La sorte di Benito Mussolini poteva essere decisa a Bruxelles la sera del 19 marzo 1931. La storia d’Italia e quella del mondo sarebbe, forse, cambiata se fosse stato realizzato il sogno di un giovane minatore piemontese. Appena un mese prima il Duce era sfuggito al mancato attentato dell’anarchico Michele Schirru, e già c’era chi si proponeva per vendicare il libertario sardo e portare a termine il suo piano.
Ritentare l’impresa era sicuramente un azzardo e – considerati i precedenti, Schirru era stato fucilato – occorreva preparare tutto con cura e non tralasciare alcun particolare.
Occorrevano un volontario abile e coraggioso, i mezzi economici e una rete di sostegno politico. A questo pensò il reggiano Vittorio Cantarelli, il fiduciario degli anarchici italiani in Belgio e segretario del Soccorso rosso internazionale.
Vittorio era un uomo di cinquantuno anni, magro, alto circa un metro e settanta, dai capelli castani e una gran capacità organizzativa. Calzolaio di mestiere, era conosciuto e stimato da tutto il movimento anarchico italiano e internazionale. Era lui l’anima del numeroso gruppo d’antifascisti residenti in Belgio.
La vicenda che lo avrebbe reso, suo malgrado, famoso iniziò, dunque, quasi per caso al termine della riunione che Cantarelli aveva convocato in un albergo della Gran Place per raccogliere fondi a favore di due compagni espulsi dal Belgio: Giuseppe Pezzoli e Giovanni Angiolino. All’ora stabilita erano convenuti i delegati delle diverse aree minerarie belghe: Angelo Borrillo, Arturo Baiocchi, Virgilio Gozzoli, Vittorio Gazzu, Amilcare Batini, Ernesto Gregori, Pierino Zocco e Angelo Sbardellotto. Proprio quest’ultimo, un giovane minatore bellunese di venticinque anni, non appena vide circolare le foto-ricordo dello sfortunato Schirru confidò a Cantarelli d’essere pronto e deciso a ritentare l’impresa. Angelo sapeva perfettamente di offrirsi per un’impresa disperata, ma era ciò che in cuor suo più desiderava fare. Dopo essersi assicurato delle reali intenzioni del giovane e avergli ricordato i gravi pericoli che inevitabilmente avrebbe dovuto affrontare, Cantarelli lo invitò a tenersi pronto per ulteriori incontri.
La fitta rete di rapporti personali e politici intessuti in oltre dieci anni d’esilio, la perfetta conoscenza dell’ambiente antifascista presente in Europa permisero a Cantarelli di predisporre nei mesi successivi quanto necessario per realizzare l’operazione.
Nato a Castelnovo di Sotto (RE) il 16 ottobre 1882 da Giuseppe e Maria Tagliavini, Vittorio Cantarelli all’età di sei anni si era trasferito, al seguito della famiglia, a La Spezia, dove il padre aveva trovato lavoro. Dovendo concorrere anche lui al sostentamento della famiglia, aveva abbandonato gli studi dopo le scuole elementari e aveva trovato lavoro come apprendista presso un calzolaio. La Prefettura di Genova lo aveva schedato come appartenente alla locale Lega dei calzolai e come “Attentatore pericoloso”.
Seguendo il suo istintivo desiderio di giustizia e di libertà, si era accostato, ancora giovanissimo, agli ambienti anarchici locali che avevano in Pasquale Binazzi la loro più autorevole guida. Attorno alla redazione de Il Libertario, il giornale che Binazzi e sua moglie Zelmira Peroni avevano fondato nel 1903, era cresciuto un consistente e combattivo gruppo libertario che guidava le lotte sociali della regione. Per avere un’idea della consistenza degli aderenti ai circoli libertari è sufficiente ricordare che secondo una stima della polizia e del Ministero degli interni gli anarchici spezzini all’inizio del secolo superavano le trecento unità.
Le sue innate capacità organizzative lo portarono già nel maggio del 1905 e fino a settembre del 1908, a diventare gerente del prestigioso giornale spezzino. Solo nel 1917, dopo alterne vicende, il giornale cessò le pubblicazioni, non prima comunque d’aver formato un’intera generazione di giovani libertari ed essersi fatto apprezzare anche oltre i confini d’Italia.

Con l’attività politica vennero però anche le prime prevedibili persecuzioni. Nel 1909, infatti, Cantarelli fu condannato a dieci mesi di reclusione e alla multa di mille lire per reato di diffamazione a mezzo stampa. La querela era stata promossa dal sacerdote Giovanni Ginocchio, acerrimo nemico degli anarchici.
A quel punto per sottrarsi alla condanna e alla sorveglianza della polizia, nel gennaio del 1910 decise di lasciare l’Italia, recandosi prima a Nizza, poi a Lione e infine a Parigi. Nella capitale francese abitò per diversi anni in un piccolo appartamento di Rue d’Esposition con la bella Cristina Bianciotto, di 26 anni, originaria di Cantalupo (PG).
Dopo sette anni di volontario esilio, nel 1917, pensò di ritornare a La Spezia dove venne di nuovo sottoposto ad una stretta sorveglianza da parte della polizia, che continuava a considerarlo un pericolo sovversivo. Dal 1919 fece parte del gruppo dirigente dell’USI (Unione sindacale italiana) spezzina, distinguendosi nelle lotte per il caro viveri e in quelle per l’occupazione delle fabbriche. Nel marzo del 1922 partecipò a Roma al IV Congresso nazionale dell’USI come rappresentante della sezione di La Spezia. Ma la situazione politica nazionale andava progressivamente deteriorandosi e per un sovversivo come lui non restavano molte strade per evitare il carcere.
Nel settembre del 1922, con il fascismo ormai al potere, decise, dunque, di riprendere definitivamente la via dell’esilio. A Parigi con Fedeli, Vezzani, Gozzoli, D’Arcola (Tintino Persio Rasi) e Borghi, nell’ottobre del 1924, firmò per il “Comitato di Alleanza Libertaria” la convocazione di un convegno di tutte forze libertarie emigrate in Francia. Nel settembre 1925 partecipò a Parigi al convegno dell’USI in esilio in rappresentanza dei compagni di La Spezia. In quell’occasione i due reggiani presenti, Cantarelli e Torquato Gobbi, votarono mozioni diverse. Cantarelli in particolare si espresse per il mantenimento dell’autonomia dell’USI rispetto alle altre organizzazioni sindacali, così come suggerito dal segretario nazionale Armando Borghi.

Poi, nel 1926, iniziarono le espulsioni da diversi paesi europei che lo portarono prima a Zurigo, poi di nuovo in Francia e, infine, dopo l’ennesimo arresto, in Belgio, dove trovò lavoro presso il calzolaio spagnolo e compagno di fede politica Sotero Peralta. Stabilitosi, dunque, definitivamente a Bruxelles, la casa di Cantarelli divenne subito un punto di ritrovo importante per molti antifascisti anche di orientamento non anarchico.
Gli emissari della polizia politica fascista segnalarono al Ministero dell’interno la sua presenza in diverse manifestazioni e comizi antifascisti. Il 19 giugno 1927, ad esempio, prese parte a Esch sur Alzette (Lussemburgo) ad una manifestazione di protesta per la condanna di Sacco e Vanzetti, prendendo la parola e inveendo contro la giustizia americana. Per la violenza del suo linguaggio gli fu proibito di rientrare in Lussemburgo. In settembre partecipò al comizio presso la Casa dei Tranvieri di Bruxelles contro l’arrivo della “American Legion”.
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Fabrizio Montanari, nato a Reggio Emilia, è giornalista pubblicista e scrittore. Collabora con diversi giornali e riviste storiche. E’ autore di numerosi libri sulla storia del movimento socialista e libertario italiano.
