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L’opposizione del giorno dopo, con puntualità fuori tempo massimo
di Giacomo Scillia
Ogni tanto, con una puntualità rigorosamente fuori tempo massimo, l’opposizione reggiana si sveglia e scopre qualcosa. Peccato che si tratti quasi sempre di problemi che i cittadini denunciano da anni e che persino il comitato della briscola del bar aveva individuato almeno dieci anni prima.
Adesso la folgorazione: il Pronto soccorso è insicuro e servirebbe un presidio di polizia. Davvero una scoperta sconvolgente. Complimenti per l’attenzione, la prontezza e soprattutto per la velocità di reazione. Nel frattempo infermieri, medici e operatori sanitari sono stati insultati, minacciati, spintonati e aggrediti. Ma la politica, evidentemente, aveva altro da fare.
Per comprendere che un luogo delicato come il Pronto soccorso necessiti di sicurezza non servivano commissioni, convegni o consulenze. Bastava ascoltare chi ci lavora, parlare con i cittadini oppure trascorrere qualche ora in quelle sale d’attesa. Bastava aprire gli occhi. Evidentemente, però, anche questa semplice operazione è diventata troppo impegnativa per una certa politica locale.
Poi accade l’ennesima aggressione, la notizia finisce sui giornali e improvvisamente parte la solita gara delle dichiarazioni. Tutti indignati, tutti preoccupati, tutti pronti a chiedere “misure urgenti”. Urgenti dopo anni di silenzio. Urgenti quando il problema è già esploso. Urgenti soltanto perché c’è un titolo sul giornale sul quale salire.
È questa la grande opposizione reggiana? Quella che arriva regolarmente dopo i cittadini, dopo i lavoratori e persino dopo i frequentatori del bar? Un’opposizione degna di questo nome dovrebbe anticipare i problemi, controllare, denunciare, incalzare chi amministra e costringerlo ad agire. Non limitarsi a commentare i fatti quando ormai sono sotto gli occhi di tutti.
Certo, la responsabilità principale appartiene a chi governa e a chi, per troppo tempo, ha lasciato degenerare la situazione. Ma anche un’opposizione debole, tardiva e intermittente ha le proprie responsabilità. Se chi amministra dorme e chi dovrebbe controllarlo sonnecchia, a pagare sono sempre i cittadini e, in questo caso, gli operatori sanitari lasciati in prima linea senza un’adeguata protezione.
La sicurezza negli ospedali non è materiale per una passerella politica. Non si difende un’infermiera aggredita con un comunicato stampa pubblicato il giorno dopo. Servono un presidio reale, personale preparato, strumenti di prevenzione e una presenza delle forze dell’ordine organizzata in modo serio. Servono fatti, non la consueta solidarietà a comando.
Reggio Emilia è diventata la città delle scoperte tardive: ci si accorge del degrado quando è ormai diffuso, dell’insicurezza quando qualcuno viene aggredito, dei negozi che chiudono quando le serrande sono già abbassate e dei quartieri abbandonati quando i residenti hanno smesso perfino di protestare.
E l’opposizione? Ogni tanto esce dal letargo, legge il giornale, scopre l’acqua calda e pretende anche l’applauso.
Che politici straordinariamente bravi, vigili e attenti: riescono sempre a capire ciò che accade. Peccato soltanto che lo capiscano dieci anni dopo tutti gli altri.
Giacomo Scillia, per 20 anni segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.