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“I nostri viaggi in tram”, stavolta con minaccia: ‘Cancella il video’, e ci strappa il cellulare
Alla fermata del tram al Santa Maria Nuova, aspettiamo che ne passi uno per andare verso il centro. Sono le 19.20 non del 38 luglio ma del 17 luglio, venerdì. L’afa era scoppiata comunque. Prendiamo il 7, direzione Pianella (Cavriago). Poltrone imbottite. Diverse persone di tutto il mondo, o quasi. Viaggiare in tram si respira l’universalismo e si saluta il provincialismo solipsistico. Forse l’unico autoctono, “testa quadra” era il vostro flâneur tranviario. Ma questo è un dettaglio. Percorriamo viale Risorgimento fino alla circonvallazione; attraversiamo piazzale Tricolore.
«Prossima fermata stazione» annuncia la voce elettronica del tutto simile a quella di Hal 9000, il computer ribelle di “2001 Odissea nello spazio”». Su viale IV novembre accendo come al solito lo smartphone, e inizio a videare. Tutto tranquillo. Fissare in immagini gli stessi luoghi in giorni e orari diversi è immaginarsi un palcoscenico dove a cambiare sono solo gli attori, cioè le persone che passano sempre sullo stesso sfondo, finché forse non cambierà esso stesso. Le città sono dei palinsesti. Arriviamo in stazione, piazzale Marconi. Qui il ricambio di passeggeri è più numeroso. Ripartiamo e imbocchiamo via Eritrea.
Poco dopo, il tram ha un paio di frenate brusche. Guardo e vedo una schiena spuntare dal poco distante dal vetro anteriore, sulla destra dell’autista, che attraversa la strada e raggiunge il marciapiede. Il tram riparte. Sullo stesso marciapiede destro un uomo corre verso via Dante. Un altro si guarda indietro, camminando svelto, e con il braccio teso e l’indice puntato indica qualcosa che non riesco a vedere. Lo seguo per un attimo dal finestrino. Il tram si ferma. Cerco di riprendere dalla mia postazione, ma è troppo defilata rispetto alla porta anteriore. La scena che aveva attratto la mia curiosità esce dalla mia visuale. Intanto salgono alcuni ragazzi, uno dei quali si fionda verso di me «Cancella il video», mi urla e mi strappa il cellulare dalle mani, ma non si allontana, se non di un passo. Lo riacchiappo. «Non ti azzardare mai più», gli dico. Lui si scusa. e si siede di fronte a me. «Cancella il video», ripete. Gli vengo incontro. Lo cancello, lui c’era, il resto no.