Il novellarese Naborre Campanini è stato, forse, l’intellettuale e studioso della storia locale che ha più profondamente inciso nella cultura reggiana. Nel corso dei suoi 75 anni di vita ha ricoperto numerosi e importanti incarichi nelle istituzioni culturali di Reggio Emilia, distinguendosi sempre per competenza, originalità, creatività e attenzione alle giovani generazioni. L’elenco preciso delle cariche ricoperte, ma soprattutto quello delle sue iniziative e realizzazioni necessiterebbe di un intero volume, e forse non basterebbe.
Il nome Naborre, piuttosto insolito, prese origine dall’antico babilonese “Nabor”, che significa amico di Nebo, una divinità protettrice dell’arte dello scrivere. Mai nome, in effetti, fu più azzeccato per una personalità come la sua, che studiò e scrisse per tutta la vita.
Naborre visse a lungo a Reggio ospite in casa dei conti Palazzi Trivelli, forse amici di famiglia, scrivendo tra l’altro una biografia della contessa Leocadia Palazzi Trivelli, mecenate e amica di Giuseppe Verdi, Giovanni Pascoli e Giosuè Carducci.Per comprendere il valore della sua opera è sufficiente ricordare le principali cariche da lui rivestite: Direttore per 35 anni dei Musei (1880-1925), Presidente della Deputazione reggiana di storia patria, assessore comunale nel 1887, fondatore del museo, oggi a lui intitolato, di Canossa, iniziatore con il conte Corrado Palazzi Trivelli del Museo del Risorgimento, promotore di importanti scavi archeologici, insegnante. Sotto la sua direzione i Musei civici furono riorganizzati, ammodernati, videro aggiunte nuove sale espositive e la creazione della preziosa galleria dei marmi.

Schivo di carattere, assertivo nelle decisioni, gentile ma severo con gli allievi, rinunciò più volte a prestigiosi incarichi nazionali, optando a incentivare lo sviluppo storico-scientifico della sua terra. Non si trattò di isolamento, anzi le sue opere valicarono i confini provinciali tanto da attrarre l’attenzione dei più insigni intellettuali d’Italia, primo fra tutti Giosuè Carducci. La stima e l’amicizia che li legarono, portò proprio Campanini a invitare il poeta bolognese a tenere, nel 1879, il discorso celebrativo per il centenario del Tricolore. Lui stesso d’altra parte compose rime, diresse giornali, pronunciò discorsi, scrisse saggi di Storia e si distinse anche come critico d’arte. Come ammise lo stesso Carducci, Campanini rappresentò il cuore della cultura reggiana tra Ottocento e Novecento. Fra gli amici reggiani più cari figurano Camillo Prampolini e il sindaco socialista di Reggio Luigi Roversi, i pittori Gaetano Chierici, Cirillo Manicardi, Riccardo Secchi, Augusto Mussini e Giovanni Costetti.

Morì probabilmente per insufficienza renale il 13 settembre 1925, all’età di 75 anni, a Reggio Emilia ed è stato sepolto nella tomba di famiglia del cimitero monumentale della città. Secondo le sue ultime volontà non ci furono discorsi, insegne o testimonianze. Solo i famigliari seguirono il corteo.
Tutti i giornali nazionali e locali naturalmente misero in risalto la triste notizia. Anche La Giustizia settimanale volle pubblicare il giorno 20-09-25 un commosso articolo a firma di Giovanni Zibordi, per ricordarne la complessa figura di studioso, di sincero democratico, ma soprattutto per sottolineare l’amore per la sua terra e il ricco lascito di opere e di testimonianze storiche, che volle donare ai reggiani.
Nell’immagine di copertina Naborre Campanini, foto di Roberto Sevardi (1865-1940).

Fabrizio Montanari, nato a Reggio Emilia, è giornalista pubblicista e scrittore. Collabora con diversi giornali e riviste storiche. E’ autore di numerosi libri sulla storia del movimento socialista e libertario italiano.
