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Caro centro storico ti hanno messo in liquidazione
La parola d’ordine dalla fine degli anni Settanta è stata decentrare, decentrare qualsiasi cosa: dalla caserma dei soldati, al tribunale, alla scuola di polizia, costruendo come contraltare i grandi centri commerciali nelle periferie, anche uno accanto all’altro.
Ed è così che oggi il centro di Reggio appare per quello che è: una città museo svuotata, una rappresentazione tridimensionale di una natura morta.
Magari, per il futuro, ci vorrebbe qualcuno che pensasse strategicamente a ri-centrare qualche attività, tanto per porre un freno alla desertificazione del commercio che avanza incontrastata.
Quella che i reggiani chiamavano la ‘vasca’, la passeggiata del sabato pomeriggio partendo da via Emilia San Pietro, fino a Santo Stefano, è un lungo cimitero disseminato di vetrine vuote e negozi sfitti.
La conta fino qualche tempo fa era arrivata a 424 attività commerciali chiuse all’interno dell’esagono, e di queste oltre 270 con affaccio sulla via Emilia.
Certo avrà inciso anche la globalizzazione e l’e-commerce su internet, ma perché nelle città cugine, Modena e Parma, il centro gode di uno stato di salute nettamente migliore? Basta farsi un giro per averne conferma.
A tutto questo va aggiunto che le attività commerciali assolvono a una funzione di presidio sociale e dove chiudono a grappoli, avanza il degrado e con esso la piaga della criminalità, della sicurezza, con i cittadini che alla passeggiata al buio per le vie deserte, preferiscono barricarsi in casa.
La via Emilia poi marca un confine socio-geografico e sega in due il centro storico tracciandone due profili da tempo ben distinti.
C’è una zona Sud, decisamente più accogliente e ricca di vita, quella della movida del venerdì e del sabato sera, con le sue piazze vissute e popolate di gente: Fontanesi, San Prospero o Prampolini, dove l’unica attrattiva possibile sembrano essere i DJ set e la bevuta del weekend.
E poi c’è la parte Nord, più depressa e spoglia, che non è neppure una lontana parente di quella Sud. Da via Crispi fino al teatro Valli, giù fino all’Ariosto, una distesa di cemento dominata dal colore grigio di giorno e dal nero la notte, vista la stitichezza delle luminarie.
Non un albero, non una distesa, bancarelle di un mercato scialbo e arraffazzonato su, qualche food truck posteggiato qua e là.
La grande piazza davanti al Municipale in stile Bucuresti e i giardini pubblici sono sempre più spesso il terreno di battaglia sul quale si affrontano le gang giovanili e dai piccoli spacciatori bivaccanti sotto il teatro. In questa zona i reggiani non si sentono sicuri e non vanno più, se non di passaggio. Inutile nasconderlo.
Caro centro storico ti hanno messo in liquidazione.
(sr)