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Venire dal Marocco per morire a 41 anni in un garage di via Turri
Venire dal Marocco per morire in un garage di via Turri, a 41 anni.
Una donna, con cittadinanza italiana, la cui famiglia ha lasciato il Paese d’origine nella speranza di trovare una nuova vita e un futuro migliore, e invece è morta da sola, senza affetti, tra la sporcizia e il degrado di via Turri, nel quartiere della stazione storica di Reggio Emilia.
L’hanno trovata in una di quelle cantine dove ormai neppure i residenti si attentano più ad andare per la paura di quel che ci si può trovare davanti.
Interi condomini i cui sotterranei sono diventati un disperato ricovero per vagabondi e gente senza niente, spogliata anche della propria dignità, sfamata per la strada da associazioni di volontari generosi, e poi costretta a tornare nelle catacombe di un sottomondo.
Ricordiamo che già 20 anni fa per un fatto di sangue, come cronisti, entrammo in un palazzo di via Turri, la polizia faceva fatica a indagare perché non trovò nessuno che parlava italiano e sapesse raccontare come erano andate le cose.
Ci si augura che qualcuno che governa la cosa pubblica sappia davvero e abbia la conoscenza per censimento di chi sono le donne e gli uomini che vivono nelle zone considerate degradate della città. E soprattutto ci si augura che quello della donna costretta vivere e poi morire in una cantina sia un caso isolato, anche se non ne siamo affatto sicuri.
E’ una storia triste di inclusione nella marginalità e non degna di un mondo civile. Non devono accadere fatti del genere in una città che si adopera e si considera all’avanguardia per l’accoglienza come Reggio Emilia.
(sr)