Nei controviale di viale dei Mille, nei pressi della casa cantoniera, si vede una larga copertura in lamiera zincata che nasconde una cisterna che testimonia la presenza del Canale di Secchia che entra da sotto il bastione, ancora visibile all’incrocio tra via Bellelli e viale Montegrappa.
La facciata del bastione rivolta alla città, il «Casone», che nel suo prolungamento su viale Montegrappa in direzione San Pietro, consente ancora oggi di vedere le ultime mura erette alla fine del secolo XII, «con il taglio sulle medesime nella svolta su via Belloli, dove è visibile anche una diversa tamponatura muraria tracciata in corrispondenza di una antica postazione di una cannoniera previ- sta a scopo difensivo». Sul frontespizio del baluardo è visibile l’arco ogivale originario del 1226 in cotto, con alcune parti in pietra. Nel 1985, dall’architetto Maria Cristina Costa, furono effettuati gli ultimi rilevanti lavori di restauro che hanno valorizzato molti aspetti costruttivi originari del baluardo.
Il tragitto del Canale che andremo a raccontare è diviso in due parti utilizzando la vasca coperta, sopra citata, come punto di divisione: da un lato la direzione verso il centro città, dall’altro il risalire a ritroso verso sud ad incontrare via Cassoli, che sul suo lato ovest era a cielo aperto fino agli anni attorno al 1950.
Il Canale di Secchia e il suo percorso in città: dal bastione a fuori le mura
Il corso d’acqua ha costituito per secoli, fino ai primissimi anni del ’900, l’unica forza motrice della città. Infatti solamente all’inizio del secolo scorso l’energia dell’acqua si era trasformata in energia elettrica, accendendo le prime lampade e facendo funzionare le industrie.
Il canale di Secchia ha oltre 240 anni. Anche se quasi totalmente tombato – sopra ci passano auto, ciclisti e pedoni – è ancora visibile in alcuni punti della città.
«Il canale Grande è l’anima di questa città, senza il detto canale non si potrebbe mantenere questo populo», scriveva il cartografo Giovanni Andrea Banzoli nel 1700. La pianta della città, del 1591, disegnata da Prospero Camuncoli, riporta sul lato est di via Guazzatoio il canale, compresa una vasca per i cavalli. Il corso d’acqua fu coperto nel 1783. Il condotto sotterraneo (botte) di collegamento del canale che entra in città proviene da via Cassoli, e sbocca in via Guazzatoio, dopo avere sottopassato il “Casone” del baluardo di Porta Castello.
L’opera, assieme alla grande vasca interrata già citata, potrebbe coincidere con gli avvenimenti degli anni 1551-52, nel corso dei quali il duca Ercole II impose la tragica “Tagliata” che «comportò l’atterramento di ogni costruzione fino a duecento pertiche dalle mura (corrispondenti a circa seicento metri). Potrebbe essere stata l’occasione dei lavori di abbattimento per consentire più agevolmente l’entrata dell’acqua in città». Guido Panciroli, nella sua “Storia”, racconta di «una chiavica fuori Porta Castello a regolare il flusso dell’acqua» (1560).
La vasca di cui si diceva congiungeva le «due bocche di raccordo delle botti di attraversamento: l’una verso via Cassoli sottopassando l’attuale viale dei Mille, l’altra permettendo l’uscita su via del Guazzatoio con l’ausilio del passaggio sotterraneo del bastione».
Il Canale Maestro, come veniva chiamato, passato sotto il baluardo «percorreva via Guazzatoio sul suo lato orientale lungo i portici, a cielo aperto fino al 1783, poi tombato».









02) Nell’immagine aerea (pallone aerostatico) della zona attorno a Porta Castello si nota il percorso a cielo aperto del canale che lambisce l’antico “Stallo del Bagno” con l’ampia vasca circolare alimentata dalle acque del canale stesso (anni dieci XX secolo). 03) Pianta della città del Manzotti del 1807; rilievo interessante: riporta le scritte «Canale di Secchia» e «Canale d’Enza»; riferimento importante: la denominazione dei due canali, pochissimo usato nelle piante della città. 04) Percorso sotterraneo del canale per oltrepassare il bastione (anni ’50, M.C. Costa). 05) Incrocio via Guazzatoio – Viale Montegrappa: visibile il canale tombato sotto la sede stradale (1985) (Foto di G. Romani). 06-06.1) Immagine tratta dalla rivista pubblicata dall’Agac (oggi Iren). Foto 7) Via Marotta, manufatti per il controllo delle acque. Foto 8) Il corso del Canale di Secchia in via Che Guevara. Foto 9) Ingresso del Canale di Secchia in via Maiella.
Continuando nel nostro percorso sia sul lato destro sia su quello sinistro del canale esistevano numerosi allacciamenti laterali regolati da chiaviche, probabilmente a cielo aperto, «che alimentavano i vari opifici quali: vagli, galgarie, concerie, filatogli, tintorie, folli e lavatoi» e a seguire in tutta la città. Il percorso del canale di Secchia inizia presso Castellarano a seguito di una derivazione dal Po per poi scaricare «l’“aqua druvèda” nelle fosse della città, oltre le mura, in direzione nord-est».
Una mappa, anonima, pubblicata da Agac (oggi Iren), databile intorno alla fine del XVI secolo, descrive il tragitto del corso d’acqua in cui sono elencati i maggiori “molini e filatogli” alimentati dal canale, e riporta la descrizione del canale stesso.
Nella pianta appare l’allacciamento dal canale principale, tra il molino del(lo) Stagno (indicato col n. 6) e quello della Rosta (col n. 7), che dà origine al canale inferiore del «buco» del Signore; si può leggere la scritta «“Bucho del Aqua del Marchese di San Martino» – (scritta seguita dal n. 24), dicitura che testimonia l’origine del toponimo “Buco del Signore”. Il tragitto del canale minore originato da quello del «buco» del Signore, oggi non ha più parti visibili che potrebbero ricondurre al suo punto di origine.
Seguendo l’itinerario del canale di Secchia in città, dopo via del Guazzatoio incontriamo piazza Fontanesi, dove esisteva una importante derivazione da esso «a servizio delle monache del monastero di Santa Maria Madalena che col suo condotto passa la strada, e va ad espurgare la sua dugara, passando tutto il loro monastero, unendosi al condotto…». Divenne la piazza attuale «dopo l’abbattimento del convento e della chiesa di Santa Maria Maddalena del 1783, stesso anno dei lavori di tombatura del canale».
Nell’attraversare la città, il canale alimentava circa 10 mulini e fuori dalle mura, in direzione ovest, mentre il canale d’Enza, che derivava dal fiume stesso nella zona di Montecchio, passava per Cavriago, Codemondo, serviva altri mulini quali: «quello di San Claudio (in direzione diretta sud, partendo da porta Brennone) e l’altro di San Caterina, (nei pressi di porta San Stefano all’inizio della via Emilia per Parma). Detti mulini erano in piena attività fino agli anni 1930-40».
Il Canale di Secchia, dove nasceva
In via Cassoli in direzione sud, ora il suo lato ovest (incrocio con viale dei Mille, è un parcheggio), il canale scorreva a cielo aperto da secoli. Oggi sono presenti, una ogni circa trenta metri, delle caditoie di raccolta dell’acqua piovana collegate al sottostante canale il cui condotto è tuttora esistente.
Proseguendo, si incrocia viale Risorgimento, si passa accanto a via Leonardo da Vinci, si devia sul retro di un condominio di via IV Giornate di Napoli, percorrendo una pista ciclopedonale, che altra non è che il percorso del canale tombato attorno agli anni Sessanta del Novecento, si arriva al capo terminale di via Marotta (chiuso al traffico) e al parco esistente nella zona. La direzione del corso ancora d’acqua è intuibile. Si giunge, poi, nei pressi di un grande solaio di copertura cieca in cemento, della cospicua lunghezza di circa quindici metri e larghezza conseguente, a evidente protezione di una importante vasca sottostante. Accanto si notano due manufatti, probabilmente dei primi del ’900 che potevano far parte, assieme alla grande vasca tombata di cui si è detto sopra, «di una importante stazione intermedia di controllo, regolazione e stoccaggio del primario corso d’acqua».
Il canale, poco dopo fiancheggiato da un sentiero, è a cielo aperto per la prima volta fuori dalla città, ed è profondo oltre 2,5 metri. Ad una certa distanza, sulla destra, sorgono alti palazzi condominiali. Andando ancora avanti si giunge all’incrocio con via Che Guevara, sottopassata da una grossa tubatura che raggiunge la cui uscita è di nuovo a cielo aperto, all’imbocco con via Maiella, dopo avere superata, sotto il piano stradale, una larga zona adibita a parcheggio. Si prosegue, sempre in direzione sud, dove il canale compie una ampia svolta verso sinistra, con una maggiore larghezza e profondità. Il corso d’acqua, qui, costeggia, sulla sinistra, per un lungo tratto, l’ampio parco del Buco Magico, con tre ponti in legno ciclopedonali che consentono il suo attraversamento.
Oltrepassato il centro sociale Buco Magico, incrociamo via Benedetto Croce, nei pressi della chiesa di Sant’Anselmo, dove termina il canale scoperto e prosegue interrato fino all’abitato del borgo del «Buco». Il condotto rivede la luce al limite sud della frazione, nei pressi dei resti del manufatto del Mulino degli Stagni, «a ridosso del quale è stato costruito incoerentemente un condominio (denominato appunto Residence molino degli Stagni)».
Risalendo il corso del canale, incrociamo via Velmore Davoli che viene sottopassata con un ampio tubo in cemento; proseguiamo, sempre in direzione sud, percorrendo una pista ciclopedonale che costeggia il canale. Si nota qui, sulla destra, la casa circondariale-carceri di via Settembrini, fino ad arrivare ad intersecare via Osvaldo Piacentini, che viene sottopassata, dopo una leggera ansa, la cancellata delle carceri. Il canale prosegue arrivando a Due Maestà; dopo circa trecento metri dall’incrocio-rotonda con via Anna Frank, con una svolta a sinistra, sottopassa la strada per Scandiano, dirigendosi nei campi in direzione sud-est. A lato di Fogliano, il canale incontra il Rodano e percorre un tratto parallelo alla ferrovia Reggio-Sassuolo, inoltrandosi poi verso Sabbione «dove alimentava, fino a diversi decenni or sono, l’importante mulino Armani».
Si arriva così nella zona di Fellegara all’incrocio con il Tresinaro. Continuando a salire controcorrente, si giunge a Casalgrande (ai Boglioni), Qui il canale, deviando, va verso la Veggia e a Castellarano, dove ha origine, c’è il fiume Secchia.
(Tutte le informazioni, i virgolettati e le foto sono tratti G. Romani, Duecento anni del Canale di Secchia Il Buco del Signore-Reggio Emilia, RS-Ricerche Storiche 118/2014; per chi poi volesse ulteriormente approfondire segnaliamo M.A Ferretti, G. Iori, Antologia della mostra permanente: Il Canale di Secchia. Storie ed usi dal medioevo all’età contemporanea, RS-Ricerche Storiche 93/2002. I pannelli erano collocati lungo il Canale di Secchia da via Maiella a centro sociale Buco Magico, ora non più consultabili).
01) Nell’immagine degli anni ‘20 è visibile il canale che sottopassa il bastione nello stesso punto dell’attuale lamiera di copertura della vasca.
(g.b.)
