso una quindicina d’anni fa proprio sui social (perché non tutto il social vien per nuocere…) e che oggi, oltre alla propria community, vede giornalisti, scrittori, blogger, grafici e sistemisti impegnati in un encomiabile lavoro indipendente di approfondimento giornalistico e verifica dei fatti.
Del “caso Bibbiano”, Valigia Blu si è occupata a tutto tondo: approfondendo i reali contenuti dell’inchiesta basandosi sulle carte processuali (e smontando alcune clamorose “bufale”, a partire dal presunto elettrochoc) ed analizzando il complesso e delicato sistema degli affidi e, più in generale, della protezione dei minori da abbandoni, abusi e violenze. Ma, soprattutto, ha affrontato questa “storia che è stata cavalcata dal sensazionalismo più becero e dalla propaganda politica, a volte creando caos informativo o diffondendo informazioni sbagliate” per le rilevanti questioni che pone dal punto di vista etico e giornalistico.
Lo ha fatto analizzando il “caso Bibbiano” quale “esemplare opportunità di propaganda e sciacallaggio politico per alcuni partiti e movimenti”, dimostrando “come questa strumentalizzazione sia stata funzionale all’agenda politico-mediatica e agli interessi di questi soggetti”.
Il grafico del volume di menzioni ed engagement sui social elaborato da Valigia Blu dimostra chiaramente come le conversazioni online su Bibbiano – dopo quello, inevitabile, toccato all’indomani della divulgazione dell’inchiesta del 27 giugno – registrino un ulteriore, e addirittura superiore, picco a partire dal 17 luglio 2019. Ovvero alla vigilia della mobilitazione nazionale organizzata per l’intera giornata di sabato 20 luglio a Bibbiano (sit-in davanti al Municipio al mattino, presidio davanti alla sede dei Servizi sociali al pomeriggio, fiaccolata di solidarietà la sera per le vie del centro).
Se durante il picco immediatamente successivo alla notizia degli arresti – tra fine giugno e inizio luglio – a costruire quella che Valigia Blu (citando un post della fondatrice dell’International Journalism Festival e dello stesso blog collettivo, Arianna Ciccone) definisce “propaganda criminale” era stato principalmente il Movimento 5 stelle (con la speculazione contro il sindaco Carletti del Pd, il “partito di Bibbiano”), il secondo picco vede protagonisti dapprima CasaPound e, subito a ruota, la Lega, Fratelli d’Italia e i movimenti ultracattolici per la famiglia.
L’attribuzione a CasaPound, movimento politico di matrice neofascista e populista, della paternità dello slogan è certificata, secondo Valigia Blu, da un post pubblicato su Facebook (oggi non più visibile perché rimosso o soggetto a restrizioni) dal consigliere di Ostia, Luca Marsella, alle 8,15 del 17 luglio, con la foto di uno striscione con la scritta “Parlateci di Bibbiano” nel quale le lettere “P” e “D” riprendono i colori del logo del Partito Democratico.
Ipotesi confermata anche da Open – giornale online edito da una società a impresa sociale fondata da Enrico Mentana per avvicinare i giovani al piacere/dovere di essere informati, che pure dedica una interessante analisi al tormentone – sulla base di un post (questo, invece, ancora visibile a tutti) del coordinatore di CasaPound per l’Emilia-Romagna, Pier Paolo Mora, delle 10,16 dello stesso giorno.
Nelle ore successive lo slogan viene utilizzato anche su Twitter sotto forma di hashtag, accompagnato da nuove foto di striscioni simili.
Sempre Valigia Blu riporta un’analisi realizzata dal Centro LaRiCA (Laboratorio di Ricerca sulla Comunicazione Avanzata) Università di Urbino Carlo Bo, utilizzando CrowdTangle come strumento di monitoraggio, dalla quale emerge come tra i primi 20 post pubblici che appaiono nelle tre ore successive, la maggior parte sia riconducibile direttamente a CasaPound, tra pagine ufficiali e pagine di membri del movimento.
Assieme a CasaPound ci sono anche le pagine di alcuni siti di notizie locali, una sezione di Fratelli d’Italia e gruppi no-vax come “I VACCINI -Gestire la salute a nostra insaputa” e “Denunciamo Giulia Grillo”. Quest’ultimo è uno dei molti gruppi dell’attivo no-vax Mida Riva, anche noto come “Gente sveglia”, personaggio spesso finito nel mirino di Butac (Bufale Un Tanto Al Chilo, noto blog e progetto di fact-checking italiano) e che già il 30 giugno 2019 aveva creato il gruppo “Liberi subito!!! Facciamo tornare a casa i bambini rapiti dallo stato”.
Un tema, questo dei presunti bambini “rapiti dallo Stato”, già presente su Facebook ben prima dell’esplosione del caso Bibbiano con gruppi come “GIU’ LE MANI DAI BAMBINI!” (aperto il 3 febbraio 2014) o quello creato il 20 aprile 2016” – tra gli altri – da Paolo Roat, aderente a Scientology.
“I gruppi su questa tematica – scrive Valigia Blu – avevano promosso già prima del 17 luglio iniziative in solidarietà dei bambini “strappati” e dei genitori “violentati dalle istituzioni”, con messaggi contro lo stato e contro il sistema di affidi o in difesa delle vittime. Con lo slogan “Parlateci di Bibbiano” l’orientamento dei post si allinea immediatamente alla campagna lanciata da CasaPound e appaiono messaggi di denuncia carichi di panico morale su come la verità stia venendo insabbiata dai media con la complicità del Pd e della sinistra”.
Sempre grazie al lavoro del Centro LaRiCA dell’Università di Urbino, Valigia Blu osserva la distribuzione dei messaggi della campagna “Parlateci di Bibbiano” tra diverse tipologie di pagine: al primo posto sono situate pagine di partiti, sezioni locali o esponenti politici (38,7%); seguite da pagine/gruppi di “tipo politico” (30,6%), come “GIÙ LE MANI DA SALVINI” o “MATTEO RENZI INSIEME AL PD”, pagine/gruppi di cosiddetta controinformazione o informazione alternativa (11,5%), testate giornalistiche (10,3%), pagine personali di giornalisti o influencer (3,1%), gruppi complottisti (2,6%) e altri gruppi o pagine (3,2%).
“È interessante vedere come “Parlateci di Bibbiano” sia stato velocemente utilizzato anche da altri partiti, che se ne sono appropriati sia in senso positivo che negativo – afferma ancora Valigia Blu – Il 55% delle conversazioni online che utilizzano lo slogan “Parlateci di Bibbiano” avviene in pagine e gruppi con una specifica appartenenza a partiti politici, così distribuite:
“Partiti e movimenti, soprattutto a destra, hanno fatto proprio lo slogan lanciato da CasaPound, amplificandone la risonanza e utilizzandolo secondo i propri fini propagandistici”, ricostruisce Valigia Blu, riportando un grafico sempre del Centro LaRiCA sull’evoluzione della campagna online e sul volume dei messaggi secondo affiliazione politica nei 10 giorni successivi al suo inizio (sono presi in considerazione tutti i post che utilizzano l’espressione “Parlateci di Bibbiano”, anche sotto forma di hashtag #parlatecidibibbiano).
Nel grafico del Centro LaRiCA sono evidenti tre picchi, evidenzia Valigia Blu: il primo è quello riconducibile a CasaPound, nel giorno in cui viene lanciata la campagna degli striscioni; il secondo, dal 21 al 22 luglio, segna un’appropriazione dello slogan da parte della Lega con una presenza maggiore anche del Movimento 5 Stelle, mentre il 23 luglio si può distinguere bene come il Popolo della Famiglia sia quello che lo utilizza maggiormente.
Oltre alle manifestazioni a Bibbiano in programma sabato 20, per il 23 luglio è infatti prevista la ripresa della discussione in Commissione giustizia del Senato del Ddl Pillon sull’affido condiviso dei figli e il loro mantenimento, presentato dal parlamentare ultracattolico della Lega. In quei giorni, inoltre, nel Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna si sta discutendo la legge contro l’omofobia, che verrà approvata nella notte tra il 26 e il 27 luglio.
Pur se ideato da Casa Pound e sfruttato anche dai movimenti cattolici oltranzisti per rinnegare i diritti lgbt e contrastare la genitorialità gay (un’altra campagna mediatica, su questi temi, sarà condotta in maniera altrettanto violenta contro un’altra protagonista dell’inchiesta “Angeli e demoni”, la dirigente dei Servizi sociali dell’Unione comunale Val d’Enza, Federica Anghinolfi) è comunque la Lega a trasformare lo slogan “Parlateci di Bibbiano” in vero e proprio tormentone. L’intenzione, nemmeno troppo nascosta, è quella di sfruttare il “caso Bibbiano” come cavallo di Troia attraverso il quale conquistare l’Emilia-Romagna, Regione da sempre governata dalla sinistra prima, e dal centro-sinistra poi, il cui Consiglio è in scadenza a novembre di quello stesso anno (le elezioni, però, verranno fissate due mesi più tardi, per il 26 gennaio 2020).
Gli indizi della strumentalizzazione per finalità elettorali del “caso Bibbiano” da parte della Lega – con annesso can-can social-mediatico – sono in realtà molteplici.
Dopo essersi interessato, nell’immediatezza degli arresti per “Angeli e demoni”, più alla vicenda della Sea Watch 3 e della sua capitana Carola Rackete, il 23 luglio è lo stesso leader della Lega Matteo Salvini a recarsi a Bibbiano per incontrare le famiglie, prestarsi agli immancabili selfie e tenere un comizio dallo scalone del Municipio, lo stesso sul quale il sindaco Carletti era stato immortalato dai fotoreporter la mattina dell’arresto. Un blitz anticipato poco prima tramite i social: «Sarò alle 15 a Bibbiano da papà e da ministro» (Salvini ricopre, infatti, le cariche di vicepresidente del Consiglio e di ministro dell’Interno nel primo Governo Conte) perché «non mi darò pace fino a quando l’ultimo bambino in Italia sottratto ingiustamente alla propria famiglia non tornerà a casa da mamma e papà».
Proprio tra il 21 e il 22 luglio, come evidenziato dalla ricerca del Centro LaRiCA dell’Università di Urbino, la Lega aveva scavalcato CasaPound nella diffusione della campagna social-mediatica “Parlateci di Bibbiano”. Una campagna talmente virulenta che finisce per contagiare anche cantanti come Nek e Laura Pausini, che in quegli stessi giorni pubblicano su Facebook post su Bibbiano.
In breve, i due cantanti ottengono la benedizione su Twitter dello stesso Salvini e di Il bene vincerà, account legato a un blog di ultracattolici ferventi sostenitori di Medjugorje e altrettanto ferventi oppositori di vaccini, 5G e massoni. Su Facebook, invece, lo psichiatra Alessandro Meluzzi – noto per una variegata militanza politica (Pci, Psi, Forza Italia, Udr, Verdi, Udeur e Fratelli d’Italia) e per essersi autoproclamatosi arcivescovo d’Italia, primate metropolita ed eparca di Ravenna e Aquileia della Chiesa ortodossa italiana autocefala – arriva addirittura a proporre un concerto di protesta a favore di famiglie e bambini per rompere il “silenzio criminale su Bibbiano”.
(2, continua)
Leggi la prima puntata: Sette anni fa Angeli e demoni, storia di una colonna infame